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America senza rivali?

La teoria più famosa sulle relazioni internazionali è l’equilibrio di potenza. Essa sostiene che se uno stato si rafforza troppo, nascerà per forza una coalizione di stati più deboli controbilancianti. Perché la teoria dell’equilibrio non si applica al caso degli USA oggi, visto che è ancora uno dei migliori strumenti analitici di politica? Gli USA hanno forse qualcosa di speciale? Ikenberry sostiene che sia così, unendo due teorie: quella realista (per cui gli USA dopo la II Guerra Mondiale hanno messo in piedi un sistema di alleanze per bilanciare l’URSS) e quella liberale (misero in piedi un sistema di governance internazionale che assicurava un’equa distribuzione di beni pubblici, come libero mercato e stabilità monetaria, necessari per lo sviluppo dei paesi alleati). In cambio dell’accettazione della loro leadership diedero vita ad un network istituzionale limitativo del loro potere. Il carattere liberale dell’egemonia degli USA dava stabilità alle alleanze perché rassicurava gli alleati contro due rischi: l’abbandono e la dominazione. Per Ikenberry “l’ordine egemonico aperto” è durato anche dopo la guerra fredda perché la sua istituzionalizzazione ha reso conveniente per tutti mantenere lo status quo e perché è coerente con le forze più profonde della modernizzazione e della globalizzazione. Per Ikenberry la natura della società americana e le caratteristiche di governo internazionale da loro create, hanno cambiato radicalmente la politica internazionale e per questo la teoria dell’equilibrio non è più valida. Che cosa può distruggere l’ordine egemonico aperto?
una crisi economica mondiale devastante;
l’affermazione in USA di una vincente coalizione elettorale non più disposta a sostenere l’onere economico e non della leadership internazionale;
che venga meno la tradizionale moderazione strategica. Il progetto neoimperiale dei neoconservatori provocherebbe un indebolimento dell’America anziché un suo rafforzamento.
Per Panebianco un difetto dell’interpretazione di Ikenberry è una sottovalutazione delle molte difficoltà che l’ordine egemonico aperto ha incontrato nel passato (De Gaulle, la guerra in Vietnam, la politica di Reagan).
Inoltre egli dimentica che è impossibile che una leadership di neoconservatori prenda totalmente il potere perché il sistema politico americano è altamente pluralistico e frammentato e ci sono notevoli meccanismi di checks and balances. Molto dipenderà dalla stabilizzazione in Iraq: se sarà un fallimento l’ordine ne uscirà scricchiolante. Inoltre bisogna ricordare che per i liberali e anche per Ikenberry, quanto più si allarga l’area di diffusione delle democrazie liberali nel mondo tanto più si rafforza l’ordine egemonico aperto, riducendo lo spazio per la politica di potenza e dunque per la tradizionale teoria dell’equilibrio.
Tratto da AMERICA SENZA RIVALI? di Giulia Dakli
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