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Audiometria vocale


L’audiometria vocale è indispensabile per la valutazione della menomazione sociale dell’individuo ipoacusico, consente di stabilire l’intelligibilità della parola e il suo riconoscimento come stimolo sonoro dotato di significato (non solo la percezione sonora dell’orecchio ma anche l’elaborazione dello stimolo sonoro dal nervo uditivo fino a livello corticale). Quindi, se nell’audiometria tonale si utilizzano suoni puri, qui si usano parole vere e proprie utilizzando delle cuffie che vengono messe al paziente (in cabina insonorizzata) e attraverso queste vengono dette 10 parole (di solito bisillabiche) per ogni frequenza, che il paziente deve riconoscere e ripetere.
 
L’audiogramma vocale che si ottiene è una curva e ci permette di valutare tre parametri, tre soglie: la (1) soglia di detezione cioè quel livello di intensità per cui è possibile avvertire una sensazione sonora, senza riconoscere e quindi poter ripetere la parola (0% intelligibilità, bastano 0 dB); (2) soglia di percezione cioè quel livello di intensità per cui il soggetto riconosce e ripete il 50% delle parole inviate (50% intelligibilità, almeno 10-20 dB); la (3) soglia di intellezione cioè il livello di intensità per cui è possibile riconoscere il 100% delle parole inviate (almeno 30-40 dB). 

Nella sordità di trasmissione il deficit uditivo è qualitativo e il tracciato è parallelo alla curva normale (curva essetalica), rispettando forma e inclinazione, quindi è un tipo A. Nelle ipoacusie di trasmissione il tracciato è spostato verso destra, e dovrò usare intensità superiori perché il paziente raggiunga la terza soglia. Nelle ipoacusie neurosensoriali la curva assume un andamento inclinato verso destra e a volte non si raggiunge la soglia di intellezione; il tipo B è  più inclinato soprattutto per le intensità maggiori; il tipo C invece presenta il fenomeno di crossover, cioè curva verso il basso dopo una certa intensità; questo avviene per esempio in caso di ipoacusia cocleare con recruitment, perché aumentando l’intensità dello stimolo, l’intellegibilità diminuisce. 

L'audiometria vocale è molto importante per esempio nel caso di neuropatia uditiva perché c’è una forte differenza con quella tonale, che può risultare buona ma comunque manca la discriminazione vocale e uditiva e il paziente non comprende quello che gli viene detto, anche se sente la presenza del suono.

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Oltre all’audiometria esistono anche delle prove sensibilizzate, o test psico-acustici fatti con voce distorta (intellegibilità normale del 60-80%), interrotta (40 dB sopra alla soglia intellegibilità 100%), e accelerata (aumento di 10 dB con intellegibilità del 100%). Nella pratica clinica sono poco utilizzate, di solito si utilizza voce normale.

Tratto da AUDIOLOGIA di Andrea Panepinto
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