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Storia dell’istituzione museale


La storia dell’istituzione museale si può suddividere in due momenti significativi:
• Il fenomeno del collezionismo.
• Il museo moderno.

Il fenomeno del collezionismo inizia nello stesso periodo in cui viene attestata per la prima volta il termine “museo”, quindi in epoca ellenistica.

Con la conquista della Magna Grecia e la nascita dell’Impero Romano, la storia del collezionismo si sposta inevitabilmente a Roma, dove riscuote particolare successo almeno fino all’epoca di Nerone.
Le statue greche vanno a costituire un vero e proprio traffico e cominciano ad essere riprodotte.
In epoca romana si hanno anche i primi cenni normativi relativi alla tutela: il diritto romano prevedeva infatti che le statue collocate in luoghi pubblici fossero inamovibili, in virtù della loro fruizione pubblica.

In epoca medievale, le opere d’arte sono prevalentemente fruibili soltanto nei luoghi ecclesiastici, mentre alla fine del Medioevo si affermano due tipologie di collezionismo:
• le collezioni generaliste, come quella del duca di Berry, legate al prestigio sociale del proprietario.
• Le collezioni con funzioni specialiste, legate all’approfondimento culturale o allo studio. Tra le più famose, la Collezione Numismatica di Petrarca.

Le collezioni di Petrarca e di Berry preludono a due diverse tipologie collezionistiche, ovvero quella dello studiolo e quella della Wunderkammer.

Uno degli studioli più significativi fu quello di Isabella d’Este, per la cui costruzione contribuirono i più grandi artisti del periodo, tra cui Andrea Mantegna.

Nel 1461, Papa Sisto IV dona al popolo romano una serie di statue legate alla storia della città, che verranno esposte in Campidoglio e andranno così a formare il primo nucleo dei Musei Capitolini.

Nel 1609, per volontà del cardinale Federico Borromeo, a Milano viene aperto il complesso dell’Ambrosiana, che comprendeva la biblioteca, la pinacoteca e l’Accademia del disegno, allo scopo di “essere utile ai giovani”.
In questo periodo si comincia così a comprendere l’importanza che le collezioni d’arte potevano ricoprire nel processo di formazione e di educazione dei giovani.

Poco tempo dopo, in Italia e in Francia si diffonde la tipologia della galleria.
In Italia la più significativa sarà la Galleria degli Uffizi, fatta costruire da Francesco I de’ Medici sul complesso degli Uffizi vasariani, nati come luogo di gestione dell’amministrazione. Gli Uffizi vasariani vengono dunque dotati di uno spazio utile per ospitare le collezioni d’arte di Francesco I e, accanto al percorso dedicato ad esse, viene costruire la Tribuna.

La Tribuna era uno spazio circolare all’interno di cui le opere d’arte erano ordinate in maniera densa, allo scopo di occupare tutto lo spazio disponibile, e che assumeva allo stesso tempo il ruolo di opera d’arte e di luogo di conservazione delle collezioni. In epoca moderna, le opere al suo interno sono ordinate secondo una concezione moderna del museo, quindi rispettando lo spazio vitale e l’autonomia di ciascuna di esse.

Nel 1737, Anna Maria Ludovica, ultima discendente dei Medici, dona le raccolte ai Lorena, a condizione che queste non venissero spostate dalla capitale e dal granducato: stabilisce quindi il legame tra le collezioni e il luogo in cui queste sono nate e si sono formate. Anna Maria Ludovica indica poi come finalità delle collezioni quella di ornare lo Stato, quella di essere utile al pubblico e quella di suscitare la curiosità dei forestieri. Il pubblico, dunque, non è più necessariamente fiorentino, ma può provenire anche da altri luoghi.

Nel 1769, il granduca Pietro Leopoldo, il più sensibile in campo artistico tra i Lorena, apre gli Uffizi al pubblico.   

Tratto da MUSEOLOGIA di Roberta Carta
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