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La Jetée : la voce off, on


Si presuppone che il commentaire sia fuori dal tempo della narrazione poiché conosce la storia e non vi prende parte. E' una sorta di master of puppets come la voce ("non voce" visto che il film è muto) narrante di "La folla" di K.Vidor. A differenza di quest'ultima però non infierisce sui personaggi, piuttosto ne narra le gesta e trae degli spunti che non esita ad esporre dall'alto della sua onniscienza. Non ha un carattere superbo, ma le sue affermazioni sono decise e consapevolmente pessimiste: "rien ne distingue pas les souvenirs des autres moments: ce n'est que plus tard qu'ils se font reconnaitre a leur cicatrices".
D’altro canto non potrebbe essere altrimenti considerato il fatto che il film affronta (tra gli altri temi ricorrenti in Marker) il tema della "sindrome del day-after". Una triste visione, o chissà, previsione del futuro post-nucleare, in un periodo storico dove il problema del nucleare era attuale (ma lo è anche oggi) e non faceva presagire niente di buono.
Senza il supporto narrativo del commentaire, La Jetée sarebbe incomprensibile, un collage di fotografie (peraltro bellissime, è innegabile) alle quali manca la vita. Si può affermare che il commento sia l'anima di questo film, la colla che ne tiene uniti i pezzi. Il commento è l'anima e le immagini sono il corpo del film, sempre che sia ammissibile donargli fisicità.. Inoltre le immagini godono di un supporto musicale di Trevor Duncan e "Le liturgie russe du samedi sant". Nella sequenza che si è presupposto fosse onirica, le immagini in movimento sono sottolineate da un cinguettio di uccelli che va in crescendo. Parole, musica e rumori accompagnano le immagini per tutta la durata del film e contribuiscono alla sua riuscita. Sono essenziali.
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