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Il futuro del lavoro, i lavori del futuro


Il futuro del lavoro
: c’è molto allarmismo dovuto alla quarta rivoluzione industriale, distruzione e creazioni dei posti di lavoro (macchine intese come robot) e impatto sull’organizzazione delle imprese.

I lavori del futuro: Dipendono dai fattori del cambiamento, troveremo lavori più “polarizzati”, lavori più “automatizzati”, settori in espansione e settori in contrazione.
La transizione in questo futuro, bisogna affrontarlo partendo dal presente: Capacità (skills), Conoscenze (Knowledge), Abilità.
La società non deve tralasciare nessuno, perché ne va del benessere di tutti, non tralasciare nessuno implica essere in grado di fare quello che fanno i tedeschi, se perdi il lavoro in Germania ti danno un sussidio ma al contempo di aiutano a cercare altro lavoro lì in Germania.
La storia ci dice che abbiamo sempre avuto delle rivoluzioni che hanno sempre ridotto del lavoro per alcuni settori, ma ogni rivoluzione ha implicato un alleggerimento della fatica del lavoro, l’impatto delle innovazioni e di queste rivoluzioni non è stato catastrofico, affermare che il progresso tecnologico riduce i posti di lavoro è antistorico, la tecnologia crea nuovi bisogni opportunità e quindi nuovo lavoro, ma non lo fa in maniera continua.
Ogni rivoluzione genera una discontinuità.

McKinsey (società di consulenza) → secondo un loro rapporto le quattro direttrici lungo cui si svilupperanno le nuove tecnologie digitali sono:
• L’utilizzo dei dati e la potenza di calcolo e la connettività (Big Data, Open data ecc.),
• Gli Analitycs,
• L’interazione tra uomo e macchina,
• Passaggio dal digitale al reale (manifattura additiva, stampa 3d, robotica ecc.).

Negli ultimi anni gli investimenti sono esplosi in questi settori (ad esempio advanced manufactoring solution, additive manufacturing, augmented reality, simulation, industrial internet), cloud, Cyber security, big data and analytics
Industria 4.0 → tecnologie abilitanti

Rimane il fatto che nel breve periodo l’innovazione tecnologica distrugge posti di lavoro, si prevede che tra il 2015 e il 2020 si perderanno 5 milioni di posti di lavoro.
L’allarmismo è giustificato nel Breve-Medio periodo ma non nel lungo, la quarta rivoluzione industriale somma i suoi effetti a quelli de:
1. La globalizzazione (esempio tessile spostato da Italia a Cina)
2. I bassi tassi di occupazione (soprattutto femminili e giovanili)
3. I giovani che non lavorano, non studiano, non seguono corsi di formazione (Neet)
4. L’allungamento della speranza di vita e quindi nell’età pensionabile
5. Le migrazioni

I driver del cambiamento sono di natura demografica, il lavoro cambia perché diventa più flessibile, se riparte in qualche modo il circuito reddito spesa i posti di lavoro possono trasformarsi da instabili a stabili, se alle imprese non si danno certezze non assumano (esperienze vissute da altri paesi, se ti obbligo ad assumere solo in maniera stabile, l’impresa spesso non assume, perché se non posso licenziarti non ti assumo).
Un fattore che cambierà il mondo è la classe media (che in Italia è morta, a ma che si sta sviluppando in alcuni paesi), i cambiamenti climatici saranno fattori di cambiamento. I posti di lavoro cambieranno quindi per diversi fattori di diversa natura il Future of Jobs Survey, World Economic Forum ci da questi dati.

Le nuove tecnologie non hanno esplicitato le loro nuove potenzialità sul mercato del lavoro, ancora bisogna vedere e quindi tenerne conto, il futuro è drammaticamente incerto (si stima che il 65% dei bambini che oggi iniziano la scuola elementare svolgeranno professioni che attualmente non esistono). Bisogna che diventiamo più elastici e più adattabili al cambiamento. Posizioni professionali molto polarizzate, grafico che mostra e cosa cambia in termini di domanda di posizioni a basso contenuto/skill. Questo grafico ci dice che gli skill medi e la sua domanda è destinata a ridursi fortemente in tutti i paesi, in futuro aumenterà la domanda di skill elevati o di skill bassi, questo comporta a una polarizzazione delle skill.

Tratto da ECONOMIA DEL CAPITALE UMANO di Mattia Fontana
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