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Il rendimento dell’investimento in istruzione


L’Italia investe in istruzione il 3,8% del proprio Pil.

• Gli individui vanno a scuola per convenienza economica e, se si osservano comportamenti differenziati, questi possono dipendere dalla condizione economica della famiglia e dal talento dell’individuo → Questa convenienza è reale?
• Il rendimento di un investimento è pari al tasso di sconto che eguaglia il valore scontato dei profitti futuri al costo di acquisto corrente.
• I rendimenti futuri sono quelli che interessano non quelli presenti, poiché devo decidere oggi su un qualcosa che avrà esito tra x anni, devo sapere quanto mi rende questo investimento, andando a vedere il reddito futuro.
• È necessario conoscere il flusso dei guadagni futuri

Guardando alla distribuzione delle retribuzioni correnti in una popolazione, ciascun individuo è in grado di determinare il rendimento atteso associato al conseguimento di un determinato titolo di studio (lo studio econometrico consiste di andare a vedere il legale delle retribuzioni future con quelle presenti perché le retribuzioni futuri rispecchiano “in maniera parziale” quelle future)
• Hp → due periodi di tempo
• Un individuo che non acquista istruzione guadagna w1 in entrambi i periodi
• Un individuo che studia nel primo periodo e lavora nel secondo, nel primo periodo sostiene un costo diretto Y (più il mancato guadagno w1), nel secondo periodo avrà un guadagno w2.
Il primo individuo guadagnerà w1 in base all’investimento del capitale umano che avrà fatto fino a quel momento, l’alternativa è quella di studiare nel primo periodo il guadagno quindi sarà negativo (costi diretti + mancato guadagno, somma dei due rettangoli nel grafico), investendo in istruzioni ha un guadagno in produttività portandolo in un secondo periodo ad avere un guadagno di w2. L’individuo andrà ad investire nell’istruzione se e solo se w2 gli permette sia di coprire i costi sostenuti e se il guadagno è maggiore del guadagno w1 ( modello di Becker).

Calcolo del rendimento

Come si calcola il rendimento interno associato a questa scelta?
Si calcola prima il Valore presente scontato del reddito futuro (VPS)   ( β= tasso di rendimento). La prima frazione è il guadagno netto attualizzato.
Il tasso di rendimento è il tasso di sconto in corrispondenza del quale VPS=0 ovvero il tasso che rende uguale le due scelte (studiare e non studiare)
lo calcolo ponendo VPS=0, lo calcolo in questo modo perché voglio vedere quale mi rende di più, se il tasso di rendimento dell’istruzione è più alto di quanto mi rendono i bot studio sennò investo in bot. L’individuo va nella direzione in cui le risorse che ho a disposizione hanno un rendimento maggiore.

È un ragionamento che potrebbe fare anche una famiglia, decidendo se gli conviene investire nell’istruzione del figlio o investirli in un immobile. Questo tasso permette quindi di andare a verificare quale investimento è “migliore” per l’individuo andando a confrontare i diversi rendimenti delle diverse attività che può fare.
β è tanto più elevato quanto:
1) Maggiore è il differenziale retributivo (w2-w1),
2) minori sono i costi di acquisizione dell’istruzione γ
• Nella realtà gli anni di studio sono più di 1 e la vita lavorativa è formata da un numero elevato di periodi.
Questo comporta che il livello di istruzione non può essere attualizzato, la ricerca scientifica odierna cerca di capire che anche se non si è concluso un ciclo scolastico questo incida sulla retribuzione.
• Gli economisti inferiscono i rendimenti dell’istruzione dalla stima di β nell’equazione seguente:
(a sinistra ci sono i rendimenti e a destra i fattori che influiscono sui rendimenti)
β è pertanto il rendimento associato ad un anno di istruzione
• La differenza % tra i redditi di due individui è proporzionale al numero di anni dedicati all’istruzione.
Queste formule calcolano il rendimento privato dell’istruzione, il rendimento che ottiene ogni individui in termini retributivi in modo privato.

Il rendimento sociale dell’istruzione

Livello ottimo di istruzione in presenza di esternalità positive nell’istruzione
La società si avvantaggia se gli individui sono più specializzati.

BMpr e BMsoc rappresentano le curve dei benefici marginali privati e sociali, rispettivamente, CMpr la curva dei costi marginali privati; S*pr e S*soc i livelli ottimi di istruzione dal punto di vista privato e sociale
→ Non si può lasciare la scelta se istruirsi o no solo agli individui, siccome la società ha un ritorno da questa scelta, quindi lo Stato deve intervenire per far sì che gli individui studino quanto sia necessario per la società
Questo grafico mostra che ci conviene di studiare di più rispetto a quanto vorremo studiare, sull’asse y si rappresentano sia i costi che i benefici, sull’asse x si rappresentano gli anni di istruzione, i costi sono crescenti, i costi privati sono crescenti con i livelli di istruzione, i benefici marginali sono decrescenti, in questo grafico abbiamo i benefici e costi marginali (1 anno in più), in questo grafico viene aggiunto il beneficio sociale, bisognerebbe indurre gli individui a tenerne conto, se l’ottimo per l’individuo è studiare tot anni, se ai benefici privati si aggiungono i benefici della collettività gli anni di studio sono maggiori.

Si osserva che se sono in un ambiente più istruito io stesso vengo stimolato ad istruirmi, io stesso ottengo risultati maggiori grazie ad individui che mi arricchiscono, nelle società più istruite diminuiscono i comportamenti a rischio.

Lo strumento per arrivare al risultato di far studiare di più l’individui è il finanziamento pubblico per aiutare a far aumentare gli anni di istruzione
(abbassare i costi per gli individui ad esempio con le borse di studio, sistema di istruzione pubblica).

C’è però un problema: Lavoratori con diverso livello di istruzione e salari relativi
I diversi livelli di istruzione ottengono retribuzioni che sono assolutamente diverse tra di loro, se aumentiamo la quota di lavoratori istruiti (S) su quelli non istruiti (U=unskilled), determina a domanda invariata una riduzione dei loro salari relativi.
1. I rendimenti privati e collettivi dell’istruzione terziaria sono rilevanti
2. L’uguaglianza di accesso all’istruzione terziaria da parte di soggetti con background socio-economici diversi non è ancora realizzata. (nel nostro paese c’è una scarsa informazione per quanto riguarda l’istruzione terziaria, cosi il soggetto non può scegliere in modo razionale).
3. La crescente domanda di istruzione terziaria impone di ripensare i meccanismi di finanziamento del sistema universitario.

In Italia solo il 15% della popolazione a un istruzione universitaria, nella fascia 25-30 anni la percentuale balza al 30%.

Nel sistema universitario italiano ci sono due dati importanti:
1) molti abbandonano prima di finire il ciclo di studi,
2) tendenza di posticipare il completamento del ciclo.

L’abbandono e la graduation nel periodo minimo sono due concetti dell’educazione terziaria, gli effetti negativi:

• Punti di vista individuali:
1. Abbandono: spreco di tempo e risorse finanziarie
2. Laurearsi in ritardo: riduzione del ritorno dell’educazione terziaria (costi alti, bassi ritorni economici ecc.) e overeducation (match non perfetto con il lavoro, orizzontale = mi sono laureato faccio un lavoro che non è pienamente uguale alla mia laurea, verticale = faccio un lavoro che non c’entra nulla con la mia università).

• Punto di vista dell’università: bassi supporti finanziari (lo stato dava un tot di soldi in base al numero di iscritti non valutando quanti erano fuori corso e non, questo portò ad incentivare gli atenei a ridurre la quota di fuori corsisti), reputazione.

• Punto di vista del governo: spreco di risorse pubbliche, shortage of up-to-date labour supply (si rischia che i laureati non si ricordino le basi ottenute dal percorso universitario quando entrano nel mercato del lavoro, entrando sempre in ritardo).

Tabella tassi di abbandono universitari, in Italia era 1 su 4 prima dell’introduzione del 3+2 ora è per quanto riguarda in economia 1 su 8, invece ad esempio negli Stati Uniti è 1 su 2. Questo grafico comprende tutte le università negli stati.
Grafico età media di conseguimento del diploma di laurea: in Italia siamo intorno al 26 anni, i percorsi di tipo A sono programmi di triennale.
Gap-years = mantenere un gap tra il diploma e l’esperienza universitaria, perché nel frattempo fanno esperienza lavorativa, posticipando la graduation.
Le determinanti di abbandono dipendono dalle caratteristiche individuali, ma anche delle famiglie incidono sulla scelta universitaria e nel sistema di istruzione in generale, la discrimine inizia già nella scuola secondaria.

I rendimenti dell’istruzione terziaria

Il capitale umano è un fattore che va a migliorare gli esiti in particolare sul mercato di lavoro e non solo a livello di individuale, il capitale umano degli stati rappresenta non solo un fattore di crescita economica ma anche di speranza di vita più alta, diritti civili più rispettati, il valore del capitale umano quindi è sia individuale che collettivo.

• Il sistema universitario rappresenta una delle principali istituzioni delle società basate sulla conoscenza (società basate sia sulla forza lavoro tradizionale che dalla conoscenza accumulata)

• Didattica e ricerca (ora anche terza missione ) contribuiscono a migliorare la qualità del capitale umano, diffondono conoscenza e contribuiscono allo sviluppo socio-culturale dei paesi.

• A livelli maggiori di istruzione sono associate migliori condizioni di salute, maggiore longevità, maggiore consapevolezza dei diritti, più intensa partecipazione alla vita pubblica, quindi non si ha solo un ritorno economico.

Alcune considerazioni:
1. I rendimenti privati e collettivi dell’istruzione terziaria sono rilevanti.
2. L’ uguaglianza di accesso all’istruzione terziaria da parte di soggetti con background socio-economici diversi non è ancora realizzata.
3. La crescente domanda di istruzione terziaria impone di ripensare i meccanismi di finanziamento del sistema universitario.

I rendimenti privati dell’istruzione terziaria

Lo stock di abilità che avremo (sia dal punto di vista scolastico che di altro genere) ci fa proseguire nell’istruzione, l’istruzione concorre a l capitale umano della persona, attraverso le retribuzioni il mercato attribuisce un valore a quella persona in base anche al suo capitale umano, le determinanti delle retribuzioni sono tanti, dire che andare all’università per avere retribuzioni più alte non è corretto, visto che le retribuzioni dipendono da diversi fattori ad esempio l’abilità, non è detto che avere un titolo universitario mi assicuri di per se una retribuzione maggiore, io probabilmente riesco a conseguire quel titolo universitario perché sono una persona abile.

Vogliamo capire se il successo o meno di una persona nel mercato del lavoro dipende dalla sua abilità ecc. o dall’istruzione. Idealmente per stimare l’effetto dovrei studiare un individuo che va in università e dopo lavora o va direttamente sul mercato del lavoro e vedere le diverse retribuzioni ma è impossibile farlo. Per fare un confronto per capire quanto incide l’università nel mercato del lavoro si utilizzano degli esperimenti naturali che “mimano” gli esperimenti scientifici.

Come funzionano questi esperimenti? Assegnazione casuale ad un livello di istruzione più alto (Es.: riforme che incrementano l’età scolastica). Il confronto tra i redditi dei più istruiti (trattati = hanno subito il trattamento) e dei meno istruiti (controlli = non hanno subito il trattamento) consente di stimare il rendimento di ciascun livello di istruzione.
Se dimostriamo che le retribuzioni più alte sono dovute al percorso universitario e non solo dall’abilità, questo avrebbe una grande importanza in ambito di politica economica, perché le famiglie andrebbe ad investire nell’istruzione terziaria.

Gli studi condotti su quanto un anno di istruzione aumenta la retribuzione degli individui sono innumerevoli, i rendimenti in questi studi sono sempre positivi ma molto variabili da paesi a paesi, in Italia ad esempio il rendimento è del 5% per 1 anno di istruzione in più.  Questi studi vogliono cercare di stimare il rendimento di un anno aggiuntivo di istruzione a prescindere da quando è stato svolto quest’anno.
Altri studi vogliono misurare il tasso di rendimento interno privato dell’istruzione terziaria (IRR)
IRR: tasso che eguaglia il valore atteso dei benefici derivanti dalla laurea (differenziale salariale e pensionistico tra laureati e diplomati) con il valore atteso dei costi diretti (tasse universitarie, costi di vitto, alloggio, libri) e indiretti (salario “non guadagnato” dagli studenti universitari).
La retta tratteggiata è la retribuzione media reale di uno che va a lavorare dopo il diploma, invece la retta non tratteggiata è quella del laureato che va a lavorare dopo aver conseguito il titolo di laurea, vanno in pensione insieme. I benefici dell’istruzione terziaria è lo spazio tra la linea tratteggiata e quella non tratteggiata. La somma degli spazi tra le due rette e la distanza anche delle due pensioni ci da la differenza salariale, se non considerassi i costi indiretti sovrastimerei la laurea.

Un dato interessante ci dice che il rendimento della laurea è più basso in paesi più ricchi, quindi si ha un rendimento della laurea maggiori nei paesi con un Pil pro capite più basso. La laurea non ha solo un rendimento solo economico, ad esempio ci può dare un ritorno anche in termine di salute (aspettativa di vita, guardare slideà i rendimenti dell’istruzione non sono solo monetari).

I rendimenti collettivi dell’istruzioni terziaria

Ci sono due approcci macroeconomici:

1. Modello neoclassico di Solow (Mankiw, Romer e Weil, 1992) → il capitale umano viene aggiunto nella funzione di produzione standard (Cobb-Douglas) come ulteriore fattore produttivo:
con questa equazione si dimostra che il capitale umano ha un effetto solo sul livello dell’output, perché la crescita tende ad arrestarsi quando ha raggiunto il livello di steady state (rendimenti marginali decrescenti dei fattori produttivi), a meno che non ci sia uno shock esterno (innovazione tecnologica).

2. Modello della crescita endogena (Lucas 1988) → La crescita dipende dall’innovazione tecnologica. Ma questa non è esogena, dipende da diversi fattori, tra cui la disponibilità di capitale umano (quantità e qualità). Il capitale umano non ha un effetto solo diretto (lavoro) ma anche indiretto (tecnologia) quindi incide sul tasso di crescita dell’output. La crescita non tende ad arrestarsi perché si “autoalimenta”.

Le teorie della crescita portano a ritenere che la relazione positiva tra quota di laureati e Pil pro capite non sia casuale ma causale.

A parte il caso italiano, in generale:
• L’istruzione terziaria garantisce elevati rendimenti privati (maggiore salario, migliori possibilità di carriera, maggiore stabilità lavorativa etc..) oltre che collettivi.
• Cruciale diventa quindi che i “meritevoli” (talentuosi), a prescindere dalle condizioni famigliari, possano accedere all’istruzione terziaria.
• Tuttavia, si osserva una forte correlazione tra le condizioni socio-economiche della famiglia e la probabilità di iscriversi all’università (e completarla).

Perché i ragazzi provenienti da famiglie “svantaggiate” hanno meno probabilità di iscriversi all’università e di completarla?
1. Prima spiegazione: Minor accumulo di risorse cognitive/ Aspirazioni più basse fin dall’infanzia.
Soluzione: investire risorse sulla scolarizzazione dei bambini fin da piccoli (Heckman); posticipare la selezione del percorso scolastico dopo la scuola dell’obbligo.
2. Seconda spiegazione: Vincoli di liquidità.
Soluzione: ridurre i costi, ad esempio abbassando le tasse o addirittura sussidiando gli studenti universitari.
Riuscire a capire quale spiegazione è più corretta consente di spendere meglio le risorse dedicate all’istruzione.

I sistemi universitari si finanziano attraverso:
1) Risorse pubbliche (trasferimenti alle università e/o agli studenti),
2) Risorse private (tasse universitarie, investimenti delle imprese)
Combinando la quota di risorse pubbliche e private è possibile definire diversi modelli (4 = maggior componente private o/e pubblica) di finanziamento dei sistemi universitari.
Benché vi siano diverse giustificazioni all’impiego di risorse pubbliche per finanziare l’università, dal punto di vista economico è auspicabile un consistente impiego di risorse private (da parte degli utilizzatori del servizio) a causa dei rendimenti prevalentemente privati
In che modo?
Durante l'università: Tasse universitarie, però se troppo alte rischio di non far accedere i meritevoli ma poveri.
Dopo l’università: Prestiti legati al reddito (Income contingent Loans). Fattibile in Italia? Difficilmente visto il numero di abbandoni.
Dopo l’università: Imposte sui redditi progressive. I laureati restituirebbero alla collettività le risorse di cui hanno beneficiato da studenti.

Conclusioni:
• L’istruzione garantisce rendimenti privati e collettivi, monetari e non monetari, nonostante questo la quota di laureati in Italia è molto bassa;
• è efficiente dal punto di vista economico (oltre che equo) creare le condizioni per cui i “meritevoli” possano accedere ai livelli più alti di istruzione;
• è efficiente (ed equo) che vi sia un contributo privato al finanziamento delle università, a causa degli elevati rendimenti (privati);
• Se tasse universitarie elevate scoraggiano studenti provenienti da famiglie povere ad iscriversi all’università, si potrebbe pensare di far contribuire al finanziamento delle università con altri sistemi che spostino nel tempo il pagamento dei costi

Tratto da ECONOMIA DEL CAPITALE UMANO di Mattia Fontana
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