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L’investimento in istruzione


Fin dagli esordi di chi si è occupato del capitale umano si è sottolineata l’ importanza dell’istruzione, l’ istruzione è uno strumento per accrescere il capitale umano.

• Istruzione, formazione ed esperienza (non solo quella nel mercato del lavoro) sono gli strumenti attraverso i quali gli individui incidono sulle loro conoscenze, competenze ed abilità acquisite e quindi sul loro capitale umano.
• Il capitale umano determinala produttività dell’individuo nel mercato del lavoro e la sua “soddisfazione” in senso ampio (es.: migliora la qualità della mia vita).

Perché gli individui domandano istruzione?
Perché i livelli di istruzione variano tra individui?
2 teorie:
1) teoria della domanda di istruzione come investimento in capitale umanoistruzione bene d’investimento.
2) teoria della domanda di istruzione come segnale dell’abilitàistruzione bene di consumo.

L’ Education at a glance è una pubblicazione dell’OECD (Organisation for Economic Cooperation and Development) ne fanno parte i paesi più sviluppati del mondo, economie molto simili tra di loro.

• Slide (quota dei giovani relativa alla loro età, in genere dai 25 ai 34 anni vengono considerati giovani). Dal 2015 al 2016 è aumentata la quota di laureati (terziario). Innanzitutto, chi è più istruito trova con una probabilità più elevata un lavoro, guadagnano il 56% in più, e sono meno soggetti alla depressione e stanno meglio ad esempio vivono più a lungo, il 15% dei giovani analizzati sono NEET in Italia si attestano al 34%. Le tecnologie d’oggi vanno nella direzione dello STEM (scienza, tecnologia, ingegneria, matematica).

I livelli di istruzione (per tipologia di scuola) sono definiti come il rapporto tra il numero di persone con uno specifico titolo di studio rispetto alla popolazione totale, si calcolano anche per fasce d’età e sesso ecc. La situazione del capitale umano dipende molto dai genitori, infatti molti giovani tendono “a seguire le orme” dei genitori in ambito scolastico.  I dati ci dicono che l’ambiente familiare incide notevolmente, Italia società molto immobile.
I tassi di occupazione dei laureati adulti in Italia sono sotto la media OECD, ma comunque prossima all’80%.

• Slide 21 → si guarda solo ai giovani, per i giovani è meglio essere laureati se il ritorno è in funzione del tasso di occupazione.

• Slide 23 → I guadagni in Italia i laureati guadagnano meno del 50%, rispetto al brasile dove i guadagni dei laureati si attestano al 250%.

Il modello di Becker (1964) → Hp: dato il livello di 1) Abilità innate, 2) La qualità del sistema scolastico (i sistemi scolastici non sono tutti uguali, modello Europeo (modello 3+2 per l’università adottato da tutti quelli che hanno aderito al modello di Bologna, ovvero tutti tranne la Spagna, questo modello viene fatto per poter consentire la mobilità del capitale umano, in Germania ad esempio ci sono due corsi noi invece uno solo l’università, questo per mostrare che se anche il sistema è uguale 3+2 la modalità tra i diversi paesi cambia) ad esempio è diverso da quello Anglosassone→  il capitale umano (a livello individuale) dipende dal rendimento dell’investimento in istruzione (numero di anni trascorsi nel sistema scolastico).

Fondazione Agnelli misura la qualità dell’istruzione secondaria andando a vedere i risultati ottenuti nelle Università. Con il modello di Becker vogliamo studiare la decisione dell’individuo su quanti anni sceglie di studiare, come l’individuo decide questa tempistica? Parte dal contesto, contesto caratterizzato dalle sue skills e dalla qualità della scuola. Il criterio di investimento è come qualsiasi altro investimento di altra natura (finanziario), guardando quindi il rendimento di tale investimento, Becker ragiona in quest’ottica.

Più anni l’individuo trascorre nel periodo scolastico più alta sarà la retribuzione che otterrà nel mercato del lavoro, questo rendimento è condizionato dall’abilità innata dell’individuo, è ragionevole ammettere che più elevata è l’abilità innata maggiore è il rendimento che a parità di anni di studio l’individuo riceve, stessa scuola
A parità di abilità, ma frequentano scuole diverse, questi due individui con le stesse abilità è differentemente remunerato dal mercato del lavoro in funzione del tipo di scuola che ha frequentato

Date sia l’abilità che la qualità delle scuole, i rendimenti del capitale umano sono decrescenti al crescere dell’istruzione. (rimane una curva positiva, un anno in più di istruzione è diverso in base a dove questo anno si aggiunge, ad esempio il primo anno di dottorato rende di più in termini lavorativi rispetto a un ulteriore secondo anno di dottorato). Ad un certo punto però aggiungere anni non comporta aumenti di retribuzione ed il mercato non li valorizza più.

Investire in capitale umano comporta dei costi:
1. Monetari diretti: tasse di iscrizione, acquisto libri, trasporti, vitto e alloggio, etc .
2. Monetari indiretti: mancati guadagni che si sarebbero potuti ottenere se si fosse entrati subito nel mercato del lavoro (costo opportunità).
3. Non monetari: impegno richiesto all’individuo per progredire nella carriera scolastica.

Ad un individuo abile l’istruzione costa meno rispetto a un suo compagno meno abile rispetto a lui, per costo non si intende solo quello monetario ma il costo dell’impegno e il mancato guadagno.


Se mi finanziano l’università i miei genitori il costo per me individuo è zero, se me lo finanziano le banche (prestiti d’onore), la curva dei costi si impenna per chi viene da famiglie povere, rispetto a quelli che provengono da famiglie ricche  per i miei genitori la mia istruzione è un bene di consumo.

Dati: abilità e modalità di finanziamento, i costi dell’investimento in capitale umano aumentano con i livelli di istruzione, relazione positiva che dipende dall’abilità.
HP centrale di comportamento nelle scelte di istruzione:
• Gli individui perseguono il livello di istruzione che massimizza (amplifica) la differenza tra i ricavi e i costi.

Se mutano le circostanze esterne la scelta dell’individuo varia, analisi di statica comparata (shock), due esempi:

• Grafico sinistra: come cambiano i rendimenti che ottiene negli anni di studio con l’introduzione del computer (se fosse nel mercato del lavoro e fosse applicata una tecnologia migliore rispetto a quella che avevo considerato fino a quell’attimo, (es: sono un fotografo e hanno inventato i droni) con questa tecnologia le mie capacità rendono molto di più, l’individuo diventa più produttivo con elementi esterni a lui.  Prima eravamo in A dopo l’innovazione tecnologica ci si sposta in B, cambia il rendimento del capitale umano, il capitale umano è sempre lo stesso ( variabili sulle ascisse immutate, in A l’investimento è fisso), aumentando il rendimento del capitale umano quindi l’individuo studia di più poiché il rendimento copre i costi che sono aumentati dall’innovazione ( quindi con l’innovazione aumentano sia i costi che la produttività ma la produttività copre il nuovo costo portando a un netto miglioramento della produttività).
• Grafico destra: Altro shock, se aumento le tasse universitarie, da A ci si sposta a B, siccome le tasse comportano un maggior costo.

Differenza di abilità e di origine familiare: Confronto tra individui

Si confrontano un individuo abile e uno meno abile, di conseguenza abbiamo 4 curve, le curve dei rendimenti sono due (uno del più abile e una del meno abile), l’individuo meno abile per conseguire lo stesso titolo di studio spende di più perché si deve impegnare di più (in termini di anni di istruzione).

Qui si confrontano due individui con diversa provenienza familiare ma stessa abilità, il povero ha costi più altri perché deve rivolgersi al mercato, dal punto di vista della società questo non è ideale perché va contro il principio della meritocrazia, perché alla famiglia più povera non conviene perché non ha l’incentivo il povero a studiare per via dei costi, quello ricco invece ha incentivo.
C’è rimedio a questa situazione (individui con la stessa abilità ma uno povero e uno ricco)?  Il rimedio sono le borse di studio, con le borse di studio si eguagliano i costi tra povero e ricco.

La qualità della scuola fa differenza?



La qualità della scuola fa differenza, il censo della famiglia fa differenza, le scuole con la qualità più alta sono anche quelle più costose.
hj= s*qpj=1,2
Dove s sono gli anni di istruzione, e Qj è la qualità della scuola/università frequentata (1 o 2). Per le Hp che abbiamo introdotto, chi frequenta scuole/università del primo tipo acquisisce maggior quantità di capitale umano (H) a parità di tempo trascorso a scuola (ovvero H1=s*q1>s*q2=h2)
W=w(a,hj)=aαhjβ=aα(s*qj)β=aαsβqjβ,      0≤β≤1, j=1,2

Il rendimento dell’istruzione nel mercato del lavoro è pari a W
• Se H è irrilevante nel generare reddito β=0, l’unica caratteristica che interessa all’impresa è l’abilità innata.
• Se H ha rendimenti costanti β=1 e gli individui avrebbero interesse ad accumulare all’infinito il capitale umano.
• Se H ha rendimenti marginali decrescenti 0< β<1 e l’incentivo ad accumulare H declina al crescere dell’investimento e si raggiungerà sempre una situazione oltre la quale non conviene investire ulteriormente.
Costo dell’istruzione:
C=c(hj)=γj+sα/σ, σ>1, γ1>γ2
Il costo dell’istruzione è pari a c e dipende dalla qualità della scuola ϒ e dai costi indiretti σ, oltre che da s, il numero di anni di scuola.
La scelta viene si sintetizzata da questo processo di massimizzazione, si massimizza la scelta tra rendimenti e costi, è possibile farlo in virtù dei dati che abbiamo (verifica empirica).

Conclusioni a cui si è giunti: Conta l’abilità ( a), la qualità del sistema scolastico ( q) e conta molto il contesto familiare da cui si proviene ( k) ( soprattutto se la famiglia ha dei vincoli sotto questo punto di vista).
• Non tutti gli individui dispongono di risorse economiche sufficienti a finanziarie le scelte di istruzione
• Studenti con un vincolo finanziario non potranno raggiungere il livello ottimale di istruzione s*.
• Per favorire comportamenti ottimali è necessario intervenire con sostegni esterni (ad esempio borse di studio, prestiti sull’onore).
• Una volta individuato il livello ottimale desiderato s*, bisogna scegliere la scuola.
• La scuola viene scelta sulla base del guadagno netto individuando quella che consente quello più elevato che si può ottenere.
• Se il capitale umano si accumula più intensamente nella scuola di qualità migliore, c’è un livello di abilità (indicato dal punto A) al di sopra del quale conviene frequentare la scuola migliore, mentre al di sotto quella peggiore.
Se ci mettiamo di nuovo sotto il profilo sociale, quello che accade in un sistema molto differenziato (esempio: mondo anglosassone) la società si stratifica (vorrebbe essere un mondo meritocratico), inizia ad esserci la consapevolezza che anche la qualità della scuola che hai frequentato incide sul capitale umano e sulla prospettiva dell’individuo, ad esempio i cinesi sono molto attenti al capitale umano, si cerca di indirizzare verso le università ( Shangai rating). Il fatto che le scuole siano diverse stratificano nel tempo le differenze tra gli individui, c’è effettivamente questa stratificazione tra chi è più abile e chi meno, invece in Italia c’è anche una stratificazione per censo, quelli più ricchi riescono a studiare in università migliori e avere una “produttività” probabilmente migliori.

Differenze nella qualità delle scuole e scelta del tipo di scuola:


Se semplifichiamo il modello con una curva lineare per quanto riguarda i rendimenti, si evince che dipende molto dall’abilità i rendimenti. Sulle ascisse abbiamo l’abilità individuale, il grafico ci dice che al crescere dell’abilità individuale cresce la retribuzione netta, in più ci dice che dipende anche dalla scuola, una scuola d’alta qualità fa rendere ogni anno di scuola di più di una scuola a bassa qualità (sono delle rette, ogni unità di abilità rende in più un delta che è sempre uguale, la differenza è generata solo ed esclusivamente dalla scuola alta/bassa qualità, c’è un livello di abilità in cui è indifferente andare in una alta o bassa, se hai un livello alto ti conviene andare in università alta se è un abilità bassa ti conviene andare in una università bassa, però non è sempre detto che sia meglio una università di alta qualità, se hai una abilità troppo bassa non conviene che investi in una scuola di bassa qualità, questo ad esempio spiega il modello anglosassone).
Se la retribuzione cresce di più se provieni da una scuola di alta qualità ma cresce di meno se proviene da una scuola di bassa qualità allora dobbiamo genere sistemi che hanno tutte le tipologie di scuola, perché se no gli individui a bassa abilità non hanno un incentivo ad entrare in scuole di alta qualità, questo spiega gli abbandoni, questo spiega perché il modello tedesco funzioni meglio.

Un sistema universitario aperto a tutti non è stato capace di accogliere tutti, perché lo standard in alcuni casi era troppo difficile, questi sono stati esclusi dal sistema, il nostro sistema continua a generare alti tassi di rinuncia. Si perde capitale umano siccome la scuola non è adeguata alle qualità degli individui (succede già nelle scuole secondarie).

Dove il capitale umano dipende da:
• L’abilità innata a;
• Le “risorse” a livello familiare (l’istruzione dei genitori, la disponibilità di libri, la lingua parlata in casa “tutte genericamente correlate con la ricchezza familiare k”);
• Gli anni di istruzione s e
• La “qualità” dell’istruzione ricevuta (approssimata da qj: rapporto docenti-studenti, qualità dei docenti, della struttura, natura dei percorsi, peer effect, ecc.);
• La variabile ɛ rappresenta una componente idiosincratica che non può essere osservata dallo studioso (che riflette ad esempio il grado di motivazione dello studente)

L’istruzione come segnale

È un investimento, c’è una teoria che argomenta che l’istruzione non è un investimento perché non accresce il capitale umano, ma è ampiamento dimostrato che l’istruzione è utile anche se non modifica il capitale umano.

Teoria secondo la quale la scuola non aumenta il capitale umano:
Ci troviamo in una situazione di asimmetria informativa: l’abilità non è osservabile e si creano dei conflitti di interesse:
• il lavoratore ha l’interesse a dichiarare di essere molto abile anche quando ciò non è vero,
• l’impresa ha l’interesse a remunerare il lavoratore come se fosse sprovvisto di talento,
• ma vi sono anche conflitti di interesse tra i lavoratori.
L’impresa ha solo informazioni di tipo macro, sa solo che ci sono due tipologie di lavoratori abili e meno abili, sa che l’abilità non è uguale, l’impresa sa anche la quota di individui abili sul totale di individui (individuo dotato di un ammontare di talento pari ad a1, quelli poco abili dotati di talento pari ad a2, a1> a2), quindi sa anche la quota degli individui non abili. Gli individui abili sono N di conseguenza gli individui meno abili sono 1-N (popolazione pari a 100, individui abili sono 30 cioè il 30%, 1-0,3= 0,7, di conseguenza i meno abili sono il 70%) l’impresa sa anche l’entità dell’abilità e la produttività degli individui abili e degli individui meno abili, non sa però chi ha di fronte se è abili o meno abile.
Il comportamento sensato dell’impresa (che vuol pagare ad ognuno di noi la sua produttività):
• In assenza di informazioni l’impresa presume che l’individuo abbia un talento pari a:
La remunerazione dell’individuo sarà quindi pari a:
dove  rappresenta la retribuzione per ogni unità di talento.
Se ogni unità di abilità viene pagata ϕ,ϕ è quanto ogni imprenditore paga ogni unità di abilità, ogni individuo che fa parte della popolazione dei non abili avrà un numero inferiore di unità di abilità rispetto a quelli abili, w (con il trattino) è il salario medio ovvero
il meno abili viene pagato di più e il più abile viene pagato di meno.  Le imprese vorrebbero però pagare ogni individuo in modo proporzionale al suo talento, quindi vorrebbe pagare di più gli abili e di meno i meno abili

Per pagare retribuzioni più vicine all’effettiva produttività si può utilizzare l’istruzione come segnale e fare in modo che i più dotati di talento studino di più, il meno abile non gli conviene o non riuscirà a studiare e quindi verrà pagato di meno dall’imprenditore (strumento che permette all’imprenditore di discriminare in modo da pagare in maniera “giusta”). L’impresa sa che studiare è meno costoso per gli individui più abili, l’impresa annuncia una politica retributiva in base alla quale il salario è proporzionale al numero di anni di istruzione con questa politica retributiva l’impresa può discriminare gli abili dai meno abili: Wj=ϴsj, ogni unità di impegno scolastico ti rende Teta. Questo modello ci permette di uscire dal problema appena citato, se l’istruzione viene usata per questo fine allora è solo un segnale che non contribuisce all’accumulazione di capitale umano ma aiuta l’impresa solo a discriminare.
Effettivamente quel modello salariale in cui ti pago per gli anni di studio, mi consente di discriminare l’abile dal poco abile, grafico delle curve di indifferenza, la retta è la politica di retribuzione dell’azienda.
Questa politica salariale, se efficace, induce gli individui a rivelare in modo credibile le loro caratteristiche:
• i più abili si “segnalano” tali perché per loro il beneficio netto (guadagni aggiuntivi-costi aggiuntivi) di studiare di più è maggiore;
• il segnale risolve l’inefficienza generata dall’asimmetria informativa;
L’equilibrio non è efficiente perché si impiegano risorse per acquisire un segnale che in se è improduttivo.


L’istruzione aumenta il capitale umano?

La teoria che afferma che l’istruzione aumenta il capitale umano è di Becker, gli individui investono in istruzione perché aumenta il salario in tutto il ciclo di vita, consentendone all’individuo di recuperare i costi sostenuti in quel periodo, sia monetari che non monetari.

Nel mondo neoclassico il pensiero è che chi ha più informazioni fa più profitti, quindi io posso ottenere le informazioni che mi mancano guardando i comportamenti più informati, siccome il loro comportamento diffondono informazione.

Invece la teoria del 1973 enuncia che in un mondo di informazione imperfetta, il datore di lavoro non conosce le skills del lavoratore e vorrebbe pagare in modo appropriato i diversi lavoratori, quindi l’istruzione viene vista secondo questa teoria come un segnale.
Le critiche (verso il modello del 1973) riguardano principalmente il fatto che le imprese non siano capaci di sviluppare meccanismi meno costosi per estrarre il segnale (es.: periodo di prova). Inoltre, empiricamente si osservano profili salariali divergenti per livello di istruzione (i differenziali salariali si aprono nel tempo e questo non dovrebbe succedere se l’istruzione servisse solo come segnale).
Infine investono in istruzione anche quelli che diventeranno lavoratori autonomi anche se non dovranno essere selezionati da nessuno.

Profilo salariale

In alcuni paesi (es.: Polonia) c'è un sistema scolastico ben differenziato, pur non negando che l’istruzione incide sulla produttività, laddove ci siano più istituzioni che assegnano lo stesso tipo di titolo, queste istituzioni hanno qualità diverse, l’istruzione è anche un segnale.

Investimento in capitale umano o segnale?

• Si riconosce che il modello di segnalazione ha svolto un ruolo positivo nell’enfatizzare come l’istruzione non solo aggiunge capacità produttive, ma influisce anche positivamente sulle attitudini, le motivazioni e su tutto ciò che rende il lavoratore più produttivo.
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Tratto da ECONOMIA DEL CAPITALE UMANO di Mattia Fontana
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