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Salario minimo e sindacato


• Il salario minimo esiste nella gran parte dei paesi dell’OCSE e in molti paesi dell’UE
• In alcuni paesi esiste un salario minimo nazionale stabilito per legge (Francia, Regno Unito, Stati Uniti)
• In altri paesi, come l’Italia, non esiste un salario minimo nazionale stabilito per legge, ma dei minimi contrattati dalle parti sociali in base al settore di attività dell’impresa; il minimo contrattuale si applica a tutti i lavoratori del settore.
• In altri paesi ancora il salario minimo dipende dalle caratteristiche dei lavoratori (età e qualifica professionale).

“Il salario minimo in concorrenza perfetta”:

Ragioniamo: in un mercato ci sono venditori e compratori, la quantità venduta o acquistata dipende dal prezzo (e anche da altre cose), ma per rappresentare in un grafico usiamo quantità e prezzo. Il salario fa si che la domanda di lavoro sia pari all’offerta di lavoro. Se il salario è diverso da quello che garantisce questa situazione ideale, qualcuno è scontento e non c’è equilibrio.


Il sindacato

Istituzione che opera nel mercato del lavoro per tutelare gli interessi dei lavoratori.
Obiettivi della contrattazione:
- Salari
- Occupazione
- Uguaglianza salariale
- Tempi e condizioni di lavoro

Strumenti dell’azione sindacale: scioperi.

Indicatori del tasso di sindacalizzazione di un’impresa/settore/sistema economico:
• Densità = (lavoratori iscritti al sindacato)/(occupati)
• Copertura =(lavoratori con contratto negoziato dal sindacato)/(occupati)
In presenza di sindacato l’equilibrio del mercato del lavoro si modifica rispetto al caso di concorrenza perfetta.

“Il sindacato, tassi di sindacalizzazione, paesi OCSE”:
Paesi Nord Europa, alto tasso di sindacalizzazione, Italia meno, perché si può fare free riding, sono tutelato uguale anche se non pago la tessera del sindacato.

I sindacati italiani nascono agli inizi del XX secolo, ma l’attività è di fatto soppressa durante il fascismo: background e fatti stilizzati.
→ L’attività riprende nel secondo dopoguerra, forte contrapposizione tra movimento dei lavoratori e imprenditori;
→ Inizi anni ’60 membership intorno al 25%
→ Fine anni ’60 svanisce il miracolo economico, nuova fase del conflitto che culminerà nell’autunno caldo del 1969;
→ Anni '70: Tasso di sindacalizzazione al 50%

Principali conquiste del movimento sindacale italiano:
• Lo statuto dei lavoratori del 1970 (legge che tuttora regola i rapporti di lavoro)
• La scala mobile meccanismo di indicizzazione salariale in cifra fissa che con l’accordo Lama-Agnelli nel 1975 conseguii la tutela del potere d’acquisto degli operai.

Egualitarismo: lavoratori con livelli retributivi diversi ricevevano le stesse compensazioni per l’inflazione → perdita del potere d’acquisto dei lavoratori ad alto salario.
Enfasi sulla tutela degli interessi della manodopera della grande industria → crisi di rappresentanza: anche altre figure professionali (impiegati e quadri) acquistano rilevanza

→ Nel 1980, marcia dei 40.000: impiegati e quadri della Fiat rendevano esplicito il proprio dissenso per l’operato del sindacato
→ Decennio 1980: calo di 10 punti % nella membership dal 1980 al 1990
→ Anni ’90 fase di assunzione di responsabilità da parte del movimento sindacale italiano.
→ Accordi di politica dei redditi del luglio 1993: inaugura una fase di moderazione salariale che consentirà al Paese di contenere l’inflazione e partecipare al processo di costituzione della moneta unica europea.
→ Rivoluzione informatica + sviluppo di nuove forme di lavoro flessibile → inasprimento della crisi di rappresentanza: perdita di iscritti continua, anche se a tassi ridotti, fino ai giorni nostri.
Andamento condiviso da molti paesi industrializzati (US), ma con eccezioni.

In Italia le confederazioni sindacali sono espressioni di orientamenti politici ben definiti.
In Gran Bretagna il partito laburista è stato tradizionalmente il braccio politico del movimento sindacale.
Negli US invece vi è una lunga tradizione di sindacalismo economico, nel quale l’obbiettivo principale del movimento sindacale è quello di migliorare i salari e le condizioni lavorative dei suoi iscritti, principalmente attraverso la contrattazione collettiva, piuttosto che orientare l’azione legislativa e politica.

Iscrivendosi al sindacato, il lavoratore diviene automaticamente “coperto” dal sindacato nella contrattazione (realtà istituzionale di contesti quali quello US). Union membership è diverso da union coverage.

In Italia i contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL), negoziati tra confederazioni sindacali e associazioni imprenditoriali, hanno validità erga omnes (per tutti i lavoratori assunti con uno specifico contratto di lavoro) a prescindere dal fatto che il singolo lavoratore sia iscritto o meno al sindacato.
I lavoratori scelgono di aderire ad un sindacato se offre un pacchetto salario - occupazione che dà più utilità di quello offerto da un posto di lavoro non sindacalizato.

Per comprendere il trade-off affrontato dal lavoratore consideriamo il modello della scelta lavoro-tempo libero:

Equilibrio competitivo iniziale per lavoratore non sindacalizzato punto P su retta di bilancio AT (w*, h*).

“La decisione di aderire al sindacato”:

Se il sindacato contratta un aumento di w “paga” un costo in termini di riduzione della D di lavoro da parte dell’impresa;
HP A: la curva di domanda di lavoro dell’impresa è elastica => impresa risponde all’aumento salariale contrattato dal sindacato con una riduzione dell’orario settimanale a 0 ore → questo lavoratore non si iscrive al sindacato, perché starebbe peggio (U0<U).
HP B: la curva di domanda di lavoro dell’impresa è anelastica => i tagli occupazionali indotti dal salario più alto saranno contenuti
La sindacalizzazione offrirà una combinazione salario - occupazione nel punto P1 (nel quale la settimana lavorativa dura h1<h0 → in questo caso l’iscrizione al sindacato sposta il lavoratore su una curva di indifferenza più elevata ( U1>U):  il lavoratore si iscriverà.

“Il comportamento del sindacato monopolista”:

• Ipotizziamo che il sindacato sia rappresentabile tramite una funzione di utilità come un qualunque individuo.
• L’utilità del sindacato dipende positivamente sia dal salario w che da E, l’occupazione (i sindacati traggono benessere da entrambi).
• Le curve di indifferenza del sindacato quindi hanno la solita forma.
• L’obiettivo del sindacato è massimizzare la propria utilità
- HP che il sindacato sia rappresentabile tramite una funzione di utilità, come un qualunque individui.
- L’utilità del sindacato dipende positivamente sia dal salario w che da E, l’occupazione (i sindacati traggono benessere da entrambi)
- Le curve di indifferenza del sindacato quindi hanno la solita forma.
- L’obbiettivo del sindacato è massimizzare la propria utilità
HP: la contrattazione ha luogo a livello della singola impresa, che opera in regime di concorrenza perfetta nel mercato del prodotto (non può risolvere le rivendicazioni salariali del sindacato con variazione del prezzo dell’output)
Le richieste sindacali sono vincolate dal comportamento dell’impresa, caratterizzata da una curva di domanda di lavoro inclinata negativamente, che determina la quantità ottimale di lavoro (sotto il profilo della massimizzazione del profitto) da utilizzare per ciascun livello del salario.

Come si determina il salario:

HP: il sindacato ha un forte potere contrattuale: è in grado di imporre all’impresa il livello salariale che preferisce.
Il sindacato sceglie il livello salariale compatibile con il perseguimento dei propri obbiettivi (massimizzazione dell’utilità).
Dato il salario proposto dal sindacato, l’impresa sceglie il livello di occupazione compatibile con il suo obbiettivo, la massimizzazione del profitto → un punto della sua curva di domanda di lavoro.
Senza il sindacato, l’impresa assumerebbe E* lavoratori al salario competitivo w*.
In presenza di sindacato alcuni lavoratori perderanno il posto di lavoro per effetto della richiesta di un salario wM>w*.
I sindacati hanno maggior successo se la curva di domanda di lavoro è anelastica (le imprese reagiscono poco a variazioni del salario).
L’evidenza empirica suggerisce infatti che l’elasticità della domanda di lavoro in imprese sindacalizzate è inferiore del 20% rispetto a quella delle imprese non sindacalizzate.
L’equilibrio salario/occupazione con sindacato monopolista è inefficiente: la presenza del sindacato riduce il valore totale del contributo del lavoro al reddito nazionale.
Nei settori in cui è presente il sindacato: w>w* e E<E* → eccesso di offerta di lavoro nel settore sindacalizzato.
Se i lavoratori in eccesso nel settore sindacalizzato trovano lavoro nel settore non sindacalizzato l’eccesso di offerta viene assorbito mediante tagli salariali nel settore non sindacalizzato.
Poiché il salario (VMPE) differisce tra settori dell’economia, siamo in presenza di un’inefficienza allocativa:
Il lavoratore marginale nel settore non sindacalizzato avrebbe una produttività maggiore se lavorasse nel settore sindacalizzato → il valore del prodotto nazionale aumenterebbe se i lavoratori fossero riallocati tra settori.
Poiché il modello con sindacato monopolista è inefficiente (il sindacato riduce il valore del contributo del lavoro al reddito nazionale).
L’impresa e il sindacato potrebbero trovare, accordandosi, un contratto di lavoro che aumenterebbe il benessere di almeno una delle parti, senza peggiorare quello dell’altra.

Domanda di lavoro e curve di isoprofitto

La contrattazione efficiente:

Sia le imprese che il sindacato hanno un incentivo a spostarsi dagli equilibri situati sulla curva di D di lavoro.
Partendo dal punto M (equilibrio del sindacato monopolista): Il sindacato accetterebbe qualunque contratto che lo spostasse lungo o al di sopra della sua curva di utilità UM; l’impresa accetterebbe un contratto che la spostasse lungo o al di sotto della sua curva di isoprofitto πM.
I benefici dello scambio si esauriscono solo in presenza di allocazioni per le quali isoprofitti e curva di indifferenza sono tangenti (curva dei contratti).

Contratti efficienti e curva dei contratti:
Le allocazioni lungo la curva dei contratti sono Pareto-ottimali: non si possono modificare senza ridurre il benessere di almeno una delle parti contrattuali.
• Consideriamo il punto M: se le parti potessero contrattare su salari e occupazione, l’equilibrio con sindacato monopolista sarebbe abbandonato per uno qualsiasi dei contratti che giacciono sul tratto RQ della curva dei contratti.
• Questo tipo di contrattazione viene detto contrattazione efficiente, nel senso che il suo esito esaurisce tutti i benefici dello scambio.

Come si deriva la curva dei contratti:
HP: wz = salario più elevato che l’impresa possa pagare senza sostenere una perdita, a questo salario, l’impresa assume Ez lavoratori.
• La curva di isoprofitto che passa attraverso questa particolare combinazione salario/occupazione è il luogo delle combinazioni che generano zero profitti: πz=0
• Questa curva di isoprofitto fornisce un limite superiore alle combinazioni salario/occupazione che l’impresa è disposta ad offrire : in qualsiasi punto sopra la curva di isoprofitto zero, l’impresa sosterebbe una perdita e uscirebbe dal business.
• L’isoprofitto πz è tangente a una delle curve di indifferenza del sindacato nel punto Z = estremo superiore della curva dei contratti.
• All’estremo inferiore  della curva dei contratti si trova la combinazione salari/occupazione perfettamente concorrenziale (punto P) che esaurisce tutti i benefici dello scambio ed è pertanto Pareto/ottimale.
• L’allocazione efficiente che sarà raggiunta mediante contrattazione dipende dall’allocazione iniziale: partendo da M si arriverà ad una qualsiasi delle allocazioni nel tratto RQ della curva dei contratti.

La curva dei contratti si trova a destra della curva di domanda: per ogni dato salario un contratto efficiente porta ad una maggiore occupazione di quella che si sarebbe osservata con sindacato monopolista, ciò discende dal fatto che l’impresa e sindacato non contrattano solo il salario (con l’impresa che poi gestisce i livelli occupazionali, collocandosi sulla curva di domanda di lavoro) ma piuttosto contrattano sia salari che occupazione => il contratto derivante è chiamato un contratto efficiente.

Se la curva dei contratti è inclinata positivamente con contrattazione efficiente i livelli di occupazione sono superiore a E*: in settori come le public utilities vengono negoziati contratti di lavoro che prevedono deviazioni dalle tecniche di produzioni efficienti in favore di altre maggiormente labour intensive.
• Le combinazioni salari/occupazioni su una curva dei contratti inclinata positivamente sono efficienti nel senso che esauriscono tutte le opportunità di contrattazione tra di lavoro e il sindacato.
• Ma non comportano un’allocazione ottimale del lavoro: le imprese sindacalizzate non stanno assumendo il numero di lavoratori che assumerebbero in assenza di sindacato.

L’esito della contrattazione collettiva dipende dal potere contrattuale dei contraenti, ma è anche influenzato da altri fattori:
• Le condizioni macroeconomiche e settoriali;
• Le possibilità dei sindacati di fornire un sostegno finanziario ai propri membri in caso di sciopero prolungato;
• L’ambiente legale che regola le azioni di imprese e sindacati.
Tratto da ECONOMIA DEL CAPITALE UMANO di Mattia Fontana
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