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La sfida giapponese


Gli Usa detengono un primato industriale e tecnologico indiscusso fino agli anni ’60. Utilizzano beni di consumo durevoli e beni capitali come acciaio e macchinari, utilizzano poi anche computer e semiconduttori.


Negli anni ’70 l’export giapponese invade i mercati mondiali attraverso l’utilizzo di acciaio, macchinari, apparecchiature elettriche…
Lazonick indica 3 condizioni sociali del successo giapponese:
• Partecipazioni incrociate che permettono una stabilità del controllo
• Banca principale che permette finanziamenti
• Impiego a vita: investimento sulla forza lavoro

Alla fine della seconda guerra mondiale le forze di occupazione americane sciolgono gli zaibatsu:
• Grandi gruppi industriali diversificati
• Forma holding
• Proprietà familiare
• Forti legami con il governo
• Sostegno alle politiche militari imperialistiche degli anni ’30.

Dagli zaibatsu ai keiretsu: vengono a crearsi società indipendenti con un’azzeramento del management, la nuova dirigenza teme di perdere il controllo delle imprese attraverso lo scambio delle partecipazioni e si arriva al gentleman’s agreement secondo il quale le azioni non possono essere vendute.

La banca diventa il principale canale di finanziamento esterno ed ogni impresa si appoggia a questa. La banca fornisce un credito a lungo termine, soccorre le imprese in difficoltà ed agisce assecondando le scelte strategiche del governo.
In Giappone abbiamo poi il concetto dell’impiego a vita, in questo modo le imprese investono in risorse umane e gli operai si impegnano di più per migliorare i processi.

Differenze con impresa americana: la segmentazione gerarchica dell’impresa americana non richiede dialogo tra ambiti di specializzazione diversi per affrontate i problemi della produzione, la mobilità occupazionale degli ingegneri sposta gli incentivi individuali.
Nonostante la superiore competitività del Giappone negli anni ’90 la sua economia entra in crisi in parte a causa della rigidità istituzionale.

Tratto da ECONOMIA DELL'INNOVAZIONE di Mattia Fontana
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