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Kant


Kant come Hume pensa che il giudizio estetico sia soggettivo ma ritiene che abbia pretesa di universalità nel senso che la bellezza deve essere almeno intersoggettiva.

Occorre distinguere la mera soggettività da una dimensione intersoggettiva e l’universalità di Kant si riferisce al fatto che è qualcosa che possiamo argomentare ed è condivisibile come nel caso della bellezza.
(Esempio 1. Piatto di carne non mi piace ma è un piatto, la prima affermazione è meramente soggettiva mentre il fatto che sia un buon piatto lo posso argomentare ed è qualcosa di condivisibile infatti mi riferisco al tipo di carne piuttosto che alla cottura.
Esempio 2. Canzone che ci piace ma di cui ci vergogniamo perché riconosciamo che non è bella ma ci piace perché legata ad un’esperienza soggettiva).


La filosofia ottocentesca radicalizza la svolta soggettivistica che significa quindi che l’arte non è più considerata il risultato dell’ordine razionale ma dell’espressione di un soggetto che può non seguire la regola ma l’ispirazione.
Si radicalizza anche l’idea secondo la quale l’artista è il genio che può non seguire un’esperienza data ma inventare un’esperienza sua.

Nell’Ottocento a nozione di creatività comincia a prendere il posto della nozione di costruzione ordinata, occorre ricordare che la civiltà occidentale ha costruito a lungo oggetti artistici fondati sull’idea di costruzione ordinata e non su quella di creatività a tal proposito Platone ritiene che geni in grado di introdurre qualcosa di nuovo che possa essere davvero migliorativo siano pochi, per cui meglio che gli altri si attengano alle regola piuttosto che inventare qualcosa di nuovo frutto di un narcisismo individuale.

Con l’affermarsi dell’ arte autoreferenziale, l’ arte viene usata per esprimere la propria identità e non per rispondere ad un interrogativo che ha un senso intersoggettivo.
È importante che l’architettura, avendo un destino intersoggettivo, continui a riferirsi a quanto sostenuto da Platone il quale insegna che la costruzione ordinata può avere una sensatezza maggiore nel momento in cui è il risultato della relazione tra l’oggetto e altro, ovvero una legge che costringe alla comparazione.

Il superamento dell’ordine, cioè della comparazione con leggi eterogenee a sé, porta all’affermarsi dell’idea che una costruzione artistica deve rispondere soltanto a se stessa questo significa che si autorizza qualsiasi cosa (ad esempio, una casa non ordinata sia una casa nella cui costruzione qualsiasi legge autonoma data dall’architetto è autorizzata, questo significa che ci si trova davanti ad una casa che è un quadrilocale nella forma, cioè vendibile al prezzo di un trilocale, ma non nella sostanza).

Le Corbusier invece continua a sostenere che la contemporaneità continua ad avere bisogno di un ordine che significa essere anche a servizio di qualcosa che eccede la contingenza individualistica e che pretende una strategia costruttiva fondata sulla comparazione con qualcosa di altro per arrivare a trovare una soluzione che se è migliorativa, ma anche risolutiva, può essere fissata e non variata.
L’architettura contemporanea può continuare ad imparare qualcosa dalla nozione di ordine in quanto questa non nega completamente la sperimentazione ma presenta un’urgenza a cui è necessario rispondere ovvero sperimentare ma a servizio di un obiettivo antico: la costruzione di uno spazio umano.

Tratto da ESTETICA DELL'ARCHITETTURA di Francesca Zoia
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