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ORDINE


L’arte può essere considerata uno strumento attraverso il quale provare a passare dal chaos al kosmos. Chaos = spazio vuoto e immenso, immensa apertura, abisso, voragine

Kosmos = ordine nel senso di convenienza, decoro, gravita, decenza, dignità, contegno, disciplina ma anche di ordinamento e mondo, ordine mondiale.


L’ordine è una nozione essenziale per l’arte perché è il senso ultimo della sua esistenza.
La genesi dell’arte è fondata sul bisogno di risolvere l’immensa distesa dello spazio che è sentito pericoloso a causa appunto della sua immensità che eccede la misura dell’essere umano.
Per risolvere questo vuoto è quindi possibile segnare una parte dell’intero e sentirla come umana e quindi sicura, segnare significa quindi fare ordine ovvero fare un mondo umano dentro allo, e separato dallo, spazio vuoto e immenso attraverso un ordinamento.

L’arte, intesa come strumento per passare dal chaos al kosmos ovvero per avere un mondo non disumano ma umano, deve agire con ordine.
È fondamentale sottolineare l’analogia tra la nozione di ordine e il significato etimologico della parola architettura che ha l’archè della tektonìa ovvero il comando della costruzione, il genitivo della costruzione può indicare il comando esercitato dagli esseri umani sulle cose prime e sulle cose eccellenti ma anche il comando esercitato dalla costruzione umana sullo spazio vuoto (dalla tektonìa sul chaos).
L’arte in generale, e l’architettura in particolare, esercita un potere su qualcosa di estraneo per trasformare una sua parte in qualcosa di umano con la quale gli esseri umani possono essere in relazione positiva.
L’architettura dunque utilizza l’ordine per addomesticare lo spazio vuoto e immenso in un posto che gli esseri umani possono abitare.
Fare ordine significa avere la capacità di riconoscere un ordine nel chaos che deve essere estratto da questo per poter essere usato dagli esseri umani, per fare ordine quindi gli esseri umani devono estrarre un kosmos dal chaos ma soprattutto costruire con le regole del kosmos e ottenere una dimensione umana.

La prima operazione che viene citata è il riconoscimento di un ordine nel chaos e Pitagora è fondamentale in quanto la sua filosofia si pone l’obiettivo di identificare il cardine dell’ordine delle cose e il cardine è rappresentato dal numero infatti le cose sono date da rapporti numerici tra le parti e l’intero.

Agostino nel “De ordine” fa rifermento a Pitagora e fa un esempio architettonico in cui sostiene che l’errata proporzione delle parti è come un insulto per la vista (esempio una porta non perfettamente al centro) mentre la simmetria diletta e attira a sé l’attenzione (esempio tre finestre di cui una al centro e le altre due a fianco in modo da diffondere la luce ad intervalli pari) e gli architetti parlano di ragione mentre le parti disposte in modo asimmetrico non hanno alcuna ragione.

L’affermazione istruttiva è che gli architetti giudicano gli oggetti architettonici sulla base del criterio della proporzione che riferiscono appunto alla ragione e anche il potere sensibile (vedi il “diletta e attira a sé l’attenzione”) è fondato sulla ragione infatti gli oggetti architettonici che hanno ragione esercitano un potere sensibile, cioè estetico, sui loro fruitori.
Il fatto che gli oggetti architettonici abbiano ragione significa dire che le sue proporzioni sono razionali perché sono state costruite sulla base di una modulatio la cui fondazione è il numero e ciò che compete alla vista, a proposito del quale si dice che appunto la proporzioni delle parti è razionale, si definisce bello.

Pitagora e Agostino sostengono che il numero sia essenziale perché fondato su qualcosa di metafisico, cioè su qualcosa che è dopo le cose fisiche, e anche se è visibile attraverso le cose fisiche. Il numero dà la ragione alle cose fisiche sia naturali che artefattuali e rappresenta il segno della loro unità la quale fa essere una cosa “la cosa” e cioè che fa avere ad una cosa l’identità che ha.
L’ordine sintetizza la soluzione trovata per fare l’operazione prima, ovvero fondante, e poi eccellente attraverso la quale gli esseri umani costruiscono il proprio spazio di esistenza.

L’oggetto architettonico antico è bello se ordinato, cioè costruito secondo l’ordine fondato sul numero, sulla proporzione numerica.

Dall’antichità fino al Settecento, dire bellezza significava dire ordine (bellezza = ordine), la bellezza era una BELLEZZA OGGETTIVA nel senso che si sono dedotte dal kosmos delle regole e dei canoni che sono state poi tradotte in proporzioni numeriche, per cui non bisogna fare altro che applicare la regola che è una regola condivisa e canonica e diventa essa stessa parte dell’oggetto costruito.
Nell’epoca antica l’arte era costruita seguendo le regole del kosmos per cui tutta l’arta era bella per antonomasia in quanto il kosmos è ordine per definizione (ARTE=BELLA)

Esempio testo di Socrate tragedia in cui viene descritta una ferita e sono presenti scene in cui domina la categoria della bruttezza ma è considerata arte perché la definizione di arte ha a che fare con la forma e non il contenuto.
La forma è garanzia di bellezza e infatti la metrica ricorre al verso dell’endecasillabo, verso più nobile, che è riconducibile alla proporzione, il contenuto quindi passa in secondo piano perché non è quello che contribuisce alla bellezza del testo.

L’architettura è l’arte che rappresenta al grado massimo la bellezza ordinata infatti i trattati che affermano la fondazione della bellezza sull’ordine sono soprattutto architettonici, sia Vitruvio nel “De architectura” che Alberti nel “De re aedificatoria” scrivono che la bellezza di un oggetto è data dall’ordine, cioè dalla proporzione numerica tra le parti e tra le parti e l’interno.

Nel 1673 venne pubblicata un’edizione del “De architectura” di Vitruvio curata dall’architetto francese Perrault il quale comincia una disputa che influenzerà il destino moderno e contemporaneo della nozione di bellezza, egli infatti riconosce alla bellezza una dimensione soggettiva (sostiene ci siano ragioni per cui si amano le proporzioni e queste possono essere qualcosa di oggettivo o fondato sulla consuetudine come ad esempio nel caso di un abito alla moda che piace per le sue proporzioni le quali però non hanno nulla di oggettivamente bello).

Blondel invece si schiera contro Perrault in quanto continua a sostenere che in architettura l’ordine è una presenza necessaria insieme all’oggettività della sua bellezza.

La filosofia del Settecento introduce una svolta per il destino della nozione di ordine e della nozione di bellezza infatti i filosofi britannici settecenteschi affermano che la BELLEZZA è SOGGETTIVA, ovvero non è fondata su un ordine oggettivo ma è data dalla soggettività irriducibile delle condizioni della sua fruizione che variano da essere umano ad essere umano.

Nel Settecento quindi si assiste ad un passaggio da una nozione OGGETTIVA di bellezza a una nozione SOGGETTIVA di bellezza.
La bellezza oggettiva deriva dall’ordine del kosmos che viene tradotto in canone e quindi se un artefatto aderisce a determinate caratteristiche la bellezza diventa una proprietà dell’oggetto in questione, ovvero è qualcosa di condivisibile da tutti, mentre nel caso della bellezza soggettiva non è più una proprietà degli oggetti.
Tratto da ESTETICA DELL'ARCHITETTURA di Francesca Zoia
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