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Coppia Oc e Og in "Film". Tempo e luogo del movimento


    Le figure che Og incontra sul suo cammino sono figure esili, hanno abiti leggeri ed un’eleganza a tratti “fronzoluta” e nello stralcio di città percorso da Og in quella “mattina presto d’estate”, come suggerito dal testo di Beckett, si ritagliano lo spazio di quotidianità. La coppia passeggia leggendo un giornale, l’anziana signora porta con sé una cesta di fiori mentre insicura scende le scale. Og, al contrario, è sgraziato, frenetico, quasi goffo, indossa un cappottane scuro, un cappello nero ed un fazzoletto gli coprono il capo, porta con sé una borsa:  si lascia camuffare dai suoi abiti, assolutamente non ingentilire.
    I personaggi delle opere di Beckett sono individui ridotti ai minimi termini: a loro è stata sottratta la vita, dibattono le proprie ali per tentare invano di inventarne una, in un tempo senza tempo dove l’inferno è di chi resta.
    Sto pensando soprattutto a Winnie di Giorni felici: lei infatti, non è che non sappia dove andare la domenica, grande dilemma dell’Occidente ricco del Novecento, ma non sa a cosa dover pensare tutti i santi giorni nell’attesa di portarli a termine; e dei due, è quella che dimostra più vivacità. Le loro efferatezze mostrano per intero la tragicità del vivere.
    Ma torniamo a Film. Nella coppia incrociata e urtata per strada da Og mentre si “affretta alla cieca”1 come nella fioraia che scende le scale e in Og stesso seduto sulla sedia a dondolo nel finale mentre fissano Oc si forma gradualmente un’espressione di terrore, “un’espressione descrivibile solo come corrispondente a un’angoscia dell’essere percepito”.2
    Che cosa significa? Og cammina in senso contrario rispetto agli altri, creando nei suoi ipotetici “interlocutori” un evidente scompiglio manifestato, al suo culminare, nell’espressione di  cui sopra. Sarà la paura nei confronti di un essere diverso, inaspettato? Sarà che la sua furia desta il loro torpore quotidiano?
    Non c’è spazio per la parola e ogni tentativo viene immediatamente soppresso; l’unico suono reale, e per di più di flebile intensità, per tutta la durata della pellicola (22 minuti secondo il testo di Beckett) è il segno del suo annullamento completo.    
    Intanto continua la corsa di Og verso un luogo che è al tempo stesso luogo della memoria e dell’ineluttabilità di ciò che ormai è perso, di ciò che è documento dell’anima.
Tratto da "FILM" DI SCHNEIDER E BECKETT di Ornella Castiglione
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