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Sapere subalterno



L’autore, Robert Young ci invita ad immedesimarci nella condizione di rifugiati, dislocati, sradicati e traslati che vivono in Afghanistan, in Pakistan, in Palestina, dove la gente è costretta con la forza ad abbandonare i propri luoghi, a fuggire da fame, guerra, si diventa così mobili, mobilizzanti ma fondamentalmente nulla fluisce, la loro vita si è fermata, è stata spezzata, la dolce monotona stabilità familiare di ogni giorno e dell’esistenza sociale locale che avevano conosciuto ormai non esiste.

I bambini sono costretti a rincorrere un sapere situato oltre le rovine dei campi profughi,  perché incursioni militari sono ancora frequenti. Sono tutti vittime della violenta destrutturazione del capitalismo. Gli si prospetta un mondo al quale ci si cerca di adattarsi cercando di mantenere le forme più riconoscibili della propria identità, ormai divenuta fragile, incerta. Agli occhi del mondo si diventa come oggetti e nel frattempo i politici di tutto il mondo lottano affinchè voi non entriate nei loro paesi, ve ne restiate li a soffrirne. Siete gli intrusi, rifugiati, dislocati, sapete cosa?! Voi il crogiuolo postcoloniale lo alimentate. Siete la popolazione del terzo mondo. Un tempo il mondo era diviso secondo i due principali sistemi politici: capitalismo e socialismo rispettivamente primo e secondo mondo, il terzo era rappresentato dalle nazioni indipendenti, le ex colonie, non allineate. Per queste nazioni si profilava un ipotetico sviluppo indipendente dalla forza dell’occidente che però non avvenne e così ecco che il terzo mondo va a delineare le caratteristiche di oggi, sottosviluppo, povertà, instabilità, carestia.

Per i postcolonialisti tuttavia terzo mondo e tricontinente restano termini importanti perché suggeriscono l’idea di una cultura, di un sapere e di un’epistemologia alternative, propone inoltre di sollecitare le diverse forme di conoscenza occidentali accademiche ed extra accademiche alla rivalutazione di prospettive meno etnocentriche e più subalterni, quei saperi che vengono direttamente dai dannati della terra. Greci? Latini? E dei saperi arabi che ne dite?
Un punto di partenza può essere un cambio di consapevolezza che la prospettiva da cui osservare è quella che parte dal basso.
Tratto da INTRODUZIONE AL POSTCOLONIALISMO di Marianna Tesoriero
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