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Wiligelmo, storie della Genesi


Si trova nella cattedrale di san geminiano a modena. Presenta uno svolgimento fortemente orizzontale, nel senso che la lunghezza è più del doppio dell’altezza. Il margine superiore è scandito dal succedersi di dieci arcatelle a tutto sesto, con ghiere variamente intagliate a motivi geometrici e floreali. Tali arcatelle, a volte pensili a volte sorrette, sembrano voler riprendere il motivo ornamentale utilizzato da Lanfranco lungo tutto il perimetro esterno della cattedrale. La narrazione si svolge da sinistra verso destra e gli avvenimenti vengono rappresentati in rapida successione, senza alcuna divisione: è un espediente abbastanza comune nella scultura romanica. La prima scena rappresenta Creazione di Adamo: all’estrema sinistra appare Dio Padre, simbolicamente racchiuso in 1 mandorla sorretta da due angeli inginocchiati. Il tema è bizantino. Prosegue con Dio che plasma Adamo a sua immagine e somiglianza. L’uomo, nudo e goffo, prende per la prima volta coscienza del proprio corpo, ancora pesante, con il ventre prominente e le ginocchia flesse. Anche il Creatore nn è più l’essere incorporeo, ma pieghe della veste lasciano intravedere un corpo. Al centro, fra le due colonnette, viene rappresentta la creazione di Eva. Adamo, pesantemente addormentato, è buttato diagonalmente su una roccia in riva al fiume, come un burattino senza fili. Dal suo fianco Dio prende la donna, che è incredula e incapace di reggersi in piedi da sola. Dopo viene rappresentato il Peccato originale: adamo è scolpito di tre quarti mentre sta divorando la mela, mentre Eva lo guarda con dolcezza. All’estrema destra il demonio, con le sembianze del serpente tentatore, si avviluppa al rigoglioso albero della conoscenza spalancando le fauci dentate. Dio nn è più presente, come a simboleggiare il fatto che ormai sono macchiati dal peccato e quindi nn più degni di vedere Dio. Inoltre, essi s accorgono per la prima volta di essere nudi, dal momento che s coprono con una foglia. Il quarto bassorilievo, posto sopra il portale minore di destra, inizia con La morte di Caino, trafitto dalla freccia di Lamech, e termina con L’esodo di Noèe della sua discendenza dall’Arca. Al centro spicca la schematica rappresentazione dell’Arca stessa, che simboleggia la Chiesa quale luogo e segno della salvezza. Ma l’apice dell’espressività viene raggiunta nella rappresentazione di Caino, raffigurato nell’atto di accasciarsi pesantemente al suolo: la mano destra con la quale tenta di aggrapparsi all’albero, per esempio, o la testa lievemente sollevata, quasi a sottolineare il contraccolpo della freccia che gli colpisce la gola. La narrazione di Wiligelmo risuta sempre veloce e precisa, gli sfondi sono semplici e scarni, ma le figure non danno l’impressione di fluttuare nel vuoto, ma anzi sono ben piantate al suolo e inserite in una realtà quotidiana, vera e riconoscibile. Ma tutto nn è rappresentato nei rapporti di proporzione, poichè egli mira all’espressione del proprio modo di concepire la realtà.
Tratto da ITINERARIO NELL’ARTE di Elisabetta Pintus
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