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I genitori come allenatori dei figli


Man mano che i figli crescono il dialogo, in molte famiglie, finisce per esaurirsi. Alcuni genitori cercano di educare i figli anche quando il loro intervento educativo ha ormai perso ogni efficacia. In altre famiglie il senso dello stare insieme si trasforma nel generico sentimento di appartenenza a una sorta di comunità abitativa. Esiste tuttavia un’alternativa al silenzio che si instaura in molte famiglie. I genitori possono decidere di dialogare con i figli da una posizione di pari dignità. Questa soluzione può costituire anche la base di un successivo rapporto con i figli adulti, un rapporto improntato alla fiducia e all’amicizia.
Ma i genitori, il più delle volte, hanno la sensazione che i figli non siano particolarmente ansiosi di parlare con loro, né sui temi che essi stessi considerano importanti né su quelli che pensano siano importanti per i figli. Molti genitori hanno l’impressione che i loro sforzi di instaurare un dialogo siano una fatica inutile.
In molte famiglie la conseguenza di tutto questo è che i figli, crescendo, non riescono a sviluppare e a maturare dei propri valori, delle proprie norme e convinzioni morali. Molti genitori, una volta constatato che le vecchie prescrizioni e i vecchi divieti non funzionano più, non sanno come comportarsi.
Altri hanno talmente paura di offendere i figli o di manipolarli che quasi non osano sostenere un proprio punto di vista e sanno solo chiedere: “Tu cosa ne pensi?” Altri ancora crescono i figli in un modo che rende impossibile un vero dialogo, e genera invece una catena infinita di sterili litigi e di conflitti di potere.
Se il confronto con una controparte di pari dignità viene a mancare, i bambini e gli adolescenti hanno molta difficoltà a sviluppare valori e norme che possano controbilanciare il panorama vario e mutevole delle mode e delle tendenze.
A volte i più deboli reagiscono con un comportamento violento e distruttivo; ma anche i più forti sentono una sostanziale mancanza di rapporto con se stessi e con la società.
Tratto da LA FAMIGLIA È COMPETENTE di Anna Bosetti
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