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Responsabilità o ubbidienza


Storicamente, per molte generazioni l’ubbidienza è stata un obiettivo indiscusso dell’educazione. La società nel suo complesso era autoritaria, e questo clima si rispecchiava nella maggior parte delle famiglie, a scuola e sul posto di lavoro. Era più facile che una persona si realizzasse socialmente se aveva imparato a non opporsi alle autorità. Tuttavia, l’utilità di un simile atteggiamento dal punto di vista psicologico e esistenziale è discutibile. Poi, all’improvviso, la società venne travolta da un’ondata democratica e antiautoritaria. Le donne si ribellarono all’oppressione maschile; ci fu un autentico boom di studi pedagogici e il modo di vedere i bambini e l’infanzia cambiò radicalmente. Per molte decine di anni il vecchio stile educativo autoritario con le sue norme rigide, le sue regole e le sue punizioni da un lato, e dall’altro la nuova pedagogia, più libera e più democratica, si affrontarono senza riuscire a trovare dei punti d’incontro. Finché molti scoprirono che in realtà nessuno dei due metodi educativi è convincente fino in fondo. Il tipo di educazione che dà migliori risultati è quello che oggi viene definito “autorevole”: i genitori sono autorevoli, senza però essere autoritari, un’educazione in cui i genitori sono consapevoli del propri potere, non si sottraggono al ruolo di guida e si preoccupano dell’integrità dei figli.

Tratto da LA FAMIGLIA È COMPETENTE di Anna Bosetti
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