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24 e Lost a confronto


24 e Lost sono 2 testi origine che espandono la loro iperserialità, complessità e televisuality, e danno origine a un overflow mediale e culturale.

24 (2001)
Il tempo è il protagonista: ogni puntata racconta 1 ora della giornata (la stagione si compone di 24 episodi ognuno dei quali corrisponde a 1 delle 24 ore che formano il giorno e che Bauer ha per salvare il mondo) dell’agente Jack Bauer, impegnato a sventare un piano terroristico destinato a sconvolgere il mondo, per cui lotta pubblica e vita personale si intrecciano. 24 è eccessivo nello stile (il tempo, lo split screen) e quindi rinuncia a certe profondità nella trama e nella caratterizzazione dei personaggi.

Lost (2004)
Sperduti su un’isola chissà dove nell’oceano, i sopravvissuti di un disastro aereo sono costretti ad aspettare i soccorsi che forse non arriveranno mai e a cercare di sopravvivere in su un’isola abitata da qualcosa/qualcuno che da loro la caccia. Ognuno dei sopravvissuti cerca un posto in quella mini società e ognuno sembra avere un ruolo preciso, ma le loro personalità sono complesse (ognuno ha un passato, che viene raccontato e può essere in certo senso capito attraverso dei flashback, e u futuro, raccontato a partire dalla 4° stagione attraverso dei flashforward ) e sospetti e malintesi si insinuano. Lost mette in scena un mistero che deve rimanere tale, perché una volta svelato tutto sarebbe un Mac Guffin (una sciocchezza).
Tratto da LA TELEVISIONE COME TESTO ESPANSO di Francesca Masciadri
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