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Lost: il viaggio e l’arco del personaggio


Dato che il personaggio e la metamorfosi sono gli elementi chiave di Lost, per parlare di questo telefilm potremmo fare riferimento allo schema del viaggio dell’eroe di Chris Vogler, secondo cui ogni storia si basa su un protagonista che si pone un obiettivo, per ottenere il quale dovrà abbandonare il proprio mondo ordinario ed entrare in un mondo straordinario, un mondo sconosciuto che dovrà imparare a conoscere attraverso la propria esperienza personale e l’eventuale aiuto di altri personaggi. Questo viaggio può essere reale (avviene nel mondo reale) o simbolico (avviene all’interno del personaggio stesso) ed  è il racconto di cambiamento e trasformazione, quindi del percorso di formazione di un personaggio.
Comunque il viaggio dell’eroe e l’arco di trasformazione sono solo lo scheletro di Lost, mentre il vero succo è dato da:
    •    flashback (dalla 1° stagione), meccanismo attraverso cui il personaggio viene esplorato più volte, si dilata la narrazione, si aprono nuove prospettive e si aggiunge sapere, anche se non seguono un ordine cronologico; ogni flashback è autobiografico ed è annunciato da un segnale visivo e sonoro (avvicinamento al volto del personaggio e suono cupo) che marca ancora di più l’ingresso dello spettatore nella dimensione più intima del personaggi
    •    flashforward (dalla 4° stagione)
Accanto alla dimensione temporale passata e futura (che rispetta l’ordine cronologico degli eventi e apporta sempre un aumento di sapere) è possibile ritrovare un’unità di tempo e luogo: siamo nel presente e siamo su un’isola deserta.
Lost è testimone di:
    •    iperserialità, perché ogni puntata si compone di più linee narrative: storia del personaggio sdoppiata in 2 (presente sull’isola e passato/futuro non sull’isola), storia del personaggio che sarà al centro della puntata successiva, storia degli altri personaggi e storia sui misteri dell’isola,  running plot stagionali e mityarch che accomuna stagioni e personaggi
    •    complessità, che è dovuta alla compresenza di molteplici linee narrative e a un cast variegato e interconnesso
    •    televisuality, attraverso il ricorso a flashback e falshforward, i due elementi linguistici che permettono la dilatazione
Al centro del racconto ci sono 2 tipi di domande (mistero dell’isola e mistero dei personaggi), ma dato che Lost è dilatazione temporale, non c’è mai una risposta definitiva per queste domande, ma delle aggiunte di sapere che danno in parte delle risposte, ma aprono anche nuove domande. Ciò significa che il sapere di personaggi, spettatore e narratore deve essere gestito in modo preciso, giocando cioè con i vari punti di vista e con la focalizzazione, che può essere focalizzazione 0 (il narratore dice più di quanto ne sa un personaggio), focalizzazione fissa, variabile o multipla (il narratore dice solo quello che sa il personaggio/i personaggi) o focalizzazione esterna (il narratore dice meno di quello che sa il personaggio). Lost è un racconto a focalizzazione interna (dice quello che sa il personaggio) e variabile (di più personaggi), anche se lo spettatore ha un sapere superiore a quello dei personaggi perché conosce il passato di ognuno e quello che ognuno ha scoperto sull’isola (informazioni non condivise tra i personaggi); quindi il narratore è sullo stesso piano dei personaggi quando narra e su quello degli spettatori per quanto riguarda il sapere condiviso. Si può quindi affermare che Lost lavora sulla focalizzazione, che è ciò che ci permette di vedere, sapere e credere, e dilatazione senza fine perché modifica sempre il nostro sapere.
Tratto da LA TELEVISIONE COME TESTO ESPANSO di Francesca Masciadri
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