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Balazs e lo studio del linguaggio cinematografico



Prima di affrontare i saggi di Balazs e dei sovietici, bisogna menzionare lo studio di Munsterberg (Film del ’16), dove egli analizza i meccanismi psicologici della percezione filmica, sforzandosi anche di definire la specificità del cinema, attraverso la quale il mondo esterno perde il proprio peso, si libera dello spazio, del tempo e della causalità, modellandosi sulle forme della nostra coscienza.
Spetta all’estetico Balazs il merito di aver affrontato (in L’uomo visibile del ‘24) lo studio del linguaggio cinematografico, partendo dalla seguente questione: “Come e quando la cinematografia è divenuta un’arte particolare, che impiega metodi essenzialmente differenti da quelli del teatro e che parla un altro linguaggio formale rispetto ad esso? ”; e risponde enunciando quattro principi caratterizzanti il linguaggio cinematografico:
- vi è distanza variabile tra spettatore e scena rappresentata, da cui una dimensione variabile dell’immagine che prende posto nel quadro e nella composizione dell’immagine;
- l’immagine totale della scena è suddivisa in una serie di piani di dettaglio;
- vi è variazione di inquadratura dei piani di dettaglio nella medesima scena;
- è l’operazione del montaggio che assicura l’inserimento dei piani di dettaglio in una successione ordinata nella quale non si succedono soltanto scene intere, ma anche riprese dei dettagli minimi di una stessa scena; la scena nel suo insieme ne risulta come se si giustapponessero nel tempo gli elementi di un mosaico temporale.


Tratto da ESTETICA DEL FILM di Nicola Giuseppe Scelsi
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