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Il calendario religioso degli ebrei in Sicilia (1300-1400)


I documenti notarili mostrano che il tempo vissuto dagli ebrei segue principalmente un calendario religioso: numerosi contratti scandiscono infatti i vari obblighi secondo le feste dell'anno nuovo civile: Pasqua, Del Corno, delle Cassate (Pentecoste). Sono feste considerate primarie e irrinunciabili, così sacre da permettere anche la scarcerazione degli ebrei incarcerati per debiti, una sorta di permesso premio di un mese.
Naturalmente non sono solo queste le indicazioni temporali usate dagli ebrei nelle relazioni tra loro e con i cristiani, anzi fanno prevalentemente riferimento alle feste e ad i mesi dell'anno cristiano, considerati una scansione dell'anno civile, al contrario del loro calendario religioso che regola le loro attività economiche e politiche. Il sabato è il giorno della riunione e del pentimento per chi ha peccato contro la Legge, oltre che il giorno della sorveglianza della comunità contro i trasgressori (ad esempio un uomo che ha calunniato una donna della comunità ritira le sue accuse di sabato). Il sabato è naturalmente un giorno non lavorativo, e la regola vale anche in caso di società miste tra cristiani ed ebrei. Alcuni esempi: un compratore di tonno dell'Isola delle Femmine dichiara di non accettare ritiri di sabato. Un inconveniente che a volte viene scavalcato con vecchi trucchi, come quello di utilizzare come vicario per le operazioni un cristiano. In generale il rispetto dello shabbat viene ricordato in ogni genere di contratto di lavoro, specialmente nell'esordiente industria dello zucchero, che per i ritmi infernali di lavorazione spesso e volentieri tendeva a eludere la regola. La festa dello shabbat e le festività in genere potevano anche bloccare il lavoro e l'economia della comunità.
IL PURO E L'IMPURO. L'ossessione della purezza è fondamentale per un ebreo, è il muro che separa e definisce. Nel vocabolario siciliano la purezza si identifica con termini formati sulla radice semitica THR, tanto ebraica quanto araba. I capitoli delle comunità illustrano la gerarchia delle loro preoccupazioni, prima di tutto quella della purezza femminile. Ma è l'identità alimentare uno dei fondamentali criteri di identità religiosa e gli ebrei siciliani seguono le regole del Pentateuco e l'interpretazione rabbinica con uno scrupolo proporzionale al tipo di cibo consumato ma che si fonda sempre sull'immediata identificazione di ciò che è lecito, cioè iudiscu: carne, vino e formaggio. I procedimenti di casherizzazione hanno un eco importante nell'economia della comunità, sia per le lunghe tempistiche operative sia per la necessità di manodopera specializzata. Per quanto riguarda la macellazione, il personale ebreo sembra sempre perfettamente addestrato e informato e spesso i cristiani usavano macellatori ebrei di carne casher da vendere.
La vinificazione era un procedimento complesso poiché implicava l'acquisto di uva al momento della vendemmia, il pestaggio secondo l'uso ebraico e la fermentazione in cantina senza alcun intervento di cristiani. Non era però raro che gli ebrei acquistassero vino ebraico dai cristiani in società con ebrei.
Per il formaggio la regola era che non si impiegasse latte acquistato da non ebrei a meno che esso non fosse stato munto in presenza di un ebreo. Il latte deve essere anche cagliato senza caglio, al posto del quale andava utilizzato un coagulante vegetale. Nessun miscuglio poi tra latte di capra e di pecora. Naturalmente la lavorazione doveva essere fatta da un ebreo. Anche i caseifici cristiani si avvalevano spesso di esperti ebraici.
La dichiarazione di casherizzazione o meno da parte dei rabbini era un potere dalle conseguenze enormi, che poteva condannare un'impresa ebraica al fallimento. Va comunque fatto presente che non spesso la logica della purezza veniva rispettata in totale ortodossia. Se è vero che un ebreo non poteva accettare pane da un non ebreo, ciò non avveniva sempre. Erano frequenti poi le società cristiano – giudaiche.
Era molto importante il consumo dell'olio e del pesce, importanza sottolineata dalle pesanti imposizioni fiscali. Questo perché gli ebrei non erano obbligati al consumo di pesce, non avendo Quaresima né giorni di magro, e consideravano il pesce una vera ghiottoneria. Moltissimi ebrei dunque lavoravano stagionalmente nelle tonnare o si davano in generale al commercio di generi alimentari ittici, che garantivano alti profitti.


LA CULTURA SUBALTERNA. Un sapere magico degli ebrei siciliani è incontestabile e l'esistenza di talismani e amuleti è attestata a Malta da un processo contro tal Rafael Ketis, accusato di professare arti
magiche proibite. Si tratta spesso semplicemente di portafortuna destinati ad allontanare il malocchio.

L'EVOLUZIONE DELLE ESIGENZE MORALI. Nel Duecento l'eco del movimento riformatore originatosi nella penisola iberica si fa sentire anche in Sicilia. Si tratta della proibizione del gioco, di indossare pellicce in vista sui vestiti, di portare un eccessivo numero di gioielli e in generale una intenzionale esibizione di generi di lusso. Tutto ciò dipende naturalmente dalla preoccupazione rabbinica della modestia e della tutela dello status economico familiare. Non mancarono, soprattutto da parte delle giovani generazioni, movimenti contestatari all'interno di ogni singola giudecca.



Tratto da STORIA MEDIEVALE di Gherardo Fabretti
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