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Motivazione


Motivazione: fa riferimento ai motivi per cui un individuo mette in atto un certo comportamento, determinando i suoi sforzi, le sue scelte comportamentali e il suo rendimento.
È influenzata da due fattori:
  1. personali, come le necessità, la personalità, l’interesse e gli obiettivi;
  2. situazionali, come gli allenamenti e l’allenatore.
Esistono 6 teorie sulla motivazione:
  1. Teoria della motivazione al successo, secondo cui la motivazione dipende dall’equilibrio tra la tendenza a raggiungere il successo e quella ad evitare il fallimento;
  2. Teoria dell’attribuzione casuale, secondo cui il modo in cui l’atleta valuta il suo sforzo influenza le sue aspettative, le sue emozioni e la sua motivazione. Ci sono due modi interpretativi:
    • locus of control interno, di chi crede nelle sue capacità di controllare e modificare gli eventi;
    • locus of control esterno, di chi crede che gli eventi siano controllati da fattori esterni come il caso e la fortuna, e non dalle sue capacità;
  3. Teoria del raggiungimento di obiettivi, secondo cui la motivazione è determinata dagli obiettivi, dalla percezione delle proprie abilità e dalla scelta comportamentale messa in atto per raggiungere gli obiettivi;
  4. Teoria delle competenze, secondo cui lo stile della leadership, la valutazione individuale e l’orientamento motivazionale influenzano la percezione delle proprie competenze;
  5. Teoria dell’orientamento motivazionale, secondo cui la motivazione può avere un:
    • orientamento al risultato, quando l’atleta si confronta con gli altri riguardo alle sfide e ai risultati;
    • orientamento al compito, quando il criterio per valutare il successo è l’impegno e l’apprendimento di nuove abilità;
  6. Teoria del self determination, secondo cui le scelte comportamentali hanno diverse conseguenze in base al tipo di motivazione posseduta, ovvero:
    • intrinseca, cioè quando la motivazione a mettere in atto un comportamento è basata su bisogni autonomi. L’obiettivo è la prestazione e possono esserci conseguenze positive del comportamento;
    • estrinseca, cioè quando la motivazione a mettere in atto un comportamento è basata sul voler soddisfare aspettative esterne. L’obiettivo è il risultato e possono esserci conseguenze negative associate alla pratica sportiva.
Per costruire la motivazione è necessario:
  • Tener conto della personalità dell’atleta;
  • Distinguere l’individuo dal gruppo;
  • Comprendere i motivi per competere;
  • Modificare l’ambiente e il comportamento per cambiare la motivazione;
  • Offrire più opportunità
  • Valutare il rendimento.
Per allenare la motivazione sono necessari:
  • Feedback sulla prestazione, in cui l’info si riferisce alla condotta e fornisce elementi per il miglioramento;
  • Feedback sul risultato, in cui l’info si riferisce ad un comportamento eseguito precedentemente e che ha portato ad un certo risultato;
  • Rinforzo, che aumenta la probabilità che il comportamento si ripeta. L’allenatore deve riconoscere l’impegno e premiare i comportamenti positivi, indipendentemente dal risultato;
  • Punizione, che diminuisce la probabilità che il comportamento si ripeta. L’allenatore non deve punire la persona ma il comportamento, e non deve associarvi un carico fisico.
Goal setting: è un percorso per pianificare obiettivi personalizzati che consente di adattare anche programmi preesistenti alle proprie esigenze.
Ci sono 3 tipologie di obiettivi:
  1. di risultato, che riguardano gli esiti dei comportamenti;
  2. di prestazione, che riguardano la performance e il miglioramento delle abilità;
  3. di processo, che riguardano specifiche caratteristiche comportamentali e modalità attraverso cui raggiungere gli obiettivi.
Secondo lo smart program, il goal setting deve essere:
  • Specifico;
  • Misurabile;
  • Ottenibile;
  • Realistico;
  • Temporalmente scandito
Per creare il clima giusto al raggiungimento di obiettivi è necessario:
  • L’orientamento al compito
  • La condivisione delle decisioni
  • Rinforzi e punizioni
  • La visione del gruppo come elemento di collaborazione
  • La valutazione dei miglioramenti
  • La concezione di tempo non tiranno.

Tratto da PSICOBIOLOGIA di Giulia Bonaccorsi
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