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Gli showroom Olivetti negli anni ’50


Negli anni ’50 lo studio BBPR, Franco Albani e Carlo Scarpa non intervengono solo nell’ambito degli allestimenti museali, ma si rendono protagonisti anche di alcuni interventi all’interno di spazi espositivi dedicati alla merce.

Ci riferiamo in modo particolare agli Showroom Olivetti, compagnia fondata dal padre di Adriano Olivetti, che in Italia fonda la prima industria di macchine da scrivere, e che in poco tempo riesce a conquistare il mercato internazionale combinando l’eccellenza tecnologica e l’aspetto più propriamente estetico/artistico.
Gli showroom Olivetti rappresentano un importante banco di prova sia per le sperimentazioni nel campo degli allestimenti museali sia perché permettono di mettere in relazione il prodotto industriale con l’opera d’arte.
Aspetto importante della compagnia è anche l’attenzione verso i lavoratori, sentimento che trova espressione nella costruzione degli stabilimenti industriali, per cui Adriano Olivetti chiama i maggiori architetti italiani del tempo.

Costantino Nivola, che trova rifugio negli Stati Uniti allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, collabora all’allestimento dello showroom Olivetti di New York, il primo aperto nella grande metropoli. Insieme allo studio BBPR egli concepisce una sorta di antro tecnologico in cui il prodotto industriale è esposto come una vera e propria opera d’arte.

Nel 1958, Carlo Scarpa si occupa dell’allestimento dello showroom Olivetti di Venezia, collocato all’interno di Piazza San Marco. Scarpa concepisce un edificio totalmente integrato anche sul piano dei materiali, scegliendo il legno e i mosaici, i quali rimandavano all’acqua e all’infrangersi della luce su di essa. Insieme alle macchine da scrivere e ai calcolatori elettronici, Scarpa inserisce delle vere e proprie opere d’arte, come una statua realizzata da Lorenzo Viani.
Nello stesso anno, Franco Albani interviene nell’allestimento dello showroom Olivetti di Parigi, in cui tornano molti degli elementi da lui utilizzati già in altri interventi, come i supporti metallici di Palazzo Bianco.

L’esperienza degli showroom Olivetti costituisce un unicum ed è importante perché per la prima volta emerge un concetto più ampio di industria, che non vuole governare la società ma che vuole inserirsi al suo interno in maniera organica. Tuttavia, questo concetto rientra nel sogno utopico del movimento moderno dell’integrazione tra passato e presente.

Lo Showroom Olivetti di New York viene concepito dai BBPR come un vero e proprio antro tecnologico che si estendeva in senso longitudinale e che recava in sé sia elementi moderni sia elementi propri dell’estetica italiana, come i marmi e le grandi lampade colorate che scendevano dal soffitto. Le macchine da scrivere erano poggiate su dei piedistalli che sembravano emergere dal pavimento, come onde marmoree.
L’elemento caratterizzante era però il bassorilievo di Nivola, concepito non come un elemento a priori ma come un vero e proprio modulo spaziale, realizzato con la tecnica da lui stesso ideato della sand casting: si procedeva prima con il negativo del rilievo, poi dalla colatura di sabbia mista a gesso si ottenevano i moduli che servivano a realizzare il bassorilievo finito.
Nel bassorilievo possiamo individuare due parti: una caratterizzata da elementi astratti e l’altra dominata da una figura che costituisce l’interpretazione di Nivola dei miti del mediterraneo.
I bozzetti preparatori sono oggi conservati nel Museo Nivola di Orani e da essi emerge che nel progetto originario il bassorilievo doveva essere colorato. Tuttavia, la cromaticità dell’ambiente in cui doveva essere inserito sarebbe entrata in contrasto con l’opera, che fu dipinta soltanto dopo essere stata trasferita all’Università di Harvard, dopo la chiusura dello showroom negli anni ’70.

Tratto da MUSEOLOGIA di Roberta Carta
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