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Lo studio BBPR


Lo studio BBPR prende il nome dai cognomi degli architetti fondatori, quindi Banfi (il quale muore durante la Seconda Guerra Mondiale in un campo di concentramento), Belgiojoso, Peressuti e Rogers.

Negli anni ’30 lo studio abbraccia l’architettura moderna, mentre negli anni ’50 è impegnato nel dialogo tra la contemporaneità e la storia.

Nel 1954 realizza a Milano la Torre Velasca, allora grattacielo più alto della città e vicino al Duomo.

Tra il 1954 e il 1963 è impegnato invece nel riallestimento del Castello Sforzesco, occupandosi anche della ricostruzione a livello architettonico delle parti maggiormente danneggiate.
Alla base dell’allestimento vi è la possibilità per i visitatori di fruire il percorso storico artistico nella maniera più fluida possibile. A ciascuna opera viene riconosciuto il proprio spazio vitale, ma vengono allo stesso tempo anche contestualizzate.

L’unica eccezione è costituita dalla Pietà Rondanini: i BBPR rispondono alla richiesta dell’allora direttore del museo di rendere fruibile al pubblico l’opera nella sua unicità, progettando una sorta di quinta teatrale che da un lato non rendeva visibile l’opera durante il percorso e dall’altro ne costituiva la sua teatralizzazione. Il percorso portava inevitabilmente alla visione della Pietà, visibile tuttavia soltanto frontalmente. La critica rivolta a questo allestimento dei BBPR, infatti, rimprovera il fatto di aver impedito la visione dell’opera a 360° e quindi di aver impedito la visione del non-finito di Michelangelo.

Negli anni successivi, si è discusso spesso di una possibile risistemazione della Pietà Rondanini, che arriva nel 2015 in occasione dell’Expo di Milano: il nuovo allestimento è curato da Michele De Lucchi, che sistema la Pietà Rondanini all’interno dell’Ospedale spagnolo, quindi un’aula completamente separata dalle altre collezioni. Entrando all’interno dell’ambiente, il visitatore ha una visione dell’opera a 360°, in quanto sistemata al centro, investita dalla luce naturale e poggiata su un basamento moderno assolutamente neutro.

Tratto da MUSEOLOGIA di Roberta Carta
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