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1900-1940: smog – 1940-1960: smog fotochimico


Lo smog (= smoke + fog) di tipo tradizionale, dal tipico colore grigio, si presenta come una nebbia e viene anche chiamato smog invernale o smog di Londra perché più comune d'inverno e più comune nelle città a climi freddi e umidi, come Londra. 

Dal punto di vista chimico, questo smog viene chiamato smog riducente

Durante la rivoluzione industriale nelle grandi città come Londra veniva fatto un largo uso del carbone come combustibile.
Il particolato prodotto dalla sua combustione e la nebbia (sospensione di acqua in aria) si combinavano in un aerosol di anidride solforosa, SO 2, e anidride solforica, SO 3, (anch’essa derivata dalla combustione del carbone); queste si combinano poi con l'acqua atmosferica formando acido solforoso e acido solforico (fenomeno analogo alla formazione delle piogge acide). 

Lo smog risulta nocivo alla salute dell'uomo e degli animali superiori - irritante per gli occhi e per le vie respiratorie e anche cancerogeno - ma anche per le piante e per gli ecosistemi acquatici.
Inoltre, per la sua acidità, è in grado di corrodere lentamente edifici e monumenti. 

Per quanto riguarda la formazione di acidi, è stato compiuto un grande sforzo per ridurre il contenuto di zolfo dei combustibili in generale (in particolare carbone e gasolio) per ridurre così le emissioni di SO 2.

Lo smog fotochimico viene anche chiamato smog estivo o smog di Los Angeles perché più comune nei climi caldi e asciutti, come accade tipicamente nella città di Los Angeles (i primi casi di smog fotochimico vennero segnalati intorno al 1940 a Los Angeles). Dal punto di vista chimico, questo smog viene chiamato smog ossidante. Il termine smog fotochimico indica un insieme di processi che coinvolgono ozono, ossidi di azoto e composti organici volatili. 


Essenziale per l'innesco delle reazioni è la presenza di radiazione solare. Lo smog fotochimico è un particolare inquinamento dell'aria che si produce nelle giornate caratterizzate da condizioni meteorologiche di stabilità e di forte insolazione. Lo smog fotochimico si manifesta con una leggera foschia dal caratteristico colore arancio-marroncino (dovuta a NO 2) che può provocare irritazione agli occhi e disturbi respiratori. Altri effetti sull'ambiente riguardano possibili danni alla vegetazione (riduzione della produttività di colture) e alle cose (rapido deterioramento delle superfici e dei materiali). 

Gli ossidi di azoto (NOx) e i composti organici volatili (VOCs), emessi nell'atmosfera da molti processi naturali o antropici, vanno incontro ad un complesso sistema di reazioni fotochimiche indotte dalla luce ultravioletta presente nei raggi del sole. Il tutto porta alla formazione di ozono (O 3), perossiacetilnitrato (PAN), perossibenzoilnitrato (PBN), aldeidi e centinaia di altre sostanze. 

I composti che costituiscono lo smog fotochimico sono sostanze tossiche per gli esseri umani, per gli animali ed anche per i vegetali, inoltre sono in grado di degradare molti materiali diversi per il loro forte potere ossidante. Lo smog fotochimico è generalmente importante d'estate, quando a causa del ruolo assunto dalla radiazione solare nel sistema di reazioni chimiche di base, più frequentemente si superano i limiti di legge per l'ozono, principale tracciante del processo. Per ridurre l'emissione di inquinanti (NOx, VOCs) si sono adottati diversi sistemi tra cui il blocco del traffico che risulta essere la causa principale. 
Tratto da PROCESSI INDUSTRIALI ECOSOSTENIBILI di Laura Marongiu
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