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Industria farmaceutica

Industria farmaceutica (industria chimica secondaria, fine o delle specialità)

L’industria farmaceutica, a seconda di quello che produce, è un tipo di industria secondaria, quindi ha bassi volumi di produzione, ma elevati guadagni.
Per quanto riguarda l’industria farmaceutica bisogna stare molto attenti a non lasciare traccia di sottoprodotto nella formulazione finale perché può essere un problema e avere effetti indesiderati del farmaco.
Inoltre ci sono costi molto più elevati (reattivi costosi, grado di purezza, analisi, ecc.) per produrre qualcosa di estremamente puro come può essere un farmaco, ma tutto questo significa che poi ci sono dei guadagni elevati.
Infatti l’industria farmaceutica per molti anni non ha affrontato il problema degli scarti, i cui costi, soprattutto se benigni, sono “sopportabili”.
Un’altra cosa importante da considerare è che l’industria farmaceutica è legata molto alla questione dei brevetti: un farmaco viene brevettato e poi messo in commercio, eliminando così la concorrenza.
Quando si brevetta un farmaco non si brevetta solo il principio attivo, ma si brevetta innanzitutto l’intero farmaco con anche gli eccipienti vari e poi si brevetta il processo attraverso il quale il principio attivo viene prodotto, e questo significa che bisogna passare attraverso tutta una serie di cavilli burocratici.
Una volta che l’industria farmaceutica ha ottenuto il consenso per produrre un farmaco in un determinato modo, sino a che è coperto da brevetto non c’è alcuna convenienza a cambiare infatti i costi di produzione sono molto più bassi del prezzo di vendita del farmaco. Anche se ci si accorgesse tempo dopo che si potrebbe ottenere il medesimo prodotto con una resa più alta e un metodo migliore per minimizzare gli scarti, l’industria non cambia processo in quanto oramai già ha brevettato quello, ha pagato, ha avuto l’autorizzazione e nessuno lo può produrre fino a quando non scadrà il brevetto.
Quindi tutto è legato alla scadenza del brevetto, dopo la quale può avere senso cercare un nuovo processo.
L’obiettivo si riassume nella frase “ Right First Time”: far bene il primo processo, cercando di stabilire il migliore allo stadio di ricerca.

Esempio. Produzione di ibuprofene
Tutto questo si è ripercosso nella produzione dell’ibuprofene, che negli anni ’60 veniva prodotto attraverso il metodo della Boots.
Questo processo è abbastanza complesso di sei stadi che porta alla produzione di molti scarti, e infatti dopo la scadenza del brevetto si è cercato un nuovo processo per migliorare il precedente.
Negli anni ’90 la BASF, in collaborazione con la Boots, ha creato un processo molto più efficace e con meno scarti.
Alla fine del processo l’unico sottoprodotto è l’ acido acetico che però è diverso dall’altro del processo Boots, perché qui è da solo e quindi può essere riciclato.
Nell’altro caso l’acido acetico non può essere recuperato perché è mischiato ad altre sostanze.
L’unico problema può essere rappresentato dall’uso di HF che può andare contro al principio #3 della GC, ma è un caso in cui i vantaggi superano di gran lunga gli svantaggi.

Tratto da PROCESSI INDUSTRIALI ECOSOSTENIBILI di Laura Marongiu
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