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Minimizzazione della tossicità


Parliamo ora più espressamente di tossicità e consideriamo i due principi, il 3 e il 4, che parlano appunto di tossicità.
 
Principio #3 della GC: Sintesi Chimiche Meno Pericolose
Ogniqualvolta sia praticabile, i metodi di sintesi dovrebbero essere progettati per utilizzare e generare sostanze che possiedano una tossicità bassa o nulla per la salute umana e per l’ambiente.

Principio #4 della GC: Progettazione di Prodotti Chimici Più Sicuri
I prodotti Chimici dovrebbero essere progettati per attuare la loro funzione desiderata e contemporaneamente minimizzare la loro tossicità.

Nonostante le metriche parlino solo superficialmente della tossicità, questo è un fattore molto importante da tenere in considerazione. L’approccio della GC è molto diverso da quello che si aveva inizialmente, perché prima degli anni 1960s si sapeva poco della tossicità delle sostanze e di come misurarla, inoltre si comprendeva la tossicità di una sostanza solo dopo la malattia o la morte di chi ci lavorava a contatto. L’approccio adottato al problema era semplicemente limitare l’esposizione. Quando si scopriva che un materiale era tossico, si cercava di evitare che i lavoratori venissero in contatto con esso (per esempio usando dei respiratori e maneggiando reagenti chimici da lontano).
Ora l’approccio della GC è diverso, perché si basa sulla prevenzione, cioè sul capire prima o prevedere se la sostanza è tossica (attraverso ad esempio i gruppi funzionali che la compongono).

Bisogna sempre tenere presente che rischio ≠ pericolo, perché:
• il pericolo è la capacità di una sostanza di causare conseguenze dannose
• il rischio contiene in sé un concetto di probabilità: una sostanza può essere intrinsecamente pericolosa, il che significa che ha la capacità di recare il danno, ma poi il rischio sta nell’uso di quella sostanza e rappresenta la probabilità che il danno poi si verifichi.
Quindi il rischio è una funzione del pericolo, ma c’è qualcos’altro che deve essere considerato, ed è l’ esposizione, ossia il numero di eventi che espongono a tale pericolo. In termini chimici significa che se io ho delle sostanze chimiche diverse, la loro tossicità intrinseca sarà diversa, ma il rischio dipende anche da come le uso, da quanto ne uso.
Quindi considerando il danno provocato dall’esposizione ad un agente chimico, si può scrivere:
rischio = f (pericolo · esposizione)

Esistono due modi per minimizzare il rischio: minimizzare l’esposizione (approccio tradizionale) o minimizzare il pericolo e quest’ultimo ha più probabilità di funzionare per diminuire il rischio (secondo l’approccio della GC).

Se noi cerchiamo di ridurre il rischio attraverso la minimizzazione dell’esposizione (approccio tradizionale) significa che avendo sempre la stessa sostanza, a cui è associato un dato pericolo, riducendone l’esposizione produciamo una proporzionale riduzione del rischio. Quindi conoscendo il pericolo intrinseco (la tossicità) di una sostanza e l’efficacia dei metodi di controllo dell’esposizione (camice, guanti, occhiali, vie respiratorie, cappa, ecc.), il rischio può essere valutato e ridotto sino ad un livello “accettabile”.

A questo approccio son legati una serie di problemi:
• un rischio non è mai nullo e può essere ridotto fino a un valore che può essere definito accettabile, con l’uso di tutti i dispositivi messi a disposizione, ma il concetto di “rischio accettabile” è un po’ arbitrario, es.: 1:1 milione ha la possibilità di essere colpito da un tumore a causa di una certa sostanza. Questo è accettabile, perché una sostanza che provoca un malato su un milione non può essere considerata cancerogena, però per quell’uno non è accettabile affatto.
• lavorando con una sostanza tossica pur usando tutte le precauzioni possibili (guanti, maschera, sotto cappa, ecc.), potrebbe essere presente qualcun’altro che non adotta gli stessi metodi di controllo all’esposizione, es.: se non sa che sto lavorando con quella sostanza, può non essere preparato e quindi in realtà l’uso stesso di una sostanza pericolosa, fa sì che ci siano persone soggette a questo pericolo senza rendersene conto oppure persone che sono al di fuori alla produzione.
• i dispositivi di sicurezza non sono infallibili. Sapendo che il rischio è funzione di pericolo ed esposizione, ma abbassando unicamente quest’ultima, se per qualche motivo l’esposizione sale, siccome il pericolo era già alto, necessariamente il rischio aumenta in maniera incontrollata.
• i metodi di controllo dell’esposizione e le protezioni (allarmi) sono molto costosi.

Se invece la minimizzazione del rischio avviene attraverso la minimizzazione del pericolo (approccio GC), non si avrà mai la possibilità che il rischio salga, perché la sostanza è quella e rimane tale.
Quindi se io uso una sostanza poco pericolosa non potrò mai avere che il rischio aumenti enormemente, anche in caso di incidente.
• L’obiettivo non è un “rischio accettabile”, ma una “innocuità nei confronti dell’uomo e dell’ambiente”
• Anche il rischio per eventuali altre persone che non adottano i metodi di controllo dell’esposizione è ridotto
• La riduzione del pericolo non può fallire:
- Se il pericolo è alto, il rischio non può aumentare a causa di un aumento “spontaneo” (guasto) dell’esposizione, ma
- Se il pericolo è basso, il rischio non può aumentare a causa di un aumento “spontaneo” del pericolo
• Vantaggio economico legato al risparmio sui metodi di controllo dell’esposizione e a possibili ulteriori benefici economici.
Tratto da PROCESSI INDUSTRIALI ECOSOSTENIBILI di Laura Marongiu
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