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Polimeri tradizionali miscelati con additivi che favoriscono la fotodegradazione o la degradazione chimica


L’ultimo punto prevede che al polimero tradizionale vengano aggiunti degli additivi che favoriscano la fotodegradazione o la degradazione chimica.

Polietilene additivato con ECM

Un esempio sono i sacchetti che sembrano simili a quelli di plastica, ma che presentano invece un additivo che permette loro di essere biodegradabili, la sigla presente sui sacchetti è ECM.
L’additivo ECM è presente per almeno l’1 wt% in alcune plastiche quali PE, PP, PS, PVS, PET. L’additivo è a sua volta un copolimero etilene-vinil acetato (EVA) con ingredienti attivi a base di colloidi organici e rende il polimero biodegradabile del 90% in 12-36 mesi.

La cosa interessante di questo tipo di plastica è la maggior resistenza, infatti degrada soltanto se è in presenza di altre sostanze che si stanno già degradando, fino a quel momento mantiene le proprie caratteristiche e la propria integrità. Anche in questo caso abbiamo una reazione a catena grazie all’azione dell’ECM: si libera anidride carbonica come prodotto di demolizione e la struttura perde la sia unitarietà, trasformandosi in spezzoni medio-piccoli profondamente alterati a livello molecolare e predisposti per un attacco batterico.

• Produzione di polimeri additivati (8):
semplice miscelazione con l’additivo nel corso della lavorazione del polimero.

Tratto da PROCESSI INDUSTRIALI ECOSOSTENIBILI di Laura Marongiu
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