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Prodotti dell’industria chimica come scarti


Una volta che un prodotto dell’industria chimica (e di quelle affini) è stato utilizzato per il suo scopo poi costituisce uno scarto. Anche in questo caso dobbiamo applicare la stessa gerarchia a piramide per la gestione degli scarti. Spesso si parla della regola delle tre R:

• ridurre: non utilizzare i prodotti se non è necessario (es.: ridurre gli imballaggi, non utilizzare troppo detersivo, ecc.) e preferire prodotti degradabili;

• riutilizzare: usare ripetutamente i materiali prima di riciclarli o buttarli (principio generale, es.: bottiglie di vetro, sacchetti di plastica; no ”usa e getta”);

• riciclare: trattare gli scarti per trasformarli in altri materiali utilizzabili (o almeno recuperare energia); materiali riciclabili: vetro, metalli, carta, plastica.
N.B.: prima riutilizzo, poi riciclo.

In questo caso ci si rivolge anche al cittadino che deve quindi cercare di produrre il meno possibile scarti.

Principio #10 della GC: Progettazione per la Degradazione
I prodotti chimici dovrebbero essere progettati in modo che alla fine della loro funzione si decompongano in prodotti di degradazione innocui e non persistano nell’ambiente.

Gran parte dei prodotti dell’industria chimica finisce nell’ambiente come waste (es.: materie plastiche, detersivi per la casa, prodotti per l’agricoltura).
I prodotti chimici che non si degradano facilmente persistono nell’ambiente per molti anni: bene che vada sono comunque un pugno in un occhio, come molte plastiche, ma alla peggio hanno effetti tossici a lungo termine ( POPs: Persistent Organic Pollutants). Per questo motivi c’è la necessità di prodotti chimici progettati per degradarsi.
Tratto da PROCESSI INDUSTRIALI ECOSOSTENIBILI di Laura Marongiu
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