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Protocollo di Kyoto: 1997


È un accordo internazionale tra una parte delle parti firmatarie, non sono tutte le stesse che avevano aderito alla prima convenzione. 
Il protocollo si applica alle emissioni dei gas serra CO 2, CH 4, N 2O, HFCs, PFCs, SF6.
I clorofluorocarburi non sono stati inseriti nel protocollo di Kyoto, perché in realtà erano già stati banditi per un altro motivo, i clorofluorocarburi infatti sono un problema per il buco dell'ozono, perciò erano già stati banditi dalla conferenza di Montreal.

Le varie nazioni decidono quindi di agire sinergicamente per limitare la produzione di questi gas e per ridurre del 5,2 % rispetto alla produzione degli anni 90.
5,2% è un valore medio, infatti ogni Paese aveva poi il suo obiettivo in base a quanto aveva inquinato fino a quel momento e in base al grado di sviluppo.
Per l'Italia per esempio il valore era 6,5% rispetto alle emissioni del 90', ma il protocollo è entrato in vigore nel 2005 quando le emissioni erano già superiori, quindi in base alle emissioni del 90' la diminuzione doveva essere del 19%.

I vari paesi sono stati coinvolti in maniera diversa, per alcuni paesi non era stata richiesta alcuna riduzione per esempio: Nuova Zelanda, Russia e Ucraina, per ragioni legate al fatto che erano in una fase di sviluppo per cui non era giusto limitarli, in alcuni casi ci sono stati anche dei permessi, per esempio per l'Australia era permesso un aumento dell'8%, perché fino ad allora avevano contribuito in maniera non eccessiva. I paesi in via di sviluppo erano esentati dal protocollo. 

I Paesi aderenti erano 184 in realtà molti si sono aggiunti successivamente, altri si sono tolti come per esempio gli Stati Uniti.
In queste conferenze ci si chiede soprattutto a che punto si è con i propositi dell'agenda 21.

Nel 2000 c'è stato il Summit del millennio oltre tutte le altre conferenze periodiche, c'è stata una dichiarazione del millennio che riguardava anche altri campi non sono l'ambiente e lo sviluppo sostenibile, in questa dichiarazione comparivano 8 obiettivi per lo sviluppo che ci si è posti come obiettivo di raggiungerli entro il 2015, tra i vari obiettivi ce né uno il 7 che parla di sostenibilità ambientale.

Nel 2001 a Marrakech si discute di come far entrare in vigore il protocollo di Kyoto emanato 4 anni prima.

Nel 2002 Rio+10, si riparla dell'Agenda 21.

Nel 2005 a NYC vi fu l'anniversario del summit mondiale dove venne prodotto un altro documento significativo “World Summit Out come” dove al punto 10 si parla dello sviluppo sostenibile come obiettivo centrale, in particolare nei suoi aspetti economici, sociali ed ambientali costituisce un aspetto fondamentale per l'attività delle nazioni unite. Si stabili anche di stanziare dei fondi per questi MDG.

Nel 2010 a Cancún ci fu la sedicesima conferenza delle parti della convenzione COP, sesta della Conferenza di Kyoto.

Ci fu una conferenza a Durban (2011) che fu abbastanza problematica, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, ci si avvicinava al 2012 quindi alla scadenza di Kyoto e ci si rese conto che tante cose non stavano andando bene, lavorarono tutta la notte e la conferenza durò un giorno in più del previsto, alla fine riuscirono ad ottenere un accordo, ma fu grosso il rischio di fallimento totale della conferenza, si ottennero 36 decisioni.

Dato che ci si avvicinava alla scadenza del protocollo di Kyoto senza la risoluzione dei problemi, si ipotizzò l'estensione del protocollo fino al 2020, venivano rimandate alla conferenza dell'anno dopo le decisioni fondamentali sull'estensione. La cosa importante è che durante questa conferenza si tirarono fuori dal protocollo la Russia, la Nuova Zelanda il Giappone e il Canada oltre gli Stati Uniti già usciti.

Nel 2012 a Rio (Rio+20) è stato prodotto un documento “the future we want”, nel 2012 ci fu anche a Doha la conferenza dei paesi firmatari convenzionati (COP), proprio qui si decise cosa fare per Kyoto 2 (l'estensione), l'estensione va dal 2013 al 2020 con una nuova lista di paesi e un nuovo gas serra da limitare NF3.

Il 2020 sarà importante anche perché oltre la fine del protocollo di Kyoto esiste un obiettivo dell'Unione Europea noto come 20-20-20 che consiste nella riduzione del 20% dei gas serra rispetto al 1990, richiede che il 20% del fabbisogno di energia venga ricavato da fonti rinnovabili e che ci sia un aumento del 20% dell'efficienza energetica. Le cose importanti furono stabilite a Doha. 

Nel 2013 la conferenza COP19 si tenne a Varsavia. La COP20 si è tenuta nel 2014 a Lima.

La COP21, di cui si è sentito notevolmente parlare, si è tenuta a Parigi (2015) in cui è stato stipulato l'Accordo di Parigi in cui si stabilisce l'obiettivo di: mantenere nel corso del 21°secolo l'aumento di temperatura rispetto ai livelli preindustriali ben al di sotto dei2°C, e impegnarsi per cercare di limitarlo a 1.5°C
Per fare ciò è necessario iniziare al più presto (2020) a ridurre le emissioni di gas serra.

L'ultima COP(22) si è tenuta quest'anno (2016) a Marrakesh: Conferenza delle UN sui Cambiamenti Climatici (COP22-CMP12-CMA1) (United Nations Climate Change Conference) ed è stata appunto la prima dopo l'Accordo di Parigi.

Ci sono quindi diversi filoni di conferenze, quella di Rio che si ripete ogni 5 anni, il Summit del millennio anch'esso ogni 5 anni, e poi ci sono la convenzione per i cambiamenti climatici che invece sono ogni anno.

Tra le conferenze citate c'è quella del 2005 il Summit mondiale durante il quale si produsse un documento noto come “World Summit Out come” il cui punto 10 parla delle tre componenti della sostenibilità; economico, sociale e sviluppo. 

In realtà perché lo sviluppo sia sostenibile è vero che l'ambiente deve essere protetto ma bisogna considerare anche gli aspetti economici e quelli sociali, lo sviluppo sostenibile non ci dice ci rinunciare alle tecnologie moderne e al benessere attuale. L'aspetto sociale si riferisce non solo alle generazioni future, ma anche ad un aspetto più globale, il benessere deve essere distribuito globalmente e non deve essere solo a beneficio di solo alcuni paesi.

Da allora ci furono diverse rappresentazioni dello sviluppo sostenibile, in uno di questi lo sviluppo sostenibile è mantenuto da 3 diversi pilastri: uno è la crescita economica, uno rappresenta la protezione ambientale e la terza il progresso sociale, questa rappresentazione non è l'unica e neanche la più intuitiva e completa.


Nel 1997 Elkington, un economista introdusse un concetto importante; per valutare le prestazioni di un'attività o di un’azienda non basta fermarsi al rendiconto finanziario, ma bisogna prendere in considerazione anche gli aspetti ambientali e sociali.

Soltanto valutando questi tre aspetti è possibile valutare le prestazioni di un'azienda.
Questo concetto poi è stato ripreso per quanto riguarda lo sviluppo sostenibile per questo queste due rappresentazioni sono così simili, questa rappresentazione rimane un limitata, poiché questi tre aspetti sembrano separati.


La rappresentazione migliore è data da tre ellissi con tre diverse zone di sovrapposizione, soltanto quando si sovrappongono tutte e tre abbiamo la condizione di sostenibilità. Se si considera per esempio l'ambiente e il profitto abbiamo una cosa fattibile ma non sostenibile, se si coltiva l'aspetto sociale e ambientale è sopportabile ma non sostenibile, solo quando si incrociano tutti e tre gli aspetti si può parlare di sostenibilità. Si parla delle tre dimensioni della sostenibilità.

In un mondo ideale tutti questi aspetti son importanti e quindi si ha una condizione di sostenibilità, ovviamente non siamo in una condizione di questo tipo, si dà molto più peso al lato economico.


Attualmente ci troviamo in una situazione in cui l'economia fa da padrona a discapito dei problemi sociali e ambientali. 

Si può parlare di sostenibilità forte e sostenibilità debole. La sostenibilità forte è la vera sostenibilità, essa non permette alcuna deroga. La debole è un modo di affrontare il problema della sostenibilità, permettendo delle cose che in teoria sarebbero vietate, delle specie di compensazioni. Secondo i fautori della sostenibilità debole l'importante è la somma di quello che viene tramandato alla società futura, intendendo la somma delle risorse naturali più le infrastrutture etc. Naturalmente questo non è coincidente con il vero concetto di sviluppo sostenibile. Secondo la sostenibilità forte non è possibile compensare la diminuzione del capitale naturale con qualcosa creato dall'uomo.


Per mettere meglio in evidenza che la sostenibilità debole non è la vera sostenibilità può essere utile osservare il seguente diagramma; costituito da tre cerchi uno dentro l'altro, questo diagramma significa che soltanto se l'ambiente verrà preservato ci potrà essere uno sviluppo della società e soltanto se vi sarà uno sviluppo della società sarà possibile lo sviluppo economico.

Abbiamo parlato del concetto di sostenibilità senza parlare però di come la chimica entra in gioco nello sviluppo sostenibile. È innegabile che la chimica, specialmente nel secolo passato ha portato ad enormi miglioramenti nella vita dell'umanità, ha avuto un ruolo essenziale in numerosissimi aspetti della vita quotidiana. L'industria chimica impiega molte persone, genera profitti elevati ed è essenziale per tutte le altre industrie, ci sono industrie che non sono chimiche ma che senza un processo chimico non potrebbero andare avanti, ci sono industrie che usano prodotti dell'industria chimica per produrre altre cose. 

Quindi la chimica e l'industria chimica sono essenziali per il nostro benessere.

Nonostante questo, l'opinione comune riguardo alla chimica è che sia “brutta e cattiva”, spesso vengono fatti dei sillogismi chimico=cattivo= dannoso=sporco mentre biologico=naturale. 

Ci sono tante sostanze naturali che sono veleni e ci sono tante sostanze di sintesi che hanno permesso lo sviluppo in tutti i campi. Il problema nasce perché la società comune in qualche modo ignora quale sia l'uso del prodotto finale, del prodotto chimico.



Tratto da PROCESSI INDUSTRIALI ECOSOSTENIBILI di Laura Marongiu
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