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Metodi riabilitativi per i bambini sordi


Metodo bimodale
Integra il linguaggio dei segni col linguaggio parlato. Quindi il linguaggio dei segni viene usato come supporto al linguaggio parlato. Infatti non si utilizza la lingua dei segni vera e propria, ma l’italiano segnato esatto.

Metodo bilingue
Ai bambini sordi viene insegnato il linguaggio dei segni e quello parlato, ma non contemporaneamente come col metodo bimodale: viene insegnata quindi prima la lingua dei segni e solo dopo quella parlata.

Metodo orale
Educa il sordo ad utilizzare al massimo il potenziale residuo e a rafforzare la labiolettura, inoltre viene vietato il linguaggio dei segni.
per poter attuare questo metodo occorre una diagnosi precoce e una protesizzazione tempestiva.

L’insegnamento del linguaggio si basa su:
•    Lettura labiale: si insegna al bambino a concentrarsi sui movimenti di lingua e labbra
•    Tatto lettura: si chiede al bambino di poggiare la mano su naso, gola e guance per sentire le vibrazioni
•    Esercizi di respirazione
•    Associazione della parola con l’oggetto o con l’immagine
•    Uso della lettura: si insegna a parlare e leggere contemporaneamente

Metodo verbo-tonale
Si basa sull’utilizzazione del residuo attraverso apparecchi acustici e protesi.
Le lezioni vengono svolte in gruppo in modo da promuovere la socializzazione, la comunicazione e l’apprendimento, ma vengono anche fatte lezioni individuali in base ai livelli raggiunti dal singolo individuo.

Metodo ricreativo, stimolativo e riabilitativo
È utilizzato per insegnare il linguaggio anche ai bambini più sordi, ovviamente nei limiti delle potenzialità del soggetto.
L’importante è che la stimolazione inizi il più presto possibile e che rispetti la progressione fonetica (pa-ba-ma, la-fa-va).

Programmi:
•    1°, dai 6mesi ai 3anni: vengono utilizzati voce e giocattoli per motivare i bambini
•    2°-3°, dai 3 ai 14anni: si consolidano le conoscenze acquisite e si estendono le competenze linguistiche
•    4°, negli adolescenti: si mantengono le conoscenze acquisite
Tratto da PSICOLOGIA DELL'HANDICAP di Irene Mottareale
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