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Esordio del melodramma


Tra gli esperimenti che si vengono facendo nella seconda metà del Cinquecento intorno alla musica e al canto, due sono le istanze che, più di altre, portano verso il melodramma: il rilancio, nel canto, del ruolo della parola e il recupero colto dell’antico teatro greco. La prima istanza è dunque quella che, a fronte di una pratica vocale polifonica che non consentiva l’individualizzazione, la caratterizzazione della singola voce e rendeva difficile l’espressione con essa dei sentimenti, degli «affetti» dell’interprete, spinge per un canto a voce sola (monodico) accompagnato da strumenti o da altre voci subordinate. In questo modo, si comincia a rivendicare al canto un ruolo non dissimile da quello riconosciuto al parlato.
Il canto monodico nasce come stile di recitazione.
L’inizio del melodramma trova le sue ragioni nella ricerca di intensificazione dell’espressione dei sentimenti a mezzo di canto e musica.
L’opera nasce come ricerca espressiva in territori limite (l’aldilà, gli dei, i santi, prima, poi i grandi eroi del passato), quasi per esplorare la manifestazione dei moti del cuore in stati e animi non comuni, in esseri superiori.

Tratto da DA MONTEVERDI A PUCCINI di Anna Bosetti
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