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I timori ambientali e delle imprese legati al Mercato Unico

I timori ambientali e delle imprese legati al Mercato Unico


b.5. I timori ambientali

Tali timori rientrano nella questione più ampia relativa al fatto che il mercato unico, per come è giuridicamente concepito e applicato oggi, possa effettivamente fornire risposte adeguate agli obiettivi politici dell’UE a livello di AMBIENTE, lotta contro i cambiamenti climatici ed uso efficiente delle risorse.
Anche in questo caso si tratta della ricerca di un equilibrio, tra SOSTENIBILITÁ e mercato unico, che il Trattato di Lisbona non manca di evidenziare. Rispetto ai timori sociali relativi al mercato unico, i timori ambientali sono certamente più recenti, ma stanno rapidamente conquistando una posizione centrale nel dibattito politico. Se l’obiettivo della crescita verde coinvolge un’ampia gamma di politiche dell’UE e degli Stati membri, esiste certamente una dimensione specifica che riguarda la struttura e il funzionamento del mercato unico. Da un punto di vista sia intellettuale che politico, si tratta di un territorio relativamente nuovo, che giustifica investimenti cospicui.

b.6. I timori delle imprese
Le IMPRESE, che sono sempre state in generale le più energiche promotrici del mercato unico, agendo da forza trainante, dimostrano ancora un forte interesse per un suo sviluppo ancora più pronunciato.
Nemmeno il mondo dell’impresa è però libero da timori, che sono naturalmente diversi in funzione dell’ambito di attività e delle dimensioni delle società. La consultazione su cui si basa la presente relazione ha permesso di tenere conto di numerose prospettive diverse, molte delle quali hanno contribuito a modellare le idee che saranno presentate nei prossimi capitoli (come nel caso delle consultazioni con le parti interessate).
Mettendo a fuoco i timori che si manifestano a questo livello di visione d’insieme, se ne possono individuare tre grandi categorie.
1) A livello trasversale, le imprese di tutti i settori sono insoddisfatte dei molti OSTACOLI che ancora permangono nel mercato, sotto forma di frammentazione e strozzature. Molti operatori chiedono l’applicazione più efficace di pari condizioni per tutti, l’attuazione più rapida delle normative in materia e la realizzazione di progressi significativi in ambiti, per esempio l’economia digitale, in cui il mercato unico non esiste ancora.
2) Le PMI, ma non solo, chiedono inoltre normative più semplici e meno onerose, anche se non si possono negare i progressi registrati in materia.
3) Alla parte opposta dello spettro, le grandi imprese attive a livello mondiale esprimono in genere preoccupazione per quanto riguarda la dimensione ESTERNA del mercato unico. Esse ritengono che l’UE non sia abbastanza incisiva nel cercare di ottenere un accesso ai mercati di alcuni Paesi di importanza cruciale e che, al contrario, penalizzi in una certa misura le proprie imprese a causa di un contesto normativo – anche in materia di aiuti di Stato – che è più oneroso rispetto ad altre realtà.
È inoltre opportuno osservare che le principali organizzazioni di categoria, pur promuovendo naturalmente l’idea di mercato unico portata avanti dal mondo dell’impresa, si dimostrano sempre più consapevoli della necessità di tenere conto anche dei problemi delle altre parti interessate, come accennato sopra, se il mercato unico vuole resistere alle tentazioni del NAZIONALISMO ECONOMICO e realizzare in modo sostenibile i significativi progressi che sono ancora necessari.

Tratto da IL MERCATO UNICO IN EUROPA di Luca Porcella
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