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Posizione della religione secondo Hobbes


Non può essere riconosciuta alla religione un fondamento ed una posizione autonoma che si esprime in una organizzazione ecclesiastica indipendente dallo stato. L’unità dello stato richiede che anche la religione e la chiesa vengano subordinate alla volontà sovrana che ha il diritto di fissare le norme che riguardano sia la dottrina che il culto.
La religione è ricondotta ad una predisposizione naturale al senso del timore, di angoscia avvertito dall’uomo allorchè si trova di fronte a fenomeni naturali che non riesce a spiegare. Oppure all’ansietà che lo turba allorchè considera l’insicurezza del suo futuro. Essendo questo il fondamento della religione, l’uomo è continuamente soggetto a cadere nella superstizione,a scambiare le sue credenze fantastiche con la vera religione. È solo l’uso della ragione che salva l’uomo dalle superstizioni. La ragione è il criterio con cui dobbiamo interpretare la parola di dio.
Il potere sovrano ha il diritto di sovrintendere alle questioni ch riguardano la religione e Hobbes lo sostiene con 2 argomentazioni:
1. la prima si fonda sulla natura del contratto sociale mediante cui viene costituita la società politica. I singoli diventano nello stato una sola persona pubblica che deve avere un solo culto al fine di rendere a Dio la dovuta rivelazione. La pluralità delle opinioni in tema di religione costituisce una delle cause delle tensioni che possono distruggere lo stato.

Occorre mantenere distinte le questioni spirituali da quelle temporali, che devono essere attribuite all’esclusivo giudizio dello stato. Stato e chiesa sono due nomi che indicano lo stesso corpo politico, la stessa istituzione sovrana, stato costituito da uomini, chiesa costituita da cristiani, cosicchè tra l’uomo cittadino e il cristiano non ci può essere nessuna opposizione in quanto la distinzione è formale.

Tratto da STORIA DELLE DOTTRINE POLITICHE di Filippo Amelotti
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