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SLUMS


Il termine slums veniva attribuito, nella Londra dell’Ottocento, ai quartieri miseri e mal costruiti in cui vivevano i poveri della città.

Per quanto riguardo l’etimologia del termine questa è un po’ incerta in quanto alcuni sostengono che significhi gente povera mentre altri che si riferisca a un’idea di salto rispetto a dove vive la gente normale.
Esiste una differenza tra ciò che si intende oggi per slums e ciò che erano gli slums nella Londra Vittoriana, di cui parla Charles Dickens, infatti in quest’ultimo caso non si trovano necessariamente in periferia o ai margini della città ma anche in zone relativamente centrali in quanto a Londra c’è stato un processo di Hausmanizzazione senza Hausmann nel senso che si è in qualche modo replicato l’intervento del barone senza però distruggere il centro per renderlo borghese per cui i poveri sono rimasti a vivere in centro.
Esiste una polemica intorno al fatto di chiamare slums le periferie povere delle città terzomondiali in quanto si tratta di qualcosa di diverso rispetto gli slums della città europea ottocentesca, è più opportuno definirle con il termine bidonville o favelas.
Negli anni Settanta si sviluppa l’idea che gli slum e le bidonville siano un fenomeno residuale, localizzato in alcuni luoghi privi di qualsiasi tipo di organizzazione e non sono riusciti a creare una periferia popolare, e che quindi quando svilupperanno un’economia seguendo le fasi dei paesi industrializzati verranno risanati ma successivamente ci si rende conto che non potrà mai succedere ma si assisterà ad una loro crescita esponenziale.

Nel 1966 si tenne ad Instabul un evento storico noto con il nome di Habitat II, si tratta di un convegno organizzato dalle Nazioni Unite per segnalare le condizioni dei quartieri poveri e ci si è resi conto che si trattava di una situazione allarmante in quanto gli slums crescevano in maniera preoccupante. e non era possibile controllare la costruzione di questi per cui i progetti di case popolare non riuscivano a soddisfare le necessità.

Basti pensare che a Buenos Aires il rapporto tra città costruita e periferia è di 3 a 1, questo significa che un oceano di periferia circondava la città tradizionale, a Nairobi il rapporto era di 10 a 1, inoltre città come Rio de Janeiro o San Paolo si trovano con una popolazione che è il doppio di quella attuale nel corso di 50 anni.

Per la prima volta viene affermato che “il diritto alla casa e all’abitare sono un diritto fondamentale di tutti gli esseri umani” ma l’unica soluzione possibile si rifà a quanto dice l’urbanistica brasiliana ovvero “le favelas sono la soluzione al problema delle favelas” nel senso che, nelle attuali condizioni di organizzazione, amministrazione e gestione delle metropoli, l’unico insediamento possibile è quello dell’autocostruzione e dell’insediamento illegale che permette in qualche modo di risolvere il problema della scarsità delle abitazioni.
Questo discorso implica che l’obiettivo di architetti e urbanisti non è tanto quello di distruggere le favelas ma fare in modo di creare condizioni di vita migliori (John Turner realizza una serie di interventi nelle Barriadas di Lima che possono essere riassunti con il concetto di Slum Upgrading, ovvero interventi di rinnovamento e adeguamento degli slum).

Un'altra data importante è il 2003 quando esce il rapporto di UN-Habitat intitolato “The challenge of the slum” nel quale si afferma che il fenomeno degli slum continua a crescere.

Nel 2005 il sociologo americano Mike Davis scrive il libro “Il pianeta degli slums” in cui con una visione apocalittica di quello che potrà essere il futuro segnala la crescita del problema che comporta un’accelerazione delle trasformazioni e dell’urbanizzazioni del mondo con conseguenze sociali.

È evidente che la questione degli Slum sia la questione politico-sociale più importante di questo millenio in quanto rischiano di non essere più un aspetto marginale ma diventare la dimensione normale di vita nelle metropoli caratterizzate da una profonda disuguaglianza.

Davis ritiene che il rapporto di UN-Habitat rappresenta la prima indagine globale sulla povertà. L’urbanizzazione del pianeta avviene dunque sotto il segno della disuguaglianza e si può notare la crescita di gigantesche città operaie laddove prima vi era campagna e si è formata una classe operaia numericamente enorme che versa in condizioni di vita e di lavoro estremo oltre che completamente esclusi dalla vita sociale e politica della città.
Il modello ottocentesco di slum viene quindi riproposto a scala mondiale e con ritmi intensificati, tali da eccedere le capacità delle amministrazioni di fornire infrastrutture necessarie e servizi, tanto che la povertà diventa il tratto distintivo delle città terzomondiali in cui i quartieri ricchi residenziali appaiono come un’anomalia.
Si tratta di un’emergenza storica senza precedenti caratterizzata da una concentrazione rapidissima di popolazione in alcune mega-regioni urbane, questo fenomeno si caratterizza per il fatto di comportare una crescita della povertà e per la sua accelerazione che in questo caso non è più legata ad un’idea di progresso.
L’enigma della metropoli contemporanea va letto nelle relazioni tra centralità e marginalità e non nella dicotomia città globali dei ricchi e mega-città dei poveri in quanto l’urbanizzazione non è un fenomeno lineare e non è facile definire cosa sia una mega-città in quanto nella sua formazione entrano in gioco numerosi fattori e non solo la crescita demografica.
Le mega-città spesso non sono meri contenitori di povertà ma fungono da elemento attrattore per gli spostamenti dei migranti e basano la loro riproduzione sulla capacità di attrarre le principali risorse di un paese combinandole con quelle ottenibili attraverso scambi commerciali e rappresentano un anello di una catena che coinvolge merci, capitali ed essere umani.
Gli slum sono luoghi dimenticati ed ignorati dalle amministrazioni e sono una sorta di universo di dannazione quotidiana impregnato di malattia, fatalismo e attesa che dal mondo esterno giunga qualcosa (servizi, aiuti medici o economici), l’unico intervento da parte del governo è rappresentato dall’intervento delle forze politiche che ribadiscono pratiche di dominio crudo attraverso corpi di polizia speciali.
L’attesa diventa quindi una componente fondamentale della vita quotidiana degli abitanti che non hanno alcuna prospettiva di miglioramento o di emancipazione.
Un altro fattore che caratterizza gli slum è quindi la presenza del crimine che dichiara di controllare le vaste estensioni della periferia, il problema è che negli slum si intrecciano il potere legale (statuale) e il potere non legale (mafioso) quest’ultimo legato al fenomeno della corruzione e al traffico di droga.

In sintesi, quindi si può ricapitolare la storia degli slum a partire dalla loro nascita quando il concetto di slum si rifaceva ad un ambito dentro la città in cui si manifestavano pessime condizioni di vita.
Oggi gli slum innanzitutto gli slum indicano tutti quegli insediamenti formali che sorgono ai margini delle città dei paesi povero a causa dell’espansione rapida dell’ambito amministrativo della città (in molte città terzomondiali per arrivare alle zone centrali in cui si concentrano le sedi delle grandi corporatios bisognava attraversare strade non asfaltate ai lati delle quali sorgono case autocostruite).
Con il convegno delle Nazioni Unite gli slum vengono identificati come ambiti urbani in cui solo la metà degli abitanti ha accesso limitato all’acqua potabile senza che vegano presi in considerazioni altri fattori quali ad esempio il reddito o gli aspetti architettonici e spaziali.
Occorre non dimenticare che la diffusione degli slum abbia assunto tipologie differenti a seconda dei periodi storici e delle epoche di produzione, gli slum attuali rappresentano anche una cesura
rispetto alla relazione tra la produzione fordista e il problema abitativo in quanto oggi appaiono come un abitare definitivo seppure misero e informale.
Le Global cities giocano un ruolo fondamentale nel discorso sulla globalizzazione in quanto rappresentano i centri di comando delle relazioni di scambio mentre le mega-cities dei paesi arretrati avevano un ruolo marginale in questo quadro seppur si possono considerare comunque città influenzate dalla globalizzazione e continuano a crescere in maniera massiccia nonostante i vari interventi di slum clearance in quanto forniscono manodopera sottopagata, ruolo che solo gli abitanti degli slum possono ricoprire nella divisione internazionale del lavoro ovviamente gli elevati livelli di povertà in cui vivono e la mancanza della possibilità di un reddito fisso provocano forme di alienazione e facilita lo slittamento dei più giovani verso la criminalità favorendo un clima di sopraffazione e violenza.
Tratto da SOCIOLOGIA DELLA CITTÀ di Francesca Zoia
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