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FMI adotta la prospettiva del riccio


Torniamo a parlare di nuovo del FMI che soprattutto negli anni '90 - fine anni 2000 adotta la prospettiva del riccio: come visto nella definizione, il riccio è quell'animale che ha un'unica grande idea e a questa idea (che per il FMI è il cosiddetto Washington consensus e la liberalizzazione dei mercati finanziari di tutti i paesi) sacrifica tutto il resto, la mette al centro di qualsiasi altra decisione di politica economica.
Da questo punto di vista, suggerisce l'idea e a volte la impone (il FMI infatti può imporre delle condizioni in cambio dei propri aiuti e finanziamenti a paesi in difficoltà).
Nel caso degli anni '90, il FMI fu favorevole e sostenne la campagna a favore della globalizzazione finanziaria, favorevole alla liberalizzazione dei movimenti di capitale, favorevole alla creazione di un mercato mondale libero di capitali, quindi i paesi devono liberalizzare i movimenti di capitale perché i mercati liberi sono una cosa giusta, efficiente, superiore; i paesi devono prepararsi bene e aprire i mercati, in qualsiasi situazione il singolo paese si trovi.

Il paradosso era il fatto che questa era un concetto molto semplice (Washington Consensus) che il FMI consigliò, suggerì e condizionò l'applicazione a tutti i paesi, indipendentemente dalla loro situazione, come se fosse una ricetta universale. Invece non è così per la diversità dei paesi.

Il Washington consensus era una "ricetta" universale e tutti i paesi devono prepararsi ad adottarlo, questa la prospettiva del fondo negli anni '90. In che modo?
Per adottare mercato mondiale finanziario libero, un paese ha bisogno di requisiti:
- politiche macroeconomiche "sane", cioè politiche equilibrate, c'è correttezza nel non volere squilibri, quindi non prendere politiche pubbliche o provvedimenti scellerati (idea malsana); anche qui il FMI cerca di essere universale;
- i paesi devono adottare opportune riforme interne, quindi ad esempio la tutela dei diritti di proprietà, riduzione dei monopoli, garantire la proprietà privata, favorire il buon finanziamento dei tribunali, fare la lotta alla criminalità, alla corruzione, se ci sono gare di appalto fare in modo che non siano truccate. Il fondo consiglia di fare tutti questi provvedimenti e poi a questo punto il paese può liberalizzare i mercati, perché sarà in grado di reggere gli squilibri.
- il paese deve liberalizzare il proprio sistema finanziario riducendo o abolendo i controlli: sistema finanziario libero con abolizione controlli.

Negli anni '90 parte questa campagna per la liberalizzazione dei movimenti di capitale a cui si affiancano molti economisti anche più dogmatici, economisti che poi cambiano idea dopo aver visto che le cose non hanno funzionato così come questa dottrina stabilisce. Moltissimi esponenti del pensiero economico americano come Fischer, Dornbusch che erano a favore della liberalizzazione e contro i controlli o tasse sui movimenti dei capitali; essi affiancarono il Fondo nel dire che esso ha ragione e bisogna prepararsi bene al fatto che il mondo si sta globalizzando a una velocità pazzesca sul mercato dei capitali, quindi si cerca di rendere le economie dei propri paesi più sane, più efficienti perché si sta entrando ormai nella globalizzazione finanziaria.

Di conseguenza, da questo punto di vista, il sentimento prevalente era l'ottimismo (in effetti i prezzi delle azioni o delle case aumentavano) ma si è perso molto tempo perché c'era anche molta esperienza per il Bretton Woods e molti economisti famosi invece la pensavano diversamente fecero notare il fatto che c'erano dei problemi che non venivano affrontati
Quindi eccessivo ottimismo, ma non si affrontano problemi come:
- circolazione informazioni fra banche centrali: se si integrano i mercati, si devono anche integrare moltissimo le banche centrali nazionali, creare unioni tra banche centrali non per forza farne una internazionale globale (come avrebbe voluto Keynes) perché questo era un disegno utopico, ma almeno fare in modo che circolino liberamente informazioni tra autorità (informazioni di polizia, di sicurezza, di antiterrorismo è importante che circolino, così come le informazioni tra banche centrali di tutto il mondo);
- vigilanza e monitoraggio su rischi dei mercati finanziari: anche qui inadeguatezza a livello mondiale per quanto riguarda la vigilanza a livello mondiale sui mercati finanziari; non c'è mai stata un'unione bancaria o un'istituzione che fa vigilanza a livello internazionale, e solo ora esiste in Europa qualcosa simile ma prima mancava,
- strategie comuni di intervento anti-crisi e fondi di stabilità, da adottare appunto quando scoppia la crisi. Solo ora abbiamo un fondo di stabilità europeo che può mettersi in movimento per contrastare lo scoppio di una bolla, di una crisi in uno dei mercati.

Ma queste problematiche non vengono affrontate man mano che il fondo chiede ai paesi di prepararsi bene: in effetti il FMI avrebbe potuto dire che i paesi, come economie private potevano cominciarsi a preparare perché sta scoppiando la globalizzazione finanziaria, quindi adottate le riforme, le politiche macroeconomiche sane e integrate i mercati; al tempo stesso il fondo avrebbe potuto dire di creare una "cerniera" di governance comune, creare istituzioni comuni di sorveglianza, di vigilanza, quindi avrebbe potuto proporre gli stati di attrezzarsi di queste cose perché le crisi finanziarie ci sono sempre state e sempre ci saranno e come già visto, possono produrre degli effetti devastanti.

Da un lato FMI diventa riccio e dall'altro mostra, come tutti i ricci che si fissano su un'idea e sull'altare di questa sacrificano tutto il resto quindi sacrificano la complessità del mondo vero, mostra fin troppo ottimismo.
Ottimismo finché scoppia la crisi dell'Argentina.

Tratto da STORIA DELLA POLITICA ECONOMICA INTERNAZIONALE di Federica Palmigiano
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