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Il dazio ottimo


I produttori stranieri sono contenti se l'Italia applica un dazio?
No, perché si trovano obbligati a vendere a una cifra maggiore quando invece sarebbero in grado di vendere a meno (ad esempio 15.000 a discapito di 10.000).
I produttori stranieri non sono contenti perché le loro vendite diminuiscono ed esse diminuiscono perché a prezzo mondiale vendevano ad esempio 9.000 auto invece al prezzo con dazio ne vendono 5.000.
Prima sul mercato italiano vendevano 9.000, poi l'Italia si protegge e gli stranieri possono vendere in Italia sono 5.000. La quantità si è ridotta (Quantità di importazioni senza dazio e con dazio nel grafico), si è dimezzata perché il prezzo è aumentato per le loro automobili.

Questo calo di domanda incide sui loro conti, sulla loro possibilità di vendita?
Di solito no, perché il fatto che gli italiani ne comprano poco meno, incide poco in un mercato mondiale. La minore domanda italiana non rappresenta una batosta per il produttore straniero; l'Italia non conta così tanto per il produttore di automobili, è un paese che non ha un potere contrattuale, di spesa così forte. Quindi i produttori stranieri al dazio se ne fanno una ragione e il prezzo mondiale comunque resterà quello, non c'è nessun motivo che li può portare a ridurre i prezzi a fronte di un calo della domanda italiana perché questa non incide così tanto in tutto il mondo, per tutti i produttori del mondo. Gli italiani consumeranno magari meno prodotto ma il prezzo mondiale del bene rimane quello, perché il potere contrattuale dell'Italia non è così forte ed è un paese piccolo. Nonostante la ridotta domanda, il prezzo internazionale rimane quello, non viene influenzato dalla minore domanda italiana.

I classici ritenevano, pensando soprattutto all'Inghilterra che era un paese libero che rappresentava un cliente importante per molti mercati (la domanda inglese pesava), che bisogna immaginare che il paese che si protegge non sia un paese piccolo ma sia un paese che ha potere di monopolio, che ha forza contrattuale e che quindi la riduzione della domanda inglese ad esempio rappresenti una grande perdita per i produttori mondiali.

Immaginiamo cioè il caso in cui esista un paese che ha un potere di monopolio molto forte, potere contrattuale forte nei confronti del resto del mondo (UK per i classici, USA oggi, oppure anche UE). Se questo paese forte si protegge e quindi riduce la propria domanda sui mercati mondiali, i produttori mondiali ne risentono nella loro economia e quindi, a seguito di questa riduzione della domanda inglese, essi riducono il prezzo internazionale come: o riducendo i margini di profitto delle imprese, riducendo i costi del lavoro, ma producono una riduzione del prezzo mondiale di un bene. Questo produce un miglioramento nelle ragioni di scambio del paese protezionista, perché esso con la sua azione di protezione ha provocato una riduzione del prezzo mondiale. In questo modo è come se si scaricasse sui produttori stranieri l'azione protezionista: il paese forte impone una tassa sul proprio mercato, la quale riduce così tanto la propria domanda interna in modo tale che i produttori mondiali ne risentono e così essi sono obbligati ad abbassare i prezzi altrimenti non possono vendere e non possono fare a meno di quella domanda del paese protezionista. Si scarica così sui produttori mondiali la propria politica interna.

Tratto da STORIA DELLA POLITICA ECONOMICA INTERNAZIONALE di Federica Palmigiano
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