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Il Gold Standard e la globalizzazione finanziaria


Sistema, insieme di regole ritenuto protagonista soprattutto nella seconda parte dell’800: il sistema aureo o gold standard.
Esso rappresentò una cosa molto utile per far crescere i commerci, i redditi, le economie riducendo i CDT.
Il gold standard è stato esaltato, anche troppo ed è stato un sistema o insieme di regole stabilite dagli uomini, dai governi e dalle banche centrali, esaltato ai suoi tempi, dal 1970 fino al 1914 per la sua utilità, forza.
Per certi versi anche troppo perché il gold standard fu anche sistema molto manovrato da quei paesi, in primis Gran Bretagna, che avevano più possibilità di guadagnarci dal sistema aureo. Quindi non fu una cosa idilliaca, politicamente neutra, soprattutto quando si parla di grandi questioni internazionali dove c'è sempre uno più forte che cerca di far approvare quello che porta più vantaggio alla propria nazione; il gold standard fu utile ma non così neutrale, piuttosto manovrato soprattutto da Gran Bretagna. Esso fu un accordo sottoscritto dai paesi che lo volevano, che funzionò ed agì come àncora di stabilità, agì per stabilizzare in primo luogo le monete e i tassi di cambio, ma anche per rasserenare il clima economico internazionale; esso rappresentava una garanzia, un " pilastro dell’ordine economico internazionale".

Esso era importante perché legato ai CDT, ricordando che ci si trovava in un sistema instabile in cui prevalgono focolai di guerra, la tensione internazionale, non è un sistema neutrale ma produce CDT elevati per chi deve fare attività economica su scala mondiale. Il gold standard da questo punto di vista era un'ancora di sicurezza, di garanzia tra i paesi che vi aderivano che generava e diffondeva fiducia, sicurezza, cose di cui c’è bisogno quando si opera in un mercato globale. Il gold standard non è una cosa automatica, neutrale e poteva essere influenzato politicamente dai protagonisti forti, più influenti, in primo luogo dalla banca d’Inghilterra.

È stato anche troppo esaltato: si diffuse una letteratura anche tra economisti di grande spessore (che sbagliarono nell'esaltarlo), più autorevoli, contro cui Keynes si scagliò (il gold standard era uno degli obiettivi della critica keynesiana alla legge di Say e a tutto il pensiero pre-keynesiano); si diffuse tra questi economisti l’idea che il gold standard fosse una cosa che aveva molti più pregi di quelli che aveva, fosse un meccanismo infallibile che impediva disfunzioni, squilibri al sistema economico, che garantiva equilibri a livello mondiale. Questo apprezzamento fu esagerato perché quando cambiò il mondo dal 1914, molti protagonisti degli anni Venti cominciarono a proporre “restauriamo il sistema aureo”, cioè volevano tornare al passato, al vecchio sistema dell’800, ai tassi di cambio e alle cosiddette parità pre-belliche, senza rendersi conto che il mondo era cambiato a causa degli shock pesanti come guerra mondiale, crisi economica, liberalizzazione e inflazione. Se ci si affida alle cose che funzionavano in un'altra era, prima di questi shock, si sbaglia e da qui appunto la critica keynesiana nei confronti di tutti quelli che vollero, a cominciare dall'Inghilterra, restaurare il sistema aureo. Fu una grossa responsabilità che produsse ulteriormente la crisi negli anni ’20 e ’30.

Il sistema aureo fu un meccanismo importante, ma non fu qualcosa di miracoloso che poteva sanare tutti i mali e le fratture, gli squilibri del sistema economico internazionale. Era solo una cosa che dal 1870 sotto la guida inglese riuscì a dare alcuni risultati.

Tratto da STORIA DELLA POLITICA ECONOMICA INTERNAZIONALE di Federica Palmigiano
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