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Coinvolgimento statunitense in Vietnam può essere diviso in 4 fasi


1ª FASE: guerra franco-indocinese dal 1946 al 1954 (TRUMAN ;  EISENHOWER).
L’amministrazione Truman è in origine imparziale verso la guerra nel Sud-Est asiatico poiché concentrata sulla situazione europea (prima fase del contenimento). Tuttavia la defezione della Jugoslavia dal blocco sovietico porta a vedere Ho come un potenziale Tito, e diversi avvenimenti spostano l’attenzione di Washington sull’Asia (ottobre 1949 Mao proclama la RPC; aprile 1950 NSC-68; giugno 1950 guerra di Corea) ;  gli USA vedono sempre meno la guerra in Indocina come una lotta anticoloniale e sempre più come teatro della Guerra Fredda. Il 5 gennaio 1950 Ho proclama, dal suo nascondiglio nella giungla, la ricostituzione della Repubblica democratica del Vietnam, subito riconosciuta da Mosca e Pechino. Per controbilanciare l’invio di armi ai Vietminh da parte dei cinesi, il 15 maggio 1950 Truman annuncia l’invio di 15 milioni di $ a sostegno dello sforzo bellico francese, che ben presto diventano 150 milioni. Dopo la clamorosa sconfitta francese all’inizio del 1954 nel villaggio di Dien Bien Phu, il Congresso statunitense, ricordando i precedenti 3 anni di stallo in Corea, si oppone inequivocabilmente all’intervento militare in Vietnam, respingendo così la richiesta francese di immediato supporto aereo (nonostante Eisenhower tema che una potenziale sconfitta francese dia il via all’effetto domino delle forze comuniste nel Sud-Est asiatico).

2ª FASE: dal 1954 al 1963.
A seguito della definitiva sconfitta francese dell’8 maggio 1954, viene organizzata una conferenza a Ginevra delle 5 potenze (USA, URSS, Cina, GB, Francia): nonostante siano frantumate le speranze della Francia di preservare la propria autorità coloniale in Indocina, i Vietminh in questa fase fanno un passo indietro. Infatti la leadership post-staliniana del Cremlino, preoccupata di preservare la sua nuova reputazione di moderazione e propensione al dialogo, chiede cautela alla delegazione di Ho Chi Minh, e lo stesso fa la Cina, appena uscita da tre anni di combattimenti in Corea. La conferenza termina il 20 luglio con la divisione del Vietnam al 17° parallelo, la proclamazione di due governi provvisori (quello del Vietminh a Nord e quello di Bao Dai a Sud) e la riunificazione del paese entro 2 anni sulla base di libere elezioni. Per rispetto ai suoi protettori sovietici e cinesi Ho è costretto ad ingoiare una soluzione di pace che gli nega la vittoria contro una potenza coloniale esausta, consegnando il 20% del territorio conquistato a sud. Nel frattempo Bao Dai sceglie come Primo ministro Ngo Dinh Diem, il quale, ignorando il divieto di stringere legami militari con paesi stranieri, si rivolge agli USA. L’iniziale entusiasmo statunitense per la riunione di Ginevra evapora appena diventa evidente la portata del trionfo di Ho, accompagnato dallo scarsissimo consenso di Diem: Washington non ha alcuna intenzione di attenersi agli accordi nel caso in cui interferiscano con il contenimento del comunismo in Asia ;  Laos, Cambogia e Vietnam del Sud vengono inseriti nel trattato SEATO (che già comprendeva USA, GB, Francia, Australia, Nuova Zelanda, Filippine, Tailandia, Pakistan): alla fine del 1954 gli USA hanno sostituito la Francia nella causa anticomunista in Indocina. Non si fanno le elezioni previste per l’estate del 1957: la linea provvisoria lungo il 17° parallelo si fortifica in una frontiera politica di fatto, separando due stati ideologicamente antagonisti. La cancellazione delle elezioni e l’istituzione del governo monocratico di Diem provocano la reazione di Ho, che organizza le masse rurali del Sud contro il governo di Saigon; nel frattempo Diem si inimica non solo i contadini locali promovendo una riforma agraria con meccanismi corrotti di redistribuzione della terra (sono favoriti i profughi cattolici provenienti dal Nord), ma anche i funzionari di governo di carriera, praticando il nepotismo. A causa della repressione della polizia di Diem nei confronti dei simpatizzanti nord-vietnamiti nel Sud, Ho decide di rinforzare la guerriglia del Sud per rovesciare il governo di Saigon: il 20 dicembre 1960 alcuni agenti di Hanoi costituiscono nel Sud il Fronte di liberazione nazionale, braccio della guerriglia nel Sud che si nutre delle continue infiltrazioni dal Nord attraverso il Sentiero di Ho Chi Minh e che Diem bolla come “Viet Cong” (Vietnamiti Comunisti). Eisenhower aumenta gli aiuti al governo Diem in modo radicale, spendendo 1,5 miliardi di $ tra il 1954 e il 1961, mentre Unione Sovietica e Cina contribuiscono con 570 milioni di $ di armi e forniture ad Hanoi. Quando si insedia l’amministrazione KENNEDY nel gennaio 1961, cresce l’ammontare di aiuti militari statunitensi a Saigon e il numero di consulenti militari si gonfia fino a 16.500; inoltre si persuade Diem ad adottare il “programma di villaggi strategici” per proteggere i contadini dai vietcong trasferendoli in villaggi protetti da filo spinato e mine ;  il programma è supervisionato da Ngo Dinh Nhu, corrotto, autocratico e oppiomane fratello di Diem, detestato dai contadini che, radunati in campi recintati, si allontanano completamente dal governo di Saigon diventando facile preda per il vietcong. Diem si isola dalle masse rurali, facendo sempre più affidamento su una piccola corte di cattolici di lingua francese che vivono in città: ciò aumenta il risentimento della maggioranza buddista del Sud Vietnam, finchè nel 1963 il governo proibisce la celebrazione delle festività buddiste reprimendo nel sangue manifestazioni contro tali restrizioni alla libertà di culto. Diem non fa altro che fomentare una sempre maggiore opposizione al suo regime, perdendo anche l’approvazione da parte di Washington. Il 1° novembre 1963 Diem viene assassinato dalle opposizioni locali; il 22 novembre Kennedy viene assassinato a Dallas.

3ª FASE: presidenza JOHNSON (1963-1969).
Dopo l’assassinio di Ngo Dinh Diem il Sud Vietnam attraversa una fase di grande instabilità politica. Il nuovo presidente Johnson, affiancato dagli stessi uomini di Kennedy, il Segretario alla Difesa McNamara e il Consigliere per la Sicurezza Nazionale Bundy, è convinto che solo l’annientamento del Nord Vietnam libererebbe il Sud: la prima ipotesi di risoluzione da sottoporre al Congresso è il bombardamento del Vietnam del Nord. Il pretesto per convincere il Congresso di una tale espansione dell’impegno militare statunitense viene fornito a Johnson tra il 2 e il 4 agosto 1964 da un incidente poco chiaro nel Golfo del Tonchino: il 2 agosto un cacciatorpediniere statunitense che dichiara di trovarsi in acque internazionali comunica di aver subito un attacco ;  sembra che la nave sia stata colpita veramente, ma in acque territoriali nord-vietnamite; il 4 agosto due cacciatorpediniere in acque internazionali rilevano rumori di siluri in avvicinamento ;  nonostante le navi non siano state colpite realmente, Johnson chiede l’intervento con l’uso della forza: il 7 agosto il Congresso approva la RISOLUZIONE DEL TONCHINO, con cui dà carta bianca al Presidente per perseguire la non dichiarata guerra in Vietnam. A seguito della vittoria alle elezioni presidenziali del novembre 1964, Johnson prepara una campagna di bombardamenti massicci (OPERAZIONE ROLLING THUNDER): dopo l’iniziale proibizione di bombardare le aree urbane densamente popolate del Nord, vengono gradualmente abolite le restrizioni. Tuttavia l’operazione non infrange a lungo la capacità bellica del Vietnam del Nord, poiché gli ufficiali vengono trasferiti dalle città bersagliate in sicuri nascondigli rurali; inoltre i bombardamenti strategici invece di distruggere il morale, rafforzano la resistenza popolare. È necessario dunque ripensare la strategia militare: il 10 marzo 1965 Washington annuncia l’invio di 2 battaglioni statunitensi (3000 marines)= 1° contingente di truppe di combattimento regolari inviate in Vietnam; nonostante la promessa di Johnson durante la campagna elettorale di “non mandare i ragazzi statunitensi a 15mila miglia dalle loro case per fare quello che i ragazzi asiatici avrebbero dovuto fare da soli”, il numero delle truppe cresce continuamente, arrivando ad un picco di 540.000 nel 1969. Gli americani si trovano di fronte ad una guerriglia che non sanno combattere e la campagna “search and destroy” non riesce a scovare i vietcong: così, per rimuovere la fitta vegetazione, gli aerei statunitensi cominciano a spruzzare agenti chimici, come l’agent orange, contenente diossina, che ha distrutto l’ambiente ed ha avuto effetti dannosi sulla salute sia dei civili vietnamiti sia dei soldati statunitensi. Negli Stati Uniti nasce un acceso dibattito sull’intervento in Vietnam: chi ne sostiene l’illegalità, condanna l’inserimento statunitense in una guerra civile; chi ne sostiene la legalità, dichiara legittima la richiesta di aiuto da parte di Diem, visto che di fatto le due zone si comportano come entità statuali, anche se non si sono svolte regolari elezioni. I consensi in USA crollano nel 1968, quando il Vietnam del Nord organizza una grande offensiva nel Sud, nella speranza di incitare una sollevazione di massa che dimostri che il nuovo regime di Thieu e Ky non è degno di supporto.
L’OFFENSIVA DEL TET
Parte il 30 gennaio 1968, primo giorno di festa che i vietnamiti celebrano all’inizio del nuovo anno lunare, nonostante i due Vietnam abbiano concordato una tregua festiva: l’attacco a sorpresa è inizialmente un successo, ma ben presto il passaggio da tattiche di guerriglia a una guerra convenzionale si dimostra un disastro di fronte alla superiorità militare statunitense. Tuttavia l’operazione ha un importante significato politico, poiché dimostra l’infondatezza delle dichiarazioni di Johnson di una vittoria dietro l’angolo e mette in luce la capacità dei nord-vietnamiti di sopportare orrende perdite e continuare a lottare in una lunga guerra di logoramento. Il consenso USA diminuisce ulteriormente a seguito del massacro di My Lai, lo sterminio di 347 civili inermi da parte di un plotone americano. La crescente opposizione pubblica si manifesta nei sondaggi della campagna presidenziale del 1968, nei quali è chiaro il vantaggio di Robert Kennedy, candidato democratico che si muove su una piattaforma pacifista: ciò persuade Johnson a limitare i bombardamenti e ad avvicinarsi alle condizioni nord-vietnamite per i negoziati di pace. Il 3 marzo 1968 il governo nord-vietnamita accetta l’incontro con gli statunitensi a Parigi, ma i dialoghi di pace vengono boicottati dal governo sud-vietnamita di Thieu, che riceve segretamente, dal candidato alla presidenza Nixon, l’invito ad attendere un’amministrazione repubblicana più vicina ai suoi interessi.


4ª FASE: dal 1969 presidenza NIXON – armistizio 1973.
Ritiratosi Johnson dalla candidatura per il suo secondo mandato, il repubblicano Nixon vince le elezioni e, affiancato dal Consigliere per la Sicurezza Nazionale Kissinger, elabora una duplice strategia per far uscire le forze statunitensi dal Vietnam senza subire il disonore della sconfitta militare. La guerra in Vietnam è ormai una perdita di uomini e di risorse statunitensi, ma il problema del disimpegno statunitense è che il Vietnam del Sud verrebbe abbandonato, screditando così la credibilità degli USA agli occhi dei propri alleati: nella primavera del 1969 Nixon incontra il Presidente sud-vietnamita Thieu ed enuncia la DOTTRINA NIXON ;  gli USA riducono le loro forze di combattimento in Vietnam, mentre aumentano il supporto logistico all’esercito sud-vietnamita. Questa strategia di VIETNAMIZZAZIONE affianca al disimpegno una progressiva responsabilizzazione del Vietnam del Sud, che deve assumersi il peso maggiore dello sforzo bellico. Il numero dei soldati statunitensi scende dai 540mila di quando Nixon entra alla Casa Bianca ai 25mila alla fine del suo primo mandato. La vietnamizzazione è affiancata da una duplice strategia:
canale militare: bombardamenti sul Nord Vietnam estesi anche alla Cambogia;
canale diplomatico: miglioramento dei rapporti con URSS e Cina:
Nixon mette in atto una POLITICA TRIANGOLARE (USA-URSS-CINA) inserendosi nella falla creatasi tra i due alleati comunisti ed entrando in un’ottica di multipluralismo diplomatico per guadagnare ampio margine di manovra: ogni avvicinamento degli Stati Uniti all’Unione Sovietica provoca fra i cinesi la sensazione di isolamento e viceversa ogni avvicinamento degli Stati Uniti alla Cina provoca tra i sovietici la stessa sensazione. Il forte rapporto tra le due potenze comuniste si deteriora gradualmente a partire dalla seconda metà degli anni ’50: Mao perde fiducia nell’URSS come benefattore economico e si imbarca in un massiccio programma, il “Grande Balzo in avanti”, per raggiungere l’autosufficienza economica; nel frattempo Chruscev nel 1959 nega l’invio del prototipo dell’atomica e dell’assistenza sovietica al programma nucleare cinese; inoltre, nel timore di una guerra nucleare, ripudia la dottrina dell’inevitabilità del conflitto tra il blocco comunista e quello capitalista ;  questo avvicinamento di interessi tra statunitensi e sovietici, preoccupa la Cina, che non vuole restare economicamente sottosviluppata, militarmente debole e diplomaticamente isolata. La crescente spaccatura diventa incolmabile durante gli anni ’60, finchè il 2 marzo 1969 la “guerra di parole” tra Mosca e Pechino degenera in una guerra vera e propria: forze militati sovietiche e cinesi si scontrano in un conflitto di frontiera. In questo clima di tensione gli USA possono inserirsi nel contrasto:
USA-URSS: il miglioramento dei rapporti tra le due superpotenze si concretizza nel settore degli armamenti, nel quale la competizione è divenuta estremamente costosa. Tra il 1969 e il 1971 vengono studiati gli accordi per la limitazione degli armamenti strategici: il 26 maggio 1972 Nixon e Breznev firmano lo Strategic Arms Limitation Treaty (SALT) ;  svolta importante che determina l’inizio della DISTENSIONE.
USA-CINA: nel timore di quella che ormai Mao considera la minaccia sovietica, la Cina accoglie i segnali amichevoli da parte degli Stati Uniti. Il miglioramento delle relazioni sino-statunitensi si concretizza nella DIPLOMAZIA DEL PING-PONG, che nasce quando, rimosse nel marzo 1971 tutte le restrizioni statunitensi sui viaggi in Cina, il governo cinese invita una squadra americana di ping-pong che si trova in Giappone. A giugno Nixon revoca l’embargo ventennale sulla Cina; a luglio Kissinger si reca segretamente a Pechino. Nel febbraio 1972 Nixon è il primo Presidente statunitense nella storia a viaggiare in Cina: tale apertura crea margine di manovra per gli USA ed evita l’isolamento della Cina.
Dal settembre 1972 solo 39mila addetti militari statunitensi rimangono in Vietnam del Sud. Il 27 gennaio 1973 viene firmato l’accordo per il cessate il fuoco, poco dopo l’inizio del secondo mandato di Nixon: gli USA si impegnano a rimuovere tutte le forze armate entro 60 giorni. Ho Chi Minh, morto nel 1969, non vive abbastanza per vedere il trionfo militare del suo paese nel 1975 e la riunificazione del Vietnam l’anno seguente. Gli Stati Uniti escono sconfitti: 58mila soldati hanno perso la vita e centinaia di migliaia di sopravvissuti hanno sopportato a lungo ferite o menomazioni fisiche; i costi esorbitanti della guerra sono arrivati a 50 miliardi di $ l’anno. Nasce la “sindrome del Vietnam”= la riluttanza a utilizzare la forza militare all’estero per perseguire interessi statunitensi. 
Tratto da STORIA DELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI di Alice Lavinia Oppizzi
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