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La SECONDA FASE della guerra


La SECONDA FASE della guerra si apre con l’intervento degli Stati Uniti. Gli Alleati riescono a costituire una coalizione antinazista abbastanza salda;  Grande Alleanza Usa-Gb-Urss, nonostante animati da principi e obbiettivi divergenti riguardo il futuro nel dopoguerra. Convergenza tattica motivata dal nemico comune, ma profonde differenze ideologiche e politiche. L’alleanza resterà sempre un’alleanza anormale e ciò peserà sulle vicende del dopoguerra.
Il giorno di Pearl Harbor il ministro degli esteri Gb va da Stalin a Mosca e chiacchierano sull’alleanza e su due problemi principali:
1) La Gb deve riconoscere i nuovi confini Urss, anche se conseguiti in seguito al patto Molotov-Ribbentrop;  la Gb dà risposte ambigue e tergiversa cosciente dell’entrata in guerra degli Usa.
2) Stalin vorrebbe l’apertura di un secondo fronte in Francia perché non è che lui si può smazzare tutti i tedeschi! ;  anche qui Gb tergiversa.
Anche se nel 1941 Stalin è ancora in una posizione di vantaggio, già pensa al dopoguerra e aveva obiettivi di lungo periodo come quello di avere una cintura di stati che salvaguardasse l’Urss.
La Gb di Churchill mirava invece a mantenere l’impero.
Gli Usa di Roosevelt avevano un Grand Design;  la creazione di un nuovo sistema internazionale che garantisse stabilità e sicurezza. La guerra era frutto del protezionismo azionato durante la crisi ;  era dunque necessario azionare interdipendenze economiche che dissuadessero dal conflitto.
3 soggetti, 3 obiettivi diversi.

Per quanto riguarda i problemi immediati circa l’apertura del secondo fronte, Usa e Gb si incontrano alla Conferenza di Arcadia nel 1942.
1 GENNAIO 1942: DICHIARAZIONE DELLE NAZIONI UNITE; essa viene elaborata durante la conferenza Arcadia, che Roosevelt e Churchill tengono tra dicembre 1941 e gennaio 1942, e si propone come una sorta di manifesto della lotta contro l’Asse RoBerTo. I due statisti ribadiscono i principi già espressi nella Carta Atlantica e assumono due impegni precisi: combattere la guerra con tutte le risorse disponibili e cooperare con gli altri firmatari della dichiarazione senza sottoscrivere paci o armistizi separati (per rassicurare Urss). Tra i 26 firmatari anche Cina e Unione Sovietica. Per l’URSS, che da sola sta reggendo il peso della guerra, sottoscrivere tale impegno comune significa avere la promessa di non essere abbandonata dai nuovi alleati. Tuttavia l’apertura del “SECONDO FRONTE”, che avrebbe alleggerito la pressione tedesca sul fronte orientale, si fa attendere per 2 lunghi anni; parte della storiografia sostiene che ci sia stata intenzionalità a ledere Stalin, affinché nazismo e comunismo si distruggessero vicendevolmente: tuttavia ciò non è possibile, poiché in questa fase è prematuro parlare di guerra fredda e poiché l’obbiettivo comune è fermare il nazismo. Il ritardo dipende da diverse difficoltà: i tedeschi non fanno mistero di aver disposto sulle rive dell’Atlantico un sistema difensivo che essi giudicano inespugnabile; inoltre USA e GB non attuano le medesime strategie:
la Gran Bretagna ha come priorità la conservazione del suo impero ed è perciò rivolta ad una STRATEGIA PERIFERICA, che vada quindi a preservare punti strategici in Asia, Africa e vie di comunicazione. I britannici riescono a persuadere gli americani dell’opportunità di tentare l’OPERAZIONE TORCH: lo sbarco in Marocco e Algeria dell’8 novembre 1942, che non richiede una preparazione troppo lunga. E’ esattamente espressione della strategia periferica britannica anche lo SBARCO IN SICILIA del 10 luglio 1943, che tuttavia ben poco incide sulle sorti della guerra (per Churchill bisogna colpire “the soft underbelly of Europe” = il ventre molle dell’Europa); il 25 luglio un duplice colpo di stato porta alla caduta di Mussolini (lo stesso Gran Consiglio del Fascismo sfiducia mussolini) e alla formazione del governo militare con presidente del Consiglio Badoglio il quale deve decidere se continuare la guerra a fianco dei tedeschi oppure no; alla radiolina dice di sì per evitare rappresaglie tedesche, ma parallelamente negozia l’armistizio;  il 3 settembre 1943 (reso pubblico l’8 settembre, nei giorni di mezzo si decide come affrontare Hitler per salvare almeno Roma;  tragedia l’8 settmebre;  attacco tedesco;  fuga del governo a Brindisi dando vita al Regno d’Italia) l’Italia firma l’armistizio, impegnandosi al rovesciamento del fronte e alla dichiarazione di guerra alla Germania (l’Italia non diventa alleato, ma solo cobelligerante, poiché rimane paese sconfitto). Frattanto, a nord della linea di combattimento, i tedeschi occupano i 2/3 della penisola e Mussolini da vita alla Repubblica sociale italiana di Salò;
Gli Stati Uniti prediligono invece la STRATEGIA FRONTALE: il 6 giugno 1944, quasi un anno dopo la resa italiana, le forze alleate riescono ad attuare l’OPERAZIONE OVERLORD, cioè lo SBARCO IN NORMANDIA; la Francia viene liberata in poche settimane (25 giugno liberazione di Parigi); nella primavera del 1945, dopo una logorante battaglia sul Reno, gli alleati penetrano in profondità nel territorio germanico, mentre i sovietici, occupata la Polonia, avanzano fino a Berlino: il 7 maggio 1945 la Germania subisce la resa.
Vittoria Urss a Stalingrado e poi l’armata Rossa supera la Russia e avanza verso la Germania, alcune vittorie Usa sul Giappone…la vittoria è vicina.
Tratto da STORIA DELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI di Alice Lavinia Oppizzi
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