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Obiettivi


Gli obiettivi sono la conseguenza dei risultati della valutazione o analisi della situazione di partenza, e in una programmazione non devono mai essere indicati precedentemente, come invece succede, giustamente, nei programmi ministeriali e - ingiustificatamente - nelle federazioni.

Gli obiettivi, nei soggetti fino ai 12 anni, devono essere molto diversi da quelli dell’alta prestazione e della specializzazione sportiva. Questo perché se si indirizza un bambino verso una sola attività sportiva, tentando di fargli raggiungere tutti i massimi risultati - errore spesso compiuto dal genitore fanatico e dall’allenatore incompetente -, è molto probabile che questo vada incontro al fenomeno del “burn out”, ossia l’esasperazione da parte del soggetto verso l’attività che viene costretto a svolgere: in questo caso ci sarà una grave perdita di interesse da parte del bambino verso l’attività sportiva, e nel peggiore dei casi questo terminerà ogni attività fisica per il resto della vita, portandosi dietro tutti i rischi legati alla sedentarietà  ( drop out, cioè abbandono).

Obiettivi Generali e Specifici

Gli obiettivi si dividono in generali e specifici, per quanto riguarda i generali alcuni sono:
▪ Socializzazione;
▪ Presa di coscienza del proprio sé;
▪ Comprensione e rispetto delle regole;
▪ Educazione alla civiltà e al rispetto di compagni e insegnati;
▪ Introduzione al lavoro di squadra e all’aiuto verso i compagni;             
▪ Sviluppo dei prerequisiti strutturali;
▪ Assimilazione dei prerequisiti funzionali

Gli obiettivi specifici invece, sono indicati nella programmazione mensile a seconda della fascia di età e del periodo dell’anno.
È importante avere degli obiettivi, compatibilmente con la classe con cui si lavora, che pongano le basi per far affrontare al bambino qualsiasi tipo di attività sportiva in futuro.
Non dovranno quindi assolutamente essere posti obiettivi di raggiungimento di un gesto tecnico di uno sport specifico, poiché questo vorrebbe dire “addestrare” il bambino.
L’obiettivo fondamentale è invece educarlo, così che possa prendere coscienza, in autonomia, del proprio corpo e dei propri movimenti.
Gli obiettivi devono essere adattati anche a situazioni particolari, come nel caso in cui sia presente in classe un bambino con disabilità intellettiva. Se ad esempio è presente un soggetto con sindrome di Down, dovrà essere incluso nelle attività insieme a tutti gli altri bambini. Questo avrà un effetto doppiamente positivo: il soggetto non si sentirà emarginato dalla comunità, che potrà mettere in pratica a sua volta valori come altruismo e tolleranza.

Tratto da TEORIA TECNICA DIDATTICA ETÀ EVOLUTIVA di Vincenzo Sorgente
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