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Hume - Libertà e necessità

La disputa tra libertà e necessità è stata dibattuta a lungo e ha condotto i filosofi ad un labirinto di oscure sofisticherie. Hume comincia esaminando la dottrina della necessità. Si ammette universalmente che la materia, in tutte le sue operazioni, è mossa da una forza necessaria.

Se tutte le situazioni della natura cambiassero di continuo di modo che due eventi non avessero mai rassomiglianza l’uno con l’altro, noi non conseguiremo mai la minima di idea di necessità, o di una connessione fra tali oggetti. La relazione di causa ed effetto resterebbe sconosciuta.
L’inferenza ed il ragionamento riguardo alle operazioni della natura sarebbero finiti: la memoria e i sensi resterebbero gli unici canali di conoscenza. La nostra idea di necessità deriva dunque dall’uniformità che si può riscontrare nelle operazioni della natura. All’infuori della costante con-giunzione di oggetti simili, noi non abbiamo nozione alcuna di qualche necessità o connessione.
C’è grande uniformità tra le azioni degli uomini. Gli stessi motivi producono sempre le stesse azioni, gli stessi eventi derivano dalle stesse cause. L’umanità è tanto la stessa, che la storia non ci informa di nulla di nuovo. L’utilità principale della storia consiste solo nello scoprire i principi costanti ed universali della natura umana, mostrando gli uomini in tutte le varie circostanze.
Se un viaggiatore, tornando da un paese lontano, raccontasse di uomini del tutto diverse da quelli che noi conosciamo, privi di avarizia e ambizione, scopriremmo subito la sua falsità.
Non dobbiamo, tuttavia, aspettarci che quest’uniformità delle azioni umane possa essere spinta a tal punto che tutti gli uomini, nelle stesse circostanze, agiranno sempre nella stessa maniera, senza tenere presente la diversità dei caratteri, dei pregiudizi e delle opinioni.
La consuetudine e l’educazione modellano la mente umana fin dall’infanzia e formano un carattere fisso e stabile. Il comportamento e la condotta dei due sessi sono diversi tra loro. Ancora, le azioni della stessa persona sono molto diverse nei diversi periodi della vita, dall’infanzia alla vecchiaia.
Tutti gli uomini prendono le misure sulla base dell’esperienza passata e credono che gli uomini continueranno ad agire come nel passato. Tutti gli uomini, dunque, sono sempre stati d’accordo nella dottrina della necessità. Sarebbe impossibile impegnarsi in una scienza senza riconoscerla.
Hume si domanda allora perché tutti gli uomini, pur avendo riconosciuto la dottrina della necessità nella loro pratica, hanno finora mostrato tanta riluttanza a riconoscerla a parole. La cosa si può spiegare nel modo seguente. Hume osserva che tutte le nostre facoltà non possono mai portarci più avanti dell’osservazione che gli oggetti particolari sono costantemente congiunti insieme e che la mente è portata, per consuetudine, dall’apparire dell’uno alla credenza dell’altro.
Tuttavia, gli uomini credono di poter penetrare i poteri della natura e di avvertire una connessione necessaria tra causa ed effetto. Quando poi non sentono tale connessione, suppongono vi sia una differenza fra gli effetti che risultano dalla forza materiale e quelli che procedono dal pensiero.
Ma noi, una volta persuasi di non conoscere nulla di più della semplice congiunzione fra gli oggetti, siamo più facilmente portati a credere che la stessa necessità entri a far parte di tutte le cause. La necessità, nel senso in cui è intesa, non è mai stata respinta, né potrà esserlo da alcun filosofo.
Per continuare in questo progetto di riconciliazione in relazione alla questione di libertà e necessità, Hume osserva che tutti gli uomini sono sempre stati d’accordo tanto nella dottrina della libertà quanto in quella della necessità e che tutta la disputa è stato finora solo verbale.
Con libertà intendiamo solo un potere di agire o di non agire secondo le determinazioni della volontà; ossia che se preferiamo restar fermi o muoverci, possiamo. Ora, questa libertà appartiene ad ognuno che non sia incatenato o prigioniero: non c’è materia di disputa. Qualunque definizione possiamo dare di libertà, dovremmo considerare due circostanze: primo, che sia coerente coi dati di fatto evidenti; secondo, che sia coerente in se stessa.
di Domenico Valenza
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