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La relazione educativa

La relazione rappresenta una delle caratteristiche distintive della figura dell’educatore professionale e della sua “missione”, il modo attraverso il quale le intenzioni educative diventano lavoro e risultati educativi. Laddove non c’è relazione interpersonale non c’è la possibilità di dare seguito alle intenzioni educative e, conseguentemente, espirare a ottenere dei cambiamenti.
Oltre che sulla relazione interpersonale, l’atto educativo si fonda sulle prospettive della globalità (considerare l’insieme della persona), dell’operatività (l’azione operativa deve tener conto del futuro), dell’integrazione individuo/società nella direzione dell’autoeducazione (l’educazione deve stimolare l’autonomia personale) e nella direzione del principio di realtà (l’educazione stimola la comprensione dei limiti).
La relazione presenterà sfumature diverse a seconda che l’incontro si realizzi in luoghi aperti e destrutturati, per esempio gli ambiti dell’educativa di strada, o in luoghi chiusi e strutturati, come per esempio i centri per disabile o le comunità per minori. Nel primo caso la relazione sarà più informale, meno prevedibile. Nel secondo caso risentirà di più dei vincoli del contesto, sarà più condizionata dalle procedure e dalla programmazione prerelazionale, più prevedibile in quanto a contenuti. La relazione risentirà dell’età dell’utenza coinvolta (dall’uso del tu o del lei). Inoltre, risentirà del fatto di essere stata scelta da parte dell’utente o a lui imposta.
La relazione, ancora, sarà influenzata dalla presenza o meno di altri operatori (dalla quantità di autonomia dell’operatore nello stabilire le principali coordinate relazionali) ecc.
La necessità di contestualizzare non impedisce si individuare alcune invarianze che interessano la relazione indipendentemente dai tratti specifici e caratteristici che, di volta in volta, assume.
In particolare, il riferimento è ad alcune caratteristiche portanti: l’asimmetria, il pregiudizio, il coinvolgimento emotivo e i valori.
di Anna Bosetti
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