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La pedagogia romantica : Johann Heinrich Pestalozzi

Nell'ambito della pedagogia la stagione romantica ha prodotto un profondo rinnovamento teorico che ha attivato da un lato una nuova idea di formazione legata ad una nuova concezione dello spirito umano ma anche della cultura e della storia, e dall'altro una riaffermazione dell'educazione, del rapporto educativo, della scuola e della famiglia come momenti centrali di ogni formazione umana e che vanno assunti in tutta la loro problematicità formativa.
Tutte le grandi pedagogie del Romanticismo, specialmente tedesche, si dispongono su questi due fronti, intrecciando questi due motivi, sia col grande maestro della pedagogia romantica Pestalozzi, sia con lo Sturm und Drang di Schiller,  il neoumanesimo di Goethe e von Humboldt, sia con Hegel, Richter e Frobel, e perfino con l'anti idealista Herbart.
Nato da una famiglia di fede protestante[senza fonte] di origine italiana, di Chiavenna, è orfano di padre a soli sei anni. Egli, insieme con i suoi fratelli, è allevato dalla madre e dalla governante Bàbeli; questa esperienza segnerà la centralità del ruolo materno nella pedagogia del Pestalozzi. Studia al Collegium Carolinum di Zurigo, nella speranza di intraprendere la carriera ecclesiastica; tuttavia l’influsso della Società Patriottica, cui si è iscritto nel frattempo, lo persuade a lasciare gli studi teologici per dedicarsi a quelli di giurisprudenza. Si forma a contatto con l’illuminismo, del quale stempera l’astratto intellettualismo attraverso la lettura di Rousseau. L’interesse giovanile per la politica lascia intravedere il forte impegno civile della sua pedagogia: approfondisce le idee di Rousseau, apprende alcune tecniche produttive ed inneggia al tirannicidio. Nello stesso tempo conosce Anne Schulthess, con la quale si sposerà in seguito e con la quale condividerà ogni esperienza. Alcune vicende, tra cui un breve arresto, dissuadono Pestalozzi dall’impegno attivo in politica, mentre matura in lui l'idea di progettare un modo per migliorare le condizioni dei lavoratori e addestrarli alla vita professionale. Egli intende realizzare tale progetto attraverso una riforma agraria ispirata sia ai principi di naturalismo, filantropismo, ottimismo di Rousseau, sia alle teorie fisiocratiche. Nel 1768 fonda con Anne l’azienda agricola di Neuhof. L'esperimento purtroppo si rivela un’impresa disastrosa a causa di difficoltà economiche e dell’inesperienza dei promotori; altrettanto     scarso successo avrà il tentativo di trasformare Neuhof in una colonia per bambini abbandonati.     Nonostante gli insuccessi, Pestalozzi resta a Neuhof ancora a lungo, tra la derisione dei concittadini e la stesura di importanti opere. In questo periodo, infatti, medita intorno alle più importanti questioni educative e sociali, come il disinteresse dei governi per     la povertà, la crisi della famiglia, la prostituzione, la durezza delle condizioni di lavoro e l’infanticidio. L’opera più importante di questo periodo è Mie indagini sopra il corso della natura umana nello svolgimento del genere umano, ispirata alle teorie di Kant e di Fichte, che conoscerà personalmente. Nel frattempo è scoppiata la Rivoluzione in Francia, cui Pestalozzi si interessa a tal punto che la Convenzione lo nomina cittadino onorario. L’istituzione della Repubblica elvetica impegna concretamente Pestalozzi: le autorità, infatti, gli affidano la direzione dell’orfanotrofio di Stans, indirizzato agli orfani degli scontri militari e civili. L’avvento della guerra nel 1799 segna la chiusura dell’esperienza di Stans, che influenzerà comunque la teoria del mutuo insegnamento e l’idea del maestro, autorevole ed amorevole. Dopo alcuni anni, segnati dalla malattia e dalla depressione, egli ottiene una cattedra a Burgdof, qui fonda una scuola nel castello della città con l’aiuto della moglie e di Hermann Krüsi. Grazie alla scuola di Burgdof le idee pestalozziane ottengono la meritata fama in tutta Europa e in questo clima sereno l’autore può finalmente mettere a punto il suo metodo elementare. Ma nel 1803 il governo di Berna sopprime i finanziamenti per la scuola ed egli si trasferisce a Munchenbuchsee, dove si scontra con l’autoritario direttore Fellemberg. Pestalozzi decide così di trasferirsi nuovamente e fonda una normale scuola-convitto a Yverdon, dove resta dal 1805 e il 1824 tra critiche e successi. La scuola di Yverdon diventa nota in tutta Europa ed è visitata da personaggi illustri come Fichte, Andrew Bell, Johann Herbart, Madame de Staël, Gino Capponi e Froebel, che insegnerà qui per un breve periodo. Pestalozzi nel frattempo perfeziona il proprio metodo e pubblica nuove opere che riprendono l’interesse per l’educazione dei poveri. La crisi di Yverdon ha inizio nel 1809, con il rapporto redatto da padre Girard in seguito ad una visita. La crisi prosegue attraverso le gelosie e i contrasti tra i collaboratori del Pestalozzi, il quale matura un sentimento di sfiducia nella capacità formativa della scuola ed esalta invece l’educazione materna, anche attraverso alcune opere. Le critiche a Yverdon, anche da parte della stampa, sono infiammate dallo spirito della Restaurazione e le autorità decidono di chiudere l’istituto nel 1824. Il pedagogista si ritira a Neuhof, dove si dedica alla sua ultima opera il Canto del cigno, e dove muore, amareggiato dalle accuse che ancora sono lanciate all’esperienza di Yverdon.

di Gherardo Fabretti

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