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Il bambino cattivo: una delle favole predilette degli studiosi

Condizione di cecità emotiva: conseguenza di una rimozione di sentimenti e ricordi, non è irreversibile perché  ogni individuo può ad un certo punto decidere di far cessare la rimozione; momento in cui ha bisogno di altre persone. La possibilità di cogliere questa occasione dipende molto da come si è svolta l’infanzia (se ha avuto qualche occasione diversa dalla crudeltà a cui riferirsi in età adulta). Es. caso di infanticidio: la rabbia impotente del maltrattamento infantile torna a rivivere nel momento in cui nasce un figlio proprio e può sfogarsi, però non si rende conto che all’origine di tutte le sue sofferenze vi sono i genitori, a causa del lavoro di rimozione compiuto in passato per sua sopravvivenza: funzione salvifica della rimozione nell’infanzia diventa potere distruttivo da adulti.
Opinione corrente: il bambino di per sé cattivo, selvaggio innato che non si può migliorare. Un bambino piccolo non può essere crudele perché  inerme e senza capacità di potersi vendicare su altri dei tormenti subiti: non dispone ancora del potere di distruggere la vita altrui anche se è possibile che coltivi fantasie e pensieri omicidi o di vendetta.
TV: i bambini possono apprendere la crudeltà dalla TV? Un bambino che non abbia accumulato collera dentro sé non avrà alcun interesse per trasmissioni brutali, saranno accolte da chi non ha mai potuto reagire a certe forme di maltrattamento (appagamento dei desideri di vendetta). Non si apprende la crudeltà osservandola, ma attraverso la sofferenza e rimozione (è dall’adulto che il bambino non amato impara ad odiare) più impara dall’adulto che i bambini hanno bisogno di essere disciplinati e assoggettati a norme = menzogna che pervade l’intera pedagogia e psicoanalisi: il bambino non conosce bugie ed è pronto ad accogliere i concetti di verità, amore… con l’educazione impara i modelli di comportamento distruttivi.
I bambini devono essere liberi di imporre agli adulti dei limiti quando si pretende troppo da loro e li si maltratta. Es. autismo: non è una malattia neurofisiologica inguaribile, ma una risposta all’ambiente, la guaribilità dipende da capacità del nuovo ambiente di penetrare e comprendere il passato del bambino (la totale dedizione fisica e psichica della madre può compiere miracoli).
di Antonella Bastone
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