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La frattura della società europea e lo stato pacificatore

La frattura della società europea comincia già nel 400 quando l'intera società presenta profonde divisioni. ma l'esplosione luterana rende la frattura irreversibile trasformandola in frattura istituzionale. E' l'epoca delle guerre di religione che si caratterizzano per i conflitti aperti tra Cattolici e Ugonotti in Francia, le lotte tedesche e boeme, le repressioni spagnole nella madrepatria e nei paesi bassi. Questi conflitti impongono l'intervento di uno stato che per essere pacificatore sceglie la propria religione e la garantisce ponendosi come arbitro di tutti i valori, interessi, ragioni della comunità. Ed è arbitro non già tra diversi interessi ecclesiastici ma tra 2 dottrine religiose. Intere nazioni passano alla riforma e si crea la permanente contrapposizione tra due interpretazioni del cristianesimo: la concezione protestante esclude ogni merito in base alle opere e nega ogni limite allo stato: La concezione cattolica continua a sostenere l'esistenza di una giustizia oggettiva e di una legge naturale.
Verso la fine del secolo XVI lo stato è più confessionale e meno laico in conseguenza dell'identificazione tra potere politico e confessione religiosa. Il principio territorialista cuius regio illius religio diviene il cardine politico e istituzionale sul quale ruota il nuovo sistema. Il sovrano non è solo colui in cui si riassume la religione ma è anche religiosamente insindacabile.
Spezzata l'unità di fede, perde valore l'intervento di controllo e di limite dell'autorità ecclesiastica della chiesa universale. Ciò avviene anche negli stati cattolici dove non resterà alla chiesa che pattuire un concordato con lo stato così da potere vedere garantita la propria libertà. L'alleanza tra trono ed altare che sarà il cardine dell'assolutismo vede la sua prima consacrazione nel concordato di Leone X e Francesco I del 1516.
Le autorità cattoliche nel quadro della nuova unità religiosa non possono costituire vero ed efficace limite all'autorità dello stato. Lo stato, scegliendo una confessione per difenderla è arbitro illimitato di tutti i valori.
di Filippo Amelotti
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