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Anne-Robert-Jacques Turgot

Universalità e perfettibilità della storia Economista e filosofo, Turgot ebbe incarichi importanti nella pubblica amministrazione e, nominato nel 1774 controllore generale delle finanze, elaborò un programma di riforme culminanti nei decreti sulla libertà del commercio dei grani e sulla libertà di importazione. Tuttavia il suo tentativo di riparare al dissesto finanziario, che fu una causa fondamentale della Rivoluzione francese, fallì per la massiccia opposizione che la sua politica incontrò da parte delle forze più retrive e che impedì alle sue misure di governo, ispirate da uno spirito illuministico, di incidere positivamente nella revisione delle strutture decrepite dell'Ancien Régime. Collaboratore dell'Encyclopédie, teorizzò le sue idee sul progresso in un discorso pronunciato alla Sorbona. La storia umana non ha per lui un carattere ciclico: il mutare delle generazioni offre uno spettacolo sempre diverso, che mostra le cose umane e sociali nella loro tensione verso la perfettibilità anche se lo sviluppo storico non obbedisce a leggi costanti e non è deducibile da principi elementari per cui l'intelletto non abbia che lasciarsi trasportare dal filo delle conseguenze. La natura è sempre uguale a se stessa ma la morale e la politica, matrici della storia, sono variabili perché "dipendono dall'amor proprio"; per Turgot tuttavia il progresso rimane un criterio esplicativo dell'evoluzione storica. Gli errori dell'intelletto umano possono essere criticati perché è insito nella natura della ragione esprimere delle valutazioni sul già fatto e cercare di superare con nuove idee e nuove combinazioni ciò che è aberrante ed anacronistico. Questa intelligenza critica appartiene agli individui ma anche al genere umano che è "un tutto immenso", animato da un impulso di socializzazione che porta ad un accumulo del sapere e al perfezionamento delle capacità produttive. Tensioni individuali e forze collettive sollecitano dunque l'umanità verso un indefinito accrescimento delle sue potenzialità, facendo di ogni successione storica una condizione di perfezionamento. La storia ha un suo significato universale perché può volgere la sua cognizione del passato verso la preparazione dell'avvenire. Se un'età dell'oro ci deve essere, essa non può essere situata nelle virtù e nelle saggezze degli antichi bensì nelle idee e nelle opere che preparano ad un futuro migliore; più degli antichi i moderni hanno la possibilità di dirigere i costumi e le leggi verso la felicità dei popoli. Certo non tutto è lineare nell'evoluzione storica ma "l'intera umanità attraverso alterni periodi di calma e di tensione, di benessere e di sventure, procede sempre, benchè a passi lenti, verso una maggiore perfezione". L'universalità della storia non è solo il prodotto della perfettibilità umana, dipende anche da un provvidenzialismo divino. Spetta all'educazione far maturare questa disposizione verso il rinnovamento, assumendo un ruolo decisivo nella società per correggere quelle disuguaglianze nell'istruzione che pesano ancor di più delle disuguaglianze nelle ricchezze. L'intelligenza non è prerogativa esclusiva di uomini superiori ma può essere acquisita e perfezionata modificando le situazioni e le opportunità degli individui. La lotta contro l'ignoranza è anche lotta per la libertà.

Economia e governo
In campo economico le idee di Turgot risentono dell'influenza della scuola fisiocratica di François Quesnay. Anche per Turgot "la terra è sempre la prima e l'unica fonte di ogni ricchezza": da essa si traggono i prodotti netti e tutti i capitali che costituiscono la massa delle anticipazioni per l'agricoltura ed il commercio. La realtà economica è costituita dalla "classe produttrice" dei coltivatori, dalla "classe stipendiata" degli operai e degli artigiani e dalla "classe dei proprietari" che si forma quando la proprietà può essere separata dal lavoro. La classe dei proprietari è " la sola che non essendo legata ad un lavoro particolare dalla necessità di procurarsi i mezzi di sussistenza possa venire impiegata per far fronte ai bisogni generali della società" e la denominazione che meglio le conviene e quella di "classe disponibile". La dinamica economica non consente però drastiche spartizioni e gerarchie stabilite: la formazione e la distribuzione delle ricchezze dipende dalla disponibilità dei capitali, dall'intraprendenza imprenditoriale, dalla produttività del lavoro. Il prezzo delle merci ed il prezzo del denaro non devono essere fissati per atto governativo ma devono essere regolati dall'equilibrio fra domanda e offerta. La democrazia è la forma istituzionale che meglio garantisce il progresso ma la lotta metodica contro la coalizione di interessi corporativi e contro i retaggi feudali può esigere un'autorità forte ed accentrata, costruttivamente diversa comunque da quella forma troppo "facile" di governo che è il dispotismo. Il progresso può richiedere l'azione di un governo forte, obbligato però a rispettare la sovranità popolare ed a lavorare coerentemente per l'incivilimento generale della società.
di Viola Donarini
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