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Apprendimento del lessico italiano da parte di italiani e di stranieri

L’Italia – ha detto Lucisano (1992) – ha il privilegio mondiale di presentare due tipi di difficoltà: massima sofisticazione tecnologico-terziaria e massima persistenza di svantaggio linguistico. Tali difficoltà sono create dal lessico colto anche per l’uso comune e dal lessico burocratico.

La scuola non può far aumentare notevolmente il lessico attivo di un individuo, ma può migliorare la qualità del lessico già in possesso, intendendo con ciò che una parola può avere altri significati oltre a quelli già conosciuti. Ciò può ottenersi con esercizi tradizionali o con tecniche di discussioni dei processi mentali che portano a indovinare un significato.

Altieri Biagi ha rilevato che gli sforzi dell’insegnante dovrebbero rivolgersi anzitutto ad assicurare un comune denominatore linguistico ai ragazzi, rappresentato dalla conoscenza dei fenomeni costanti della lingua. Il risultato negativo di tanta insistenza sui vari linguaggi è la difficoltà a comunicare al livello medio e neutro, il più necessario nella comunicazione usuale. La padronanza di sottocodici disciplinari è piuttosto compito da svolgere durante la didattica di ogni disciplina.

Chi è italiano e insegna italiano a stranieri in Italia ha problemi diversi da chi insegna italiano fuori d’Italia. Se da un lato il primo ha il vantaggio di insegnare a studenti che sentono e leggono italiano, dall’altro si trova a fronteggiare sia le conseguenze di un’esposizione a modelli non sempre edificanti di italiano parlato e scritto, sia le tentazioni di semplificazione, derivanti dalla sco-perta che “tanto gli italiani mi capiscono e non mi correggono”. Ciò investe soprattutto la sintassi.

Circa l’acquisizione dell’italiano in situazione non scolastica, da parte di immigrati, gli studi raccolti in Giacalone Ramat (1988) e in G. R. e Vedovelli (1994), mostrano le difficoltà che la ricca morfologia derivativa dell’italiano crea agli stranieri, specie i parlanti di lingue tipologicamente distanti dalle neolatine. Questi producono spesso errori da interferenza frutto di passaggi plurimi, poiché arrivano alle parole italiano attraverso adattamenti di lingue apprese prima della nostra.
di Domenico Valenza
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