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Campanella e la filosofia di Telesio


Campanella era entrato nell’ordine domenicano nel 1583: è qui che viene iniziato alla filosofia tomista e aristotelica. Ben presto però tale filosofia gli risultò insufficiente per fondare la dottrina cristiana. Si dice addirittura che lui piangesse per la scarsità degli strumenti che l’aristotelismo forniva per la dimostrazione dell’immortalità dell’anima. Per questo motivo il giovane domenicano iniziò a lettere testi extra curriculari e fu in questo modo che egli incontrò la filosofia di Telesio: il suo sensismo sembrò un’alternativa all’aristotelismo. Da questo momento i suoi superiori iniziarono a sospettare di eresia ed egli fu trasferito in un convento minore. Risale al 1589 la sua prima opera di rilevo con il titolo Philosophia sensibus demonstrata scritta in difesa di Telesio. Da questi Campanella prese la convinzione che tutti gli esseri viventi siano dotati di sensibilità. Questa universale capacità del sentire è da Campanella fatta derivare da un’anima del mondo. Addirittura ne Il senso delle cose e la magia egli estende a tutti gli enti naturali la capacità di ricevere un qualche stimolo o informazione dal mondo esterno. L’anima è allora ciò che pone in collegamento tutte le cose; e il mago, agendo all’interno di questi legami, è in grado di modificare il corso consueto della natura. La scienza della natura diventa allora uno strumento per giungere all’anima del mondo, a partire dal suo corpo. Ad interrompere la sua fin qui serena speculazione è una denuncia: viene accusato di pratiche magiche.
di Carlo Cilia
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