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Centralità dell'uomo nell'Umanesimo. Valla, Salutati e Alberti



Come dicevamo la prima metà del 400 è caratterizzata da un più accentuato “pragmatismo” rispetto alla seconda: il genere letterario più diffuso è il dialogo e si torna a parlare soprattutto di etica e di politica. Un esempio ne è l’opera di Valla che recupera Aristotele, ma soprattutto per ciò che riguarda le sue opere etico-politiche. Dall’altra parte Salutati critica ogni forma di sapere contemplativo e teorizza esplicitamente la superiorità della giurisprudenza e della politica, ossia un sapere legato direttamente alla prassi della vita civile, sulla medicina, considerata scienza contemplativa della realtà naturale. In autori come Salutati, Palmieri e Sacchi emerge insistentemente la convinzione che prendersi cura delle sorti della patria e praticare la giustizia siano le opere meglio accette a Dio. Essi allora non si concentrano sull’uomo dimenticando Dio, ma rivalutano l’uomo perché possa meglio giungere ad una stretta unione con Lui. Il concetto di “nobiltà” muta notevolmente poiché autenticamente nobile è colui che si dedica alla “vita activa” e non chi eredita un titolo e vive nell’ozio. Ad esempio l’Alberti rivendica l’importanza dell’operare umano nella sua qualità di architetto; costruendo edificio a misura d’uomo egli fa emergere la concezione dell’ homo faber fortunae suae.
Attraverso l’epicureismo e l’opera di Valla viene anche riscoperta, in campo etico, una diversa concezione del corpo, molto lontana da quella medievale: l’epicureo ricerca il piacere, ma anche il cristiano lo fa, anche se non quello terreno ma celeste; in questo modo però le due tendenze non sembrano più contrapposte ed è possibile anche creare un legame tra esse. La riscoperta della corporeità è un altro dei grandi meriti che l’Umanesimo vanta.
di Carlo Cilia
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