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Chi ha visto la gorgone

Benché la strage degli inermi non sia certo una specialità dell’epoca moderna, nella storia del Novecento il crimine ontologico assume forme e proporzioni eccezionali. Tra il 1915 e il 1916 si consuma il genocidio del popolo armeno a opera del governo dei Giovani Turchi. Massacrati nei loro villaggi e deportati nel deserto siriano a morire di fame perdono la vita più di un milione di armeni. Vecchi, donne e bambini, esposti a un’offesa che andava al di là del semplice morire, trovarono una fine atroce per fame e sfinimento.
L’apice dell’orrorismo si raggiunge però verso la metà del secolo con i campi di sterminio nazisti nei quali, solo fra gli ebrei, i morti ammontano a sei milioni. L’elenco degli orrori del Novecento non si ferma qui. Fra le altre nefandezze, esso include il numero non ancora precisabile delle vittime dei gulag stalinisti nonché quelle della Cina di Mao, alle quali vanno ovviamente aggiunte le vittime dei massacri interetnici che insanguinano la ex Jugoslavia negli anni novanta.
Non solo l’orrore si conferma come una forma peculiare di violenza che eccede il semplice omicidio, ma si mostra, nel caso dei lager, come una violenza finalizzata a produrre un inerme paradossalmente non più vulnerabile.
Il regime dei campi di sterminio non è un regime di terrore bensì di orrore: un orrore che, pur presentandosi come assoluta violenza sull’inerme, consiste appunto nella fabbricazione sistematica della sua forma artificiale.
Molte sono le scene di violenza e crudeltà che la storia umana conosce. “Il sistema concentrazionario nazista,” dice Levi, “rimane tuttavia un unicum, sia come mole sia come i’6 Nel lager, il sistema dell’orrore procede con metodico accanimento, anzi, inizia ancor prima. Stipati nei vagoni piombati che portano ai campi, i deportati viaggiano per giorni senza cibo e senza acqua, fra i cadaveri di coloro che nel frattempo sono morti e le urla di chi è già impazzito, costretti a fare in pubblico i loro bisogni corporali, nel secchio che presto trabocca.

Significativo è lo scarso interesse che il sistema nutre per i bambini. I neonati partoriti nei campi vengono uccisi “praticando loro un’iniezione, strangolandoli oppure annegandoli nella cisterna dell’acqua” quelli scesi dai vagoni vengono invece subito avviati alle camere a gas come “pezzi” inadatti per l’esercizio di demolizione dell’uomo in cui il sistema concentrazionario dell’orrore consiste.
Particolarmente molesto, in questo senso, risulta perciò l’ampio e articolato ventaglio di prospettive teoriche che, proprio nel Novecento, vanno a riflettere sull’orrore indulgendo a toni estetizzanti, spesso ispirati allo scenario sado-masochista.
di Anna Bosetti
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